Watchup, video curation in mobilità

6 febbraio 2014 • Digitale • by

Di strumenti per l’aggregazione e “cura” (selezione, verifica e presentazione) di contenuti testuali e fotografici ce ne sono parecchi, in campo giornalistico e non. Flipboard e Zite sono realtà consolidate e piuttosto note anche di fuori della cerchia degli smanettoni, ma negli ultimi tempi il campo si va sempre più affollando di prodotti, soprattutto applicazioni per tablet e smartphone, da Circa, a Yahoo! News Digest al recentissimo Paper di Facebook.

Quello che manca è, invece, un servizio valido dedicato alla “curation” dei video di notizie. YouTube è un immenso archivio di materiale anche di grande valore informativo, ma non è semplicissimo creare un proprio palinsesto di fonti e accedere velocemente ai contenuti più interessanti. Cosa che invece fa molto bene Watchup, app per iPad che proprio questa settimana ha ricevuto un finanziamento da un milione di dollari da Microsoft Ventures e altri investitori.

Fra questi ultimi si annovera la Knight Foundation dove il Ceo e co-fondatore di Watchup, l’italiano Adriano Farano ha frequentato una fellowship fra il 2010 e il 2011 e dove era sbocciata inizialmente anche l’idea di Watchup, il cui primo embrione è nato due anni fa proprio grazie a un grant – un finanziamento a fondo perduto ottenuto a seguito della vittoria nella Knight News Challenge, la competizione dedicata a imprenditori in grado di innovare il modo in cui si producono e consumano i contenuti giornalistici.

L’applicazione creata da Farano e soci ha i suoi principali punti di forza nella qualità estetica dell’interfaccia e nella semplicità d’uso. Una volta installata sul tablet, l’utente ha a disposizione vari menù che lo aiutano a comporre il suo “telegiornale personalizzato”, i cui video verranno riprodotti al centro dello schermo. Sulla sinistra ci sono i canali a cui è possibile attingere, in varie lingue e per varie aree geografiche: da Usa e Regno Unito a paesi come Serbia, Taiwan, Italia, Spagna, Sudafrica e altri ancora. Per selezionare o deselezionare un canale o una singola emittente è sufficiente un tap. Dal menù orizzontale in alto si comanda invece il palinsesto realizzato aggregando vari canali e varie fonti di video mentre sulla destra compaiono trascinando una scheda nascosta gli “approfondimenti”: link ad articoli di giornale trovati basandosi sulle informazioni contenute nei metadati di un video e scovati tramite il motore di ricerca di Microsoft, Bing.

Fra gli aspetti più interessanti di Watchup c’è il fatto che l’algoritmo alla base dell’applicazione è in grado di imparare via via quali contenuti proporre in evidenza agli utenti, sulla base delle preferenze già espresse – un po’ come già accade con prodotti come Zite. Oltre a ciò, è possibile programmare il proprio “tiggì”, in modo da lanciarne la riproduzione automatica a una certa ora. La qualità dei contenuti proposti è assicurata dalla partnership con diversi gruppi editoriali famosi: Ap, Pbs, Wsj, Univision fra gli altri.

Non si può dire che al fondatore manchi la capacità di pensare in grande, come testimoniato da un pedigree in cui spicca il lancio nel 2001 di CafeBabel, un network paneuropeo di informazione attivo a tutt’oggi, che è arrivato a contare fino a 10.000 articolisti e che ha rappresentato uno dei primi pioneristici esperimenti di giornalismo collaborativo. Poi l’esperienza in Owni, magazine online francese di cultura e tecnologia molto apprezzato anche all’estero, fino ad arrivare all’avvventura imprenditoriale odierna nella Silicon Valley. Per questo, quando parla di creare una news-experience “video-centrica” su tablet o quando immagina un futuro per l’informazione che viaggia sui Glass, gli occhialini di Google, appare molto meno visionario di quello che potrebbe apparire a prima vista. Il progetto è anzi molto concreto, tanto che nell’ottobre scorso, Watchup è stata una delle prime startup a rilasciare un’applicazione dedicata per Google Glass, pensata per rendere l’esperienza di visione delle news il più “frictionless” – priva di attriti – possibile.

Può darsi che il viaggio del “Flipboard del video” duri a lungo, o che si fermi magari prima del previsto, magari a seguito dell’acquisizione da parte di qualche colosso come Google o Apple, ma la sua stessa esistenza conferma una tendenza ormai in atto da diversi anni: re-immaginare il futuro dell’informazione non appannaggio di coloro che in teoria sarebbero i più adatti a farlo, i grandi gruppi editoriali, che funzionano tutt’al più da fornitori di contenuti (salvo le solite e ultracitate eccezioni). Ma i percorsi di fruizione e i formati degli stessi sono decisi e incanalati da altri.

Photo credits: Watchup

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