Le prospettive del crowdfunding

9 dicembre 2014 • Economia dei media • by

I modelli di business tradizionali dell’editoria sono stati messi alla prova nell’ultimo decennio con il declino degli introiti pubblicitari e dei profitti in generale. Allo stesso tempo sono comparsi gradualmente dei business model alternativi.

Il crowdfunding è uno di questi ed ha attirato l’attenzione del pubblico in modo particolare. Una varietà di queste piattaforme, che possono essere utili anche per progetti giornalistici, sono state lanciate in diversi paesi. Ciononostante, nuove ricerche suggeriscono che il crowdfunding molto probabilmente non sarà in grado di compensare gli attuali cambiamenti economici del settore.

I ricercatori della Macromedia University of Applied Sciences di Colonia e della Westfälische Hochschule di Gelsenkirchen (Germania) hanno analizzato 25 piattaforme di crowdfunding in Usa, Canada, Gran Bretagna, Irlanda, Germania, Australia e Nuova Zelanda. La ricerca è stata condotta con un approccio multiple case study e i dati raccolti sono stati integrati con interviste semi-strutturate con gli operatori delle piattaforme. Le domande erano incentrate sui metodi di finanziamento, sul tasso di successi, sui requisiti di ideazione e marketing, e pure sull’organizzazione di progetti giornalistici.

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Alcuni primi risultati sono stati presentati alla Conferenza della European Communication Research and Education Association che si è tenuta a Lisbona lo scorso novembre. Ecco alcune scoperte emerse dalla ricerca: solo sei delle 25 piattaforme analizzate (studiate nel settembre del 2013 e del 2014) erano dedicate esclusivamente a progetti giornalistici. Quattro di queste si trovano negli Stati Uniti; le prime erano state fondate nel 2011 e 15 sono state attive per più di un anno, mentre 10 nuove piattaforme sono state lanciate nel 2014 e quattro sono state chiuse nel corso dell’anno precedente. La maggior parte delle 25 piattaforme di crowdfunding analizzate sono ancora attive ma si può notare che stanno subendo un processo di differenziazione.

Circa 100 persone lavorano per Kickstarter, il leader del settore negli Usa, mentre gran parte delle altre piattaforme hanno molti meno dipendenti e molti occupati solo a tempo parziale. Inoltre, gran parte di esse seguono il “principio eBay”, che recita “se vuoi vendere qualcosa, devi fare marketing per conto tuo”: per questa ragione, solo tre piattaforme crowdfunding offrono assistenza a pagamento in questo campo, mentre le restanti 22 operano senza fornire ai gestori dei progetti alcun tipo di supporto nel marketing.

Per approfondire: La nuova stampa, un’alleanza tra il giornale e i suoi lettori, di Natascha Fioretti

In più di tre quarti delle piattaforme analizzate un finanziamento minimo deve essere raggiunto per poter avviare il progetto. Questo significa che i giornalisti devono agire oltre la semplice produzione di contenuto e intraprendere attività di marketing per conto proprio. A seconda della piattaforma, da uno a due terzi di tutti i progetti raccolgono fondi sufficienti per essere realizzati. La percentuale di progetti strettamente giornalistici è molto bassa. Nel caso di Kickstarterdi un totale di 70383 progetti lanciati, solo 426 erano in un qualche modo attinenti al giornalismo, un numero equivalente allo 0.6%. Nel caso della piattaforma tedesca Startnext, invece, i progetti giornalisti raggiungono la quota del 3%.

In sintesi, esiste un mercato, anche se ancora molto ristretto, per le piattaforme di crowdfunding con caratteristiche diverse in termini di dimensioni, modelli finanziari e copertura geografica. Vi è inoltre la tendenza alla concentrazione e alla consolidazione di questo mercato. Mentre il numero dei “tuttofare” aumenta (anche nel settore giornalistico), quelle piattaforme che si specializzano nel giornalismo cominciano a stagnare oppure spariscono. Dando uno sguardo al numero di progetti giornalistici realizzati su tutte le piattaforme, questi sembrano poco interessanti agli occhi dei finanziatori.

Per questo motivo, al momento, il crowdfunding può essere considerato soltanto un supplemento ai classici business model del giornalismo e, da un punto di vista della situazione attuale del mercato, non sembra essere in grado di fornire fondi significativi per il settore.

Degen, M. / Spiller, R. / Köhler, A. (2014): Crowdfunding in journalism – an international comparative study, presentation at ECREA’s 5th European Communication Conference “Communication for Empowerment: Citizens, Markets, Innovations”, Lisbon, Portugal, Nov.12th to 15th 2014.

Articolo tradotto dall’originale inglese da Georgia Ertz

Photo credits: Rocio Lara / Flickr CC

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