Se Facebook ci dice chi vincerà le primarie

23 gennaio 2012 • Digitale • by

Tutti i media statunitensi sono già pronti alla grande kermesse elettorale ed ancora prima per seguire la corsa dei diversi candidati repubblicani  che determinerà chi sarà colui che uscirà vincente dalle primarie per lottare alle prossime Presidenziali americane.

Il quotidiano all digital Politico non ha dubbi su come avere la meglio sugli altri media statunitensi ed ha scelto la strada dei dati e dell’ascolto attraverso i social media per primeggiare.

Il più importante social network al mondo ed il quotidiano USA hanno infatti annunciato di aver raggiunto un accordo per misurare opinioni e sentimenti relativamente ai candidati repubblicani alle primarie ed un gruppo di lavoro di Facebook si occuperà di raccogliere, misurare ed analizzare le menzioni, i links e quant’altro definisca le preferenze espresse attraverso la rete sociale di Zuck. Dati che poi saranno forniti alla redazione del quotidiano in questione per la pubblicazione. Un’operazione che in modo analogo sta portando avanti anche Socialbakers.com, leader nell’elaborazione di dati e statistiche relative a facebook ed ai suoi utenti.

Come rileva Mashable, il progetto potrebbe servire per avere una immagine dettagliata delle opinioni degli elettori. L’incredibile numero di persone che sono iscritte a Facebook e la relativa massa di dati ed informazioni che viene prodotta potrebbe convertire il social network nello spazio per eccellenza dove effettuare questo tipo di analisi. Opinione condivisa anche da ReadWriteWeb che segnala come questa operazione potrebbe rivelarsi il maggior e più dinamico censimento delle opinioni e, più in generale, dell’interazione umana della storia sin oggi.

Il primo set di dati e relativi risultati è già stato pubblicato pochi giorni fa.

Quello che apparentemente si presenta come un circuito virtuoso tra dibattito politico e reti sociali ha però sollevato numerosissime polemiche relativamente sia all’affidabilità dei risultati emergenti che, soprattutto, di preoccupazione per la privacy violata degli utenti di Facebook.

Da un lato si evidenzia come in questo modo si escludano le opinioni espresse attraverso l’altro big player: Twitter e la potenziale dicotomia che ne deriverebbe in termini di affidabilità dei risultati, come dimostrerebbe il caso di Ron Paul. Dall’altro lato è proprio la potenziale violazione della privacy dell’utenza di Facebook, come sempre avviene in questi casi, ad aprire scenari da grande fratello di Orwell ed agitare ancora una volta fantasmi sulla legittimità dell’operazione.

Se sulla validità metodologica il confronto è aperto ed i risultati vanno ovviamente interpretati, sul lato della privacy le preoccupazioni vengono rimandate al mittente poiché essendo i dati  in forma aggregata e non a livello individuale di preferenza della singola persona così come, ad esempio, già avviene quando Google presenta i risultati sui termini più ricercati o altro, ricorda giustamente All Things Digital, le preoccupazioni su questo fronte dovrebbero essere nel complesso ingiustificate.

Sicuramente si tratta di un esperimento di grandissima rilevanza sia in termini di ascolto delle reti sociali che per quanto riguarda tutta l’area del data journalism. Un esperienza da seguire con attenzione e, perchè no, replicare su scala ridotta, quando possibile, anche nel nostro Paese.

 

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