Sviluppo e tendenze del sistema dei media in Svizzera

6 marzo 2013 • Digitale, Editoria • by

Negli ultimi decenni in Svizzera si è sviluppato ed è maturato un panorama mediatico particolare e unico nel suo genere. I fattori che vi hanno contribuito sono molteplici: le quattro lingue differenti, la forte impronta federalista, la democrazia diretta ma anche la fiorente industria pubblicitaria nell’ isola del benessere della Confederazione elvetica. Fino ad oggi mancava un compendio esaustivo, che analizzasse in maniera approfondita, le specificità del sistema dei media svizzeri. Matthias Künzler, dell’Istituto di pubblicistica e ricerca sui media dell‘Università di Zurigo, ha colmato questa lacuna e ha raccolto tutte le nozioni più importanti che si potevano trovare su questo settore. Senza tralasciare gli aspetti specifici del finanziamento e della regolamentazione ha riassunto i fattori essenziali e le conoscenze scientifiche sulle strutture dell’industria dei media da cui non si può prescindere.

Künzler dimostra ad esempio come il plurilinguismo e l’estensione territoriale ridotta comportino dei pericoli  determinando una offerta mediatica fortemente frammentata. In questo modo, dato che i costi sono fissi a prescindere dal numero di coloro che usufruiscono del prodotto mediatico, ogni singolo pezzo ha un alto costo di produzione, . In teoria, visto il numero ridotto degli utenti, il singolo lettore o telespettatore dovrebbe pagare di più per accedere al contenuto mediatico. In pratica secondo Künzler  i “next door giants”(giganti dei paesi vicini) Germania, Francia ed Italia influenzano in maniera massiccia il consumo e lo sviluppo dei media svizzeri. Infatti nei chioschi, i maggiori distributori di giornali nel paese, la fetta di mercato occupata dalla stampa svizzera si limita al 12 per cento scarso, il 63 per cento circa delle vendite è totalizzato da titoli tedeschi, la stampa francese raggiunge quasi il 9 per cento mentre la stampa italiana si attesta su un buon 3 per cento.

Il libro di Künzler fornisce anche una prova evidente di come i ricercatori, dati gli standard di riferimento molto alti, se constatano una perdita di qualità o una mancanza di pluralità nel panorama mediatico svizzero lo dicono a gran voce. Siamo convinti che non si dovrebbe tacitare la critica, come invece hanno fatto purtroppo, con buona pace di tutti, i due maggiori gruppi editoriali svizzeri nei confronti del volume “Qualità dei media svizzeri” di Kurt Imhof, professore all’IPMZ dell’Università di Zurigo. Künzler vede il pericolo che in futuro possa aprirsi un frattura insanabile tra il “le pretese idealistiche, che aspirano ad un’effettiva pluralità federalistica dei media, e la cruda realtà”. L’autore dello studio teme che la ricca scelta di titoli pian piano si rivelerà come una mera finzione perché dietro a testate diverse ci saranno sempre le stesse redazioni di proprietà delle solite maggiori case editrici . Davanti alla drammatica riduzione degli introiti derivati dalla pubblicità il giornalismo di qualità è minacciato seriamente e avrà come prevedibile conseguenza un’ulteriori concentrazione dei media.

Künzler pensa che a queste condizioni aumenterà “il peso di emittenti private che saranno finanziate, interamente o solo in parte, per concessione attraverso il canone. Queste emittenti convenzionate dovranno fungere da garanti  e assumersi l’incarico di servizio pubblico”.  Su questa conclusione di Künzler  i pareri sono discordanti e va aperta una discussione. La percentuale, che le emittenti private ricevono attraverso gli accordi sul canone, è talmente minima che non permette di aspettarsi miracoli dal punto di vista giornalistico. In ogni caso la SRG, la radiotelevisione svizzera di servizio pubblico, assolve il suo incarico pubblico decisamente meglio di molti canali televisivi di diritto pubblico di altri paesi europei sommersi dagli scandali. Tanto più che nel frattempo persino la leggendaria BBC, in passato lo standard di riferimento del buon giornalismo, deve combattere contro  una serie di danni di immagine irreparabili. A causa della sua posizione di egemonia la SRG e il suo sito online in particolare minacciano di diventare i  diretti concorrenti della carta stampata e quindi parte del problema stesso. Künzler spera di risolvere questo problema grazie all’aiuto della stessa SRG. È infatti assodato che attraverso la raccolta pubblicitaria il giornalismo di qualità online non si lascia finanziare e le case editrici compiono sforzi sovraumani per convincere i loro utenti a sottoscrivere allettanti abbonamenti. Nel frattempo nelle casse della SRG ogni mese entrano cifre ragguardevoli. Tutto questo produce una distorsione della  concorrenza che andrebbe corretta.  A questo punto ancora una volta risulta evidente che gli scienziati che si occupano di comunicazione hanno difficoltà a classificare nell’ordine giusto i dati economici di base.

Nonostante queste obiezioni bisogna riconoscere che nella sua rilevazione Künzler analizza molto dettagliatamente le strutture e le trasformazioni in atto nella carta stampata, nella radio e nella televisione. Il ricercatore riesce anche a dimostrare come la televisione di diritto pubblico  in Svizzera si differenzia, con gran beneficio per la popolazione,  dagli omologhi di maggior dimensione dei paesi vicini, che invece sono costretti a sottostare ad una influenza più pesante esercitata dalla politica. L’autore condensa e ordina il vasto materiale con un occhio particolare e presenta l’essenziale in porzioni “digeribili”. Il volume rappresenta un lettura d’obbligo per tutti coloro che, alle nostre latitudini, vogliano  occuparsi in maniera seria e professionale di giornalismo e del mondo dei media.

Pubblicato sulla Neue Zürcher Zeitung il 26.02.2013 

Traduzione a cura di Alessandra Filippi

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