Twitter journalism: come cambia il processo di creazione delle notizie

31 maggio 2011 • Digitale • by

L’esperienza raccontata da Brian Stelter, reporter del New York Times, in occasione dei tornado che hanno sconvolto la città di Joplin in Arizona, è un esempio di come le nuove tecnologie di instant messaging possano contribuire a creare un approccio alla notizia del tutto diverso rispetto al passato. Twitter, Instagram – applicazione di condivisione delle immagini disponibile su iPhone – hanno premesso a Stelter di testimoniare quanto stava accadendo mettendo il giornale nelle condizioni di poter raccontare l’eventoi ancor prima che il reporter fosse in grado di scrivere un vero articolo. Quanto testimoniato da Stelter dimostra come il mestiere di giornalista stia radicalmente cambiando e come il processo di creazione delle notizie sia progressivamente influenzato dalla capacità di gestire in modo intelligente le potenzialità concesse da nuovi mezzi di comunicazione.

L’esperienza di Stelter è nata del tutto in modo casuale, il suo modo di agire è stato condizionato dall’impossibilità di comunicare normalmente con la propria redazione e utilizzare canali alternativi di distribuzione delle infomazioni come Twitter e Instagram. Tutto ciò è servito a raccontare una storia in tempo reale. “A un certo punto mi sono reso conto dice l’unico modo di mettere al corrente la redazione di quanto stava accadendo era inviare informazioni testuali, immagini… “

La morale? Quando un giornalista si trova ad operare in condizioni avverse, luoghi colpiti da disastri ambientali, come quello appunto di cui è stato testimone il giornalista del NYT, è possibile iniziare a scrivere una storia a partire dall’informazione istantanea che viene passata via Twitter e succedanei.

Jeff Jarvis afferma che l’esperienza di Stelter è l’evidenza di come l’articolo sia spesso un lusso o un prodotto giornalistico complementare: il live blogging diventa una risorsa e un modo per riuscire a raccontare in tempo reale un particolare evento. La condivisione dell’informazione che si instaura tra redazione e giornalista, inviato o reporter, assicura la possibilità per riconsiderare il processo di creazione delle notizie. Non in tutti i casi, certo, afferma Jarvis. Tuttavia l’articolo appare sempre più come il prodotto finale di un’integrazione di molteplici fonti informative, elaborato da più giornalisti, quelli di redazione e quelli che si occupano direttamente del reporting.

Jarvis individua in tutto questo un modo per gettare le basi per un’organizzazione del lavoro diversa da quella espressa nell’editoria tradizionale. Si può pensare a una specializzazione che preveda incarichi diversi, dove il twitter journalism sia una componente primaria del processo di produzione. E la storia di Stelter – conclude Jarvis – è un concreto esempio di come le competenze giornalistiche possano evolvere in funzione di una ottimizzazione complessiva dell’erogazione e fruizione delle informazioni.

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