YouReporter, il citizen journalism
che alimenta il mainstream

24 aprile 2012 • Digitale • by

Al Meeting PuntoIT di Bologna si è parlato anche di citizen journalism e “Generazione watchdogger”. Qui il resoconto di Francesca De Benedetti che ha intervistato per EJO Angelo Cimarosti, cofondatore di YouReporter.

Più che cani da guardia, i media italiani sono e sono stati spesso i cani da compagnia del potere, secondo Jacopo Tondelli de Linkiesta, che è nativo digitale. Rincara la dose Maso Notarianni, direttore di E, il mensile di Emergency. “Non solo sono spesso compiacenti con il potere”, dice. “A volte si preoccupano pure di come salvarlo. In quel caso direi che sono dei terranova”. Le metafore canine non si sprecano, al tavolo dei relatori di “Generazione watchdogger”, il panel di Meeting PuntoIT di venerdì 19. Angelo Cimarosti, cofondatore di YouReporter, parte dal principio: “noi ai cani da guardia del potere vogliamo dare in pasto qualche bella salsiccia”. Fuor di metafora, le “salsicce” sono quelle fonti di informazione che provengono dal basso, che contano sul contributo dei cittadini e su una logica di prossimità. In una parola, il citizen journalism. Nata nel 2008, la piattaforma di YouReporter è fra le realtà di successo del settore. E in un 2012 dove il web ha conquistato la scena, in occasione del meeting sull’Italia digitale, è tempo di bilanci e di qualche riflessione. A cominciare dai rapporti con i media mainstream. Ne discutiamo con Angelo Cimarosti.

Dal 2008 a oggi come è cambiato il citizen journalism? E l’approccio dei media mainstream a questa realtà?

“Guardando all’esperienza italiana e in particolare a quella di YouReporter, posso constatare che il citizen journalism è diventato maggiorenne. Una trasformazione che si è concretizzata tra ottobre 2011 e gennaio 2012. Prima c’è stata la fase dell’adolescenza, con segni di forza e di capacità di penetrazione anche sui media generalisti. Ma poi, nell’ultimo anno, questa esperienza si è dimostrata in grado di generare un flusso di notizie: la community di YouReporter alimenta automaticamente questo flusso, le notizie sono autorevoli e molto visibili”.

Qualche caso paradigmatico?

“Ad esempio con l’alluvione di Genova e il disastro che ha colpito le Cinque Terre. O nel caso del naufragio della Costa Concordia, e ancora per le grandi nevicate del Centro Italia. In questi casi la maggior parte delle immagini di tg e testate online proveniva proprio dal citizen journalism”.

Esistono esperienze analoghe a YouReporter in giro per l’Europa?

“Senza pretesa di completezza, mi pare una esperienza fino a questo momento unica”.

Alcune voci della web tv, lo abbiamo visto anche ieri a Meeting PuntoIT con l’intervento di Iacopo Venier, sottolineano che è importante non solo divulgare i contenuti prodotti “dal basso”, a volte recepiti dai media generalisti. Quel che conta è pure la selezione editoriale, il ribaltamento della agenda setting generalista a favore di nuovi punti di vista costruiti in modo partecipato. Cosa ne pensa?

“Se io facessi web tv sarei d’accordo. Nel nostro caso il ragionamento è diverso. YouReporter va intesa come una piattaforma. Gerarchizza in modo automatico, considerando le preferenze, i tag, e dando inoltre la possibilità all’utente di autocategorizzare il suo contenuto. Consideriamo anche la provenienza geografica del contributo, in modo da trattenere il legame con il territorio, la prossimità”.

Anche i media generalisti stanno aprendo piattaforme per raccogliere contenuti in modo diffuso. Un esempio è quello del neonato Reporter di Repubblica. YouReporter da sempre fa la scelta di aprire i suoi contenuti gratuitamente ai media mainstream, e oggi questi ultimi chiedono in prima persona agli utenti di inviare contributi. Cosa pensa di questo nuovo equilibrio che si sta creando tra cittadini attivi e grandi testate? Come ne esce il citizen journalism?

“Quando assieme a Stefano De Nicolo, Luca Bauccio e Alessandro Coscia abbiamo creato YouReporter, abbiamo anche scelto di rendere i contributi disponibili a tutti gratuitamente perché ritenevamo un successo che venissero diffuse al massimo: chi invia i contributi lo fa perché vuole divulgare la sua notizia e il suo punto di vista. Su due piedi, e stando a guardare anche il nome, l’iniziativa di Repubblica è fatta su modello di YouReporter. Ma ci sono due profonde differenze. Una è che nel nostro caso il contributo è diffuso in modo aperto a tutti, mentre nell’altro modello, stando a quel che sappiamo oggi , il contributo viene invece ceduto in esclusiva per anni. L’altra diversità è che su YouReporter tutto viene pubblicato sulla piattaforma, mentre nel caso di Reporter da quel che scrivono nella presentazione c’è un filtro, una selezione, una scelta editoriale”.

Alcuni contributi “dal basso” sono di qualità. E’ giusto secondo lei pagare i contributi nel momento in cui sono in gioco le professionalità? Quali sono in questo senso le differenze tra il citizen journalism e il giornalismo di sempre?

“Il citizen journalism non è il giornalismo in senso pieno: ne racchiude molte fasi ma non contempla ad esempio la verifica e la gerarchizzazione. Credo che YouReporter in quanto piattaforma di citizen journalism non potrà riconoscere economicamente le professionalità. Altra cosa è YouReporter News, che  nasce dalla piattaforma ma si differenzia: quella esperienza nuova va intesa proprio come proiettata verso il  giornalismo online moderno, quel giornalismo a tutto tondo in cui riconoscere anche economicamente la professionalità di chi ha scelto di fare il giornalista di mestiere”.

 

 

 

 

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