Financial Times, i ricavi dei lettori
a pagamento superano la pubblicità

14 marzo 2012 • Economia dei media, Editoria • by

Rob Grimshaw, Managing Director di FT.com

Per il Financial Times il 2012 sarà un anno da ricordare. In base a quanto affermato da Rob Grimshaw, managing director di FT.com, a fine anno i ricavi generati dalla vendita e dagli abbonamenti dei prodotti cartacei e digitali supereranno quelli generati dalla pubblicità. Un risultato che premia la volontà del FT di perseguire una politica a pagamento per l’intero spettro di distribuzione dell’informazione attuato nel corso degli anni. Un modello che dalla carta stampata si è esteso a tutte le componenti, online e digitali.

La dimensione dell’informazione veicolata attraverso web, tablet e smartphone è a pagamento, così come nel caso del suo alter ego americano, il Wall Street Journal. Una formula che si è rivelata vincente e che ha portato nelle casse dell’editore un flusso di ricavi progressivamente crescente. Certo, stiamo parlando di un giornale che costituisce una sorta di eccezione nel panorama dell’editoria. La logica del paywall non è considerata praticabile dalla stragrande maggioranza di testate generaliste, che hanno invece perseguito il modello a pagamento soltanto per le nuove forme di distribuzione sviluppatesi grazie al successo di nuove emergenti tecnologie come tablet e smartphone. A differenza di questi ultimi, il modello impostato dal FT, ha reso possibile sviluppare un rapporto con i lettori ispirato a una solida coerenza: l’informazione si paga, comunque e sempre.

Uno dei segnali più interessanti che si stanno evidenziando nelle dinamiche di sviluppo del modello di business del FT è la definitiva affermazione della componente mobile, ovvero tutto ciò che attiene la distribuzione su dispositivi mobili. Quest’ultima è infatti considerata l’area che potrà godere della più alta percentuale di crescita negli anni a venire. Secondo Grimshaw nel giro di tre, quattro anni, la dimensione informativa mobile diventerà la componente distributiva predominante, superiore per numero di lettori a tutte le altre piattaforme. Già oggi, afferma Grimshaw, circa un 15%-20% delle nuove sottoscrizioni sono ascrivibili a dispostivi mobili.

Quanto sta accadendo al FT riflette una tendenza generale. Se il decennio passato è stato caratterizzato dal consolidamento dell’informazione su web, il nuovo decennio sarò soprattutto contrassegnato dall’affermazione dei dispostivi mobili. Una dinamica che corrisponde alla diffusione esplosiva di oggetti come iPhone e iPad.

Dal momento della sua introduzione, avvenuta nel gennaio del 2010, a oggi, quindi a poco più di due anni di distanza, Apple è riuscita vendere 55 milioni di iPad. Nell’ultimo trimestre del 2011 ne sono stati venduti più di 15 milioni, in assoluto il trimestre cha ha totalizzato i migliori risultati con ricavi pari a 9.15 miliardi di dollari. Complessivamente, tra il 2010 e il 2011, il fatturato complessivo generato dal comparto iPad, è stato di oltre 34 miliardi di dollari.

Prendendo come riferimento l’ultimo trimestre fiscale, l’iPad è la seconda voce di fatturato di Apple. E se quest’ultimo prodotto ha generato ricavi per 9,15 miliardi di dollari, l’iPhone ha surclassato ogni aspettativa evidenziando un fatturato di 24,4 miliardi.

Numeri che, tradotti in percentuali, esprimono la grande vivacità che contraddistingue le dinamiche di mercato dei prodotti che hanno fatto la storia della nuova Apple: l’iPhone contribuisce infatti per il 53% del fatturato dell’azienda; l’iPad per il 20% circa. Più del 70% del fatturato Apple è generato da questi due prodotti.

La progressione delle vendite dei dispositivi mobili e la costante evoluzione tecnologica permette di intravedere delle grandi opportunità per l’editoria. Lo stile di consumo delle notizie cambia rapidamente, diventa sempre più individuale ed è atemporale, nel senso che può essere esercitato in qualsiasi momento della giornata e da qualsiasi luogo.

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