Il paywall vince in Europa

7 giugno 2017 • Economia dei media, Più recenti • by

Cheryl DeWolfe / Flickr CC / BY 2.0

La maggior parte dei giornali e settimanali d’informazione europei hanno adottato un paywall per rendere a pagamento l’accesso ai loro contenuti online a causa del continuo declino delle entrate dalle fonti tradizionali e del massiccio spostamento di pubblicità online verso le grandi aziende digitali. Questo è quanto emerge da un recente studio del Reuters Institute for the Study of Journalism.

I ricercatori hanno riscontrato che il 66% dei giornali e quasi i tre quarti (71%) dei settimanali e delle riviste d’informazione utilizzano ora una qualche forma di modello a pagamento, tra cui il “freemium” (quando lo stesso contenuto è disponibile gratuitamente in una forma più semplice e a pagamento in forma più ricca), il “metered paywall” (accesso gratuito a un numero limitato di contenuti) o l’“hard paywall” (l’accesso ai contenuti è consentito solo con un abbonamento). Le emittenti radiofoniche e televisive e la maggior parte dei siti di news nativi digitali, invece, offrono ancora le loro notizie online a titolo gratuito.

la ricerca del Reuters Institute, “Pay Models in European News”, analizza la diffusione di modelli di pagamento in 171 delle più grandi aziende mediatiche di diversa natura, in sei Paesi europei (Finlandia, Francia, Germania, Italia, Polonia e Regno Unito).

Principali rilevamenti:
1) La maggior parte (66%) dei quotidiani e quasi tre quarti (71%) dei settimanali e delle riviste d’informazione inclusi nella ricerca fanno uso di una qualche variante del modello di accesso a pagamento ai contenuti.

2) Tutte le emittenti radiofoniche e televisive analizzate offrono accesso gratuito alle notizie online, e questo vale sia per i media commerciali che per quelli del servizio pubblico.

3) Le notizie di quasi tutti (97%) i media d’informazione solo digitali sono a disposizione gratuitamente.

4) Il prezzo medio dell’abbonamento mensile meno costoso (tra le aziende che hanno adottato un modello di contenuti a pagamento) è di €13.64. Nel complesso, i prezzi variano da €2.10 a €54.27 al mese.

5) In media, gli abbonamenti sono più cari nel Regno Unito (€22.26, mediamente), mentre quelli più abbordabili si trovano in Polonia (€7.21, mediamente).

Gli sviluppi variano di Paese in Paese
1) I modelli a pagamento sono stati adottati soprattutto da quotidiani e settimanali in Finlandia (87%), Francia (95%) e Polonia (90%).

2) Al contrario, sia in Italia che nel Regno Unito la maggior parte dei giornali inclusi nel campione continua a offrire libero accesso ai contenuti. In Germania questo vale per quasi la metà (48%) dei giornali nel campione.

L’autore principale dello studio, Alessio Cornia, ha spiegato: “abbiamo scoperto che in Europa molti giornali e riviste d’informazione si stanno allontanando dalle notizie digitali gratuite e finanziate primariamente dalla pubblicità, per coltivare una gamma più ampia di fonti di guadagno come, appunto, diverse forme di modello a pagamento. Ciononostante, è chiaro che altre aziende mediatiche, soprattutto emittenti radiotelevisive e compagnie native digitali, ancora mettono a disposizione i loro contenuti digitali a titolo gratuito”.

Annika Sehl, co-autrice dello studio, commenta: “i modelli a pagamento sono particolarmente diffusi all’interno di mercati che sono dominati da un numero limitato di attori molto potenti, come la Finlandia, e in quelli con mercati di pubblicità online molto piccoli, come la Polonia. Nei mercati più competitivi con budget pubblicitari più alti, come il Regno Unito, la maggior parte delle notizie e dei contenuti digitali sono tuttora disponibili gratuitamente”.

A questo proposito, Rasmus Kleis Nielsen ha detto: “mentre le sfide nel mercato pubblicitario digitale non fanno che aumentare, è incoraggiante vedere che sempre più organizzazioni mediatiche stiano sperimentando con nuovi modelli d’affari per finanziare l’informazione”. E ha aggiunto: “convincere le persone a pagare per le news digitali è difficile e sarà un processo lento, ma stiamo già riscontrando che persone di ogni età, inclusi gli utenti più giovani, sono disposte a pagare per contenuti di qualità e servizi online che reputano utili e di valore”.

La ricerca completa è disponibile qui.

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