Spunti di riflessione per il futuro

11 gennaio 2011 • Digitale • by

Neue Zürcher Zeitung, 28.12.2010

In quale direzione si stanno sviluppando i media digitali? 14 esperti americani di internet rispondono a questa domanda in una nuova pubblicazione

Negli anni ottanta a Bochum viveva uno studioso di comunicazione soprannominato Edi -“editor”- per le sue davvero numerose pubblicazioni, per altro sospette per quei tempi. Da allora, le nuove generazioni di ricercatori sono state sempre più pressate dall’ansia di pubblicazione, ma se oggi, una coppia di autori meritasse di guadagnarsi la nomea di “Edi”, questa sarebbe certo costituita da Stephan Weichert e Leif Kramp.

Ciò che sorprende è come, al confine tra ricerca su media e giornalismo, questi professionisti riescano sempre a portare sul mercato tematiche significative, nonostante la “catena di montaggio” dell’editoria commerciale. Anche la loro ultima pubblicazione “Digitale Mediapolis” che questa volta tra i curatori vede anche un terzo nome, quello di Alexander von Streit, direttore di Focus online, merita particolare attenzione.

Questo trio di curatori ha intervistato negli Stati Uniti 14 esperti della internet community, tutti studiosi di nota fama: il guru di internet Jeff Jarvis; Chris Anderson, capo-redattore del magazine “Wired”; Geneva Overholser, una volta ombudswoman del “Washington Post” e oggi professoressa di giornalismo. Sono stati anche consultati Jay Rosen, fautore del giornalismo partecipativo; Tom Rosenstiel, direttore del Project for Excellence in Journalism, che stabilisce a livello mondiale i metodi empirici in base a cui analizzare la qualità dell’attività giornalistica; l’ex direttore del “Wall Street Journal” Paul Steiger che, nel frattempo, grazie a Pro Publica interamente finanziato da una fondazione, dimostra come un piccolo team sia in grado di fissare dei nuovi criteri di lavoro e standard qualitativi per il giornalismo investigativo.

“Poiché la rete non rappresenta più una questione marginale, anzi, ha nel frattempo coinvolto quasi ogni aspetto della nostra esistenza, i giornalisti dovrebbero abbandonare le impenetrabili pareti delle loro fortezze, allearsi con il popolo mediatico e dare luogo a un’informazione più autentica e più vicina alle esigenze dei cittadini”, questa la proposta di Weichert e Kramp.

Un tale invito desta però qualche dubbio. In primo luogo la carta stampata rimane per ora la cosiddetta “cash cow” delle case editrici, in secondo luogo il “popolo mediatico” del web deve convincersi del valore del giornalismo professionale e della necessità di usufruirne a pagamento, terzo, le recenti rivelazioni di Wikileaks hanno dimostrato come una tale cooperazione sia in verità molto labile.

Grazie ad alcuni professionisti del giornalismo che ne hanno agevolato la commercializzazione e a note testate come il “New York Times”, lo “Spiegel”, il “Guardian”, “Le Monde” e “El País”, le rivelazioni di Wikileaks sono state elevate a pagina memorabile del giornalismo investigativo, come se non esistesse più la differenza tra “interesse del pubblico” e “interesse pubblico”, concetto recentemente rievocato da Stephen Whittle e Glenda Cooper del Reuters Institute della Oxford University in un’altra pubblicazione degna di nota.

Il futuro dei media comunque sarà on line e la pubblicazione “Digitale Mediapolis”, attraverso un ampio ventaglio di punti di vista e di spunti di riflessione, è la giusta lettura per misurarsi e confrontarsi con esso.

Stephan Weichert, Leif Kramp, Alexander von Streit (Hg.): Digitale Mediapolis. Von-Halem-Verlag, Köln 2010. Stephen Whittle, Glenda Cooper: Privacy, probity and public interest. University of Oxford: Reuters Institute for the Study of Journalism, 2009.

Traduzione dall’originale tedesco “Anregung zur Zukunftsschau” di Maria Elena Caiola

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