Twitter? Per i giornali è un canale solo distributivo

16 novembre 2011 • Digitale • by

In che modo viene utilizzato Twitter all’interno delle redazioni? E’ la domanda a cui vuole rispondere l’ultima ricerca condotta dal Pew Research. Il dato essenziale che emerge dallo studio è che il tool collaborativo viene utilizzato primariamente come meccanismo di propagazione delle notizie. Insomma, una modalità a senso unico. L’effettivo valore della tecnologia, ovvero la condivisione di contenuti esterni e la capacità di sviluppare relazioni, viene poco sfruttata. I risultati rivelano, infatti, che il 93% dei tweet pubblicati fanno riferimento a contenuti pubblicati sul proprio sito. I link esterni sono praticamente inesistenti, così come rari sono i tweet privi di link. La logica con cui si utilizza Twitter è, quindi, associata indissolubilmente a un contenuto distribuito in prima istanza attraverso il proprio giornale online.

Di fatto su Twitter viaggiano messaggi a 140 caratteri che riproducono i contenuti proposti sulla piattaforma informativa online principale: il sito. Non vi sono dubbi su questo risultato come evidenziato dal grafico che segue.

Tranne che per Fox News, sono assolutamente irrisori i tweet che in qualche modo sono stati impostati per favorire un feedback dal lettore. E’ un limite rilevato anche da altre precedenti ricerche che rivelavano come le organizzazioni in genere, non solo quelle editoriali, utilizzassero il social networking, e in particolare strumenti come Twitter e Facebook, senza essere in grado o senza la volontà o capacità di mantenere e sviluppare una relazione con l’esterno. Ciò che emerge è è l’inefficienza nel rispondere a commenti di utenti o lettori. Come scrive PierLuca Santoro, nel suo blog Il Giornalaio, “Nonostante partecipazione del lettore, socialità della notizia, twitter journalism, ed altro ancora, siano entranti nel lessico corrente di chi si occupa, a vario titolo, di informazione, la pratica continua ad essere assolutamente inadeguata rispetto a quanto viene teorizzato a gran voce“.

Sono poche, pochissime le aziende che hanno compreso come effettivamente utilizzare al meglio i media sociali; pochi quelli che lo utilizzano in un modo diverso da una comune piattaforma distributiva dei contenuti. In base ai dati diffusi da Pew Research le organizzazioni editoriali più prolifiche in termini di tweet postati nella settimane risultano essere il Washington Post, 664 tweet la settimana, l’Huffington Post con 415 e il New York Times con 391. Molto più conservativo tra i grandi giornali appare il Wall Street Journal che produce soltanto 104 tweet la settimana.

Al di là di di eventi episodici che hanno fatto intravedere come Twitter potesse essere uno strumento partecipativo in grado di abilitare una forma giornalistica innovativa, si pensi alle rivolte dei paesi arabi, alla guerra in Libia, l’utilizzo mainstream rivela una scarsa propensione a far diventare il social media parte integrante del processo di creazione delle notizie o parte integrante del rapporto lettore-giornale.

D’altra parte occorre sperimentare, occorre dedicare tempo e risorse per immaginare qualcosa di diverso da un utilizzo che non preveda soltanto Twitter come semplice canale informativo complementare al web. E poi siamo così sicuri che il giornalista sia convinto del vantaggio che può scaturire dal tempo dedicato a relazionarsi con l’esterno via Twitter? Esistono le incombenze ordinarie associate al proprio lavoro.

Il tutto potrebbe rivelarsi diverso se ci fosse la volontà di far diventare Twitter o Facebook parte integrante del processo creativo. Considerato il ciclo di produzione delle notizie – breaking news, articolo, commento – Twitter potrebbe costituire il primo elemento di diffusione delle stesse, un elemento che abilita la propagazione di micro-notizie per poi espandere le stesse, arricchendole, verso la piattaforma di distribuzione principale, il sito. Vorrebbe dire conformarsi a una gerarchia opposta e contraria a quella attuale che vede il website come centro di smistamento del tutto. Per il momento non è così. Ma non è detto che questo non possa avvenire.

Si deve, infine, tenere presente che la portata testuale del tweet, 140 caratteri, rende implicito l’utilizzo di Twitter come mezzo per associare il messaggio a un contenuto linkabile via internet. Va però detto che al di là dell’utilizzo istituzionale che ne viene fatto, aspetto su cui ha indagato la ricerca del Pew Research, sono molti i giornalisti che già oggi lo sfruttano come propria risorsa personale per mantenere contatti e aggiornamenti su argomenti di loro interesse.

 

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