Le traiettorie delle testate native digitali europee

13 gennaio 2017 • Economia dei media, Più recenti • by

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(Raphaël Labbé / Flickr CC / BY-SA 2.0)

Molte imprese mediatiche europee nate nell’era digitale mettono al primo posto dei loro obiettivi la qualità del giornalismo, ancor prima del business e delle innovazioni tecnologiche adottate. Queste imprese sono solidamente radicate nel mondo del giornalismo e devono confrontarsi con le medesime problematiche di finanziamento e distribuzione dei loro concorrenti più  tradizionali. Si tratta di organizzazioni native digitali che spesso ottengono molto successo in quei Paesi dove i media tradizionali sono più deboli e ci sono quindi più spazi per produrre giornalismo di qualità e avere un impatto sulla società.

Queste considerazioni sono il frutto di interviste svolte con membri “senior” dello staff editoriale e imprenditoriale di 12 aziende mediatiche native digitali in Francia, Germania, Spagna e Regno Unito. Tra le organizzazioni analizzate vi sono aziende a scopo di lucro, organizzazioni non-profit e grandi attori internazionali. Il rapporto Digital-born news media in Europe, redatto dal Reuters Institute for the Study of Journalism, fornisce quattro considerazioni fondamentali:

1) Le imprese europee native digitali sono legate in modo inconfondibile all’esercizio del giornalismo. Le organizzazioni esaminate dallo studio sono state fondate soprattutto da giornalisti con esperienza pregressa in testate tradizionali, e non da persone del mondo degli affari o della tecnologia, e operano generalmente senza i grandi investimenti che hanno invece spinto l’espansione di vari brand internazionali con sede negli Stati Uniti. Produrre giornalismo di qualità e avere un impatto sulla società sono obiettivi molto più importanti per queste testate, rispetto a perseguire l’innovazione digitale o la costruzione di nuove imprese mediatiche in positivo.

2) Le aziende in questione hanno generalmente un ruolo più prominente in Spagna e in Francia, dove i media tradizionali sono più deboli, piuttosto che in Germania e Regno Unito, paesi in cui le imprese mediatiche classiche sono invece più forti. In tutti i mercati analizzati, le testate native digitali sono significativamente più piccole dal punto di vista di portata, reddito e risorse editoriali, rispetto ai media più rilevanti. Le nuove imprese giornalistiche sembrano ottenere più successo laddove quelle “vecchie” sono deboli, piuttosto che dove i media digitali sono più usati o il mercato pubblicitario online è più sviluppato.

3) Nonostante siano diverse per certi versi, queste organizzazioni mediatiche digitali sono simili ai media tradizionali sotto molti aspetti. Fanno del buon giornalismo, ma i casi trattati non sono necessariamente più innovativi dei media tradizionali per quanto riguarda i modelli di finanziamento, le strategie di distribuzione o le priorità editoriali. Questo sottolinea ulteriormente la loro attenzione al giornalismo, piuttosto che agli affari e alla tecnologia.

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Le testate coinvolte nello studio (Credits: RISJ)

4) I media digitali e quelli più classici affrontano problematiche molto simili online, specialmente in materia di finanziamento e distribuzione. Per quanto riguarda il lato economico, il mercato pubblicitario online è tuttora molto duro per tutti i produttori di contenuti e l’andamento degli abbonamenti è generalmente graduale. Ne scaturisce che le organizzazioni native digitali sperimentano con molti approcci con cui già lavorano le controparti tradizionali: video, native advertising, diversi modelli a pagamento e diversificazione della pubblicità.

È difficile ottenere delle cifre ufficiali da queste imprese, ma i dati disponibili indicano che la maggior parte dei media digitali, nel migliore dei casi, sono finanziariamente stabili e non molto redditizi. Dal punto di vista della distribuzione, lo spostamento da una relazione diretta tra produttori e utenti a un rapporto sempre più mediato da motori di ricerca e social media rappresenta la stessa combinazione di sfide e opportunità per i media nativi digitali, come anche per i media tradizionali.

L’analisi ha riguardato tre aree correlate: i modelli di finanziamento, le strategie di distribuzione e le priorità editoriali. l modello di finanziamento attraverso pubblicità è ancora il più diffuso tra gli attori digitali più solidi e più anziani, che mirano a un’ampia reach, mentre i media nativi digitali più giovani generalmente optano per un modello sostenuto da abbonamenti o donazioni, cercando di servire piuttosto mercati di nicchia. Tutti operano, però, su costi-base più bassi rispetto alla maggior parte dei media tradizionali, con redazioni più piccole, organizzazioni più snelle e costi di distribuzione ridotti.

Per quanto riguarda le strategie di distribuzione, invece, la maggior parte delle organizzazioni è tuttora costruita prevalentemente attorno a un sito Web, indipendentemente dal modello di finanziamento. Tutte le imprese lavorano facendo leva su motori di ricerca e sui social media per ottenere una portata maggiore e per promuovere il loro giornalismo, ma sono consapevoli dei rischi legati all’essere troppo dipendenti da piattaforme esterne, che potrebbero, con il tempo, cambiare le loro priorità. Diverse organizzazioni hanno evidenziato il valore dell’email come canale diretto, e senza intermediari, per comunicare con i lettori.

I media nati nell’era digitale hanno priorità editoriali diverse, ma aspirano tutti a offrire voci particolari. Persino l’organizzazione più grande tra quelle studiate non desidera replicare l’intero range di contenuti di un giornale cartaceo. Mentre i casi francesi e spagnoli più importanti, pur avvicinandosi molto di più a quanto produce un grande giornale online, sono comunque selettivi per quanto riguarda il loro ambito di copertura. Altre imprese sono più focalizzate su nicchie particolari come il giornalismo investigativo, al quale credono di poter dare un rilevante contributo. L’impatto sulla società è un obiettivo comune, cosa che è in linea anche con molti giornali cartacei.

Gli atteggiamenti verso i media tradizionali da parte delle imprese mediatiche native digitali variano: alcune si vedono come concorrenti, altre come supplementi ai leader dell’industria, mentre le organizzazioni specializzate nel giornalismo investigativo sono felici di collaborare con i media tradizionali per lanciare le loro storie. Il rapporto completo è disponibile qui.

Articolo tradotto dall’originale inglese da Georgia Ertz

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