Perché i giornali tedeschi pubblicano in inglese

19 settembre 2014 • Economia dei media • by

I giornali stanno cercando di raggiungere un’audience internazionale al fine di incrementare i propri lettori e la loro influenza, pubblicando anche in lingua inglese. Handelsblatt, uno dei maggiori quotidiani economici in Germania, è l’ultimo in ordine di tempo ad aver lanciato la sua versione internazionale in inglese, Handelsblatt Global Edition.

Lanciato questo mese, il portale spera di attrarre nuovi lettori offrendo notizie sull’economia tedesca e analisi per tutti i mercati in lingua inglese del pianeta: “ci stiamo muovendo verso l’audience globale”, spiega Kevin O’Brien, editor-in-chief di Handelsblatt Global Edition, intervistato dall’Ejo: “presentiamo il business tedesco in lingua inglese a un’audience interessata a conoscere meglio la nostra economia ma che non parla tedesco. L’idea è quella di offrire una finestra affidabile con una prospettiva interna, di prima mano e senza il filtro estero”.

In ogni caso, altre versioni online in lingua inglese di giornali tedeschi hanno, fin qui, avuto successi altalenanti. Der Spiegel International ha tagliato la maggior parte del suo staff all’inizio di questo anno per via della pressione economica; Die Welt ha dovuto ridimensionare i suoi piani iniziali di creare una sua versione ingleseil quotidiano traduce buona parte dei suoi articoli online in inglese e pubblica un magazine nella medesima lingua ogni sei mesi.

Wolfgang Blau, director of digital strategy del Guardian e già editor-in-chief di Zeit Online, ha dichiarato che le organizzazioni mediatiche tedesche non si aspettano di guadagnare qualcosa dal pubblicare in Rete in inglese, perché le audience digitali attraggono ben pochi guadagni aggiuntivi dalla pubblicità.

In un’intervista a theMediaBriefing, Blau ha dichiarato che le testate tedesche, in questo processo di internazionalizzazione, sono in realtà mosse dal desiderio di partecipare in un ambiente mediatico sempre più internazionale. “Ha più a che vedere con la necessità giornalistica di essere parte ed essere ascoltati nelle conversazioni sugli argomenti che sono davvero globali, o quanto meno nei dibattiti transnazionali”, ha detto il manager del quotidiano londinese.  Come esempi, Blau ha citato “le discussioni su quale sia la risposta migliore da parte dell’Europa all’invasione russa dell’Ucraina, questioni come la riforma delle istituzioni europee o altre ancora più generali come il cambiamento climatico. Queste sono conversazioni eminentemente in lingua inglese”.

Secondo Blau, Handelsblatt Global Edition, che punta al mercato business, potrebbe avere migliori prospettive economiche: “per Handelsblatt c’è una speranza commerciale. Ci sono alcune risorse aggiuntive assegnate, da quello che è possibile vedere. Si tratta di un quotidiano economico e c’è molto appetito per punti di vista diversi sulle politiche dell’Eurozona, sul coverage economico oltre all’analisi delle policy di business. C’è, insomma, un appetito che il giornale potrebbe sfruttare al meglio, se saprà essere agile”.

Kevin O’Brien è convinto che Handelsblatt Global Edition possa competere nello stesso mercato del Financial Times e che possa essere finanziariamente sostenibile. “Siamo molto di più che un servizio di traduzione”, ci dice O’Brien, “la nostra testata è un braccio indipendente che si mantiene in modo autonomo e offre le migliori informazioni sulla Germania, una cosa che nessun’altra testata fa, né in tedesco, né in inglese”.

“Iniziamo nel momento giusto, siamo un giornale business-to-business”, continua il direttore di Hadelsblatt Global Edition, “vendiamo abbonamenti individuali a 149 euro l’anno, ma vendiamo anche alle maggiori aziende tedesche e alle multinazionali che assumono personale che non parla tedesco. Vendiamo inoltre agli investitori, interessanti all’economia tedesca e bisognosi di essere informati meglio”.

Mentre Handelsblatt prova a competer con colossi come il Financial Times, in inglese, alcuni analisti dei media ricordano i tentativi del giornale diretto da Lionel Barber di pubblicare in Germania, in tedesco. The Financial Times Deutschland, una joint venture tra un editore britannico di giornali, Pearson and Gruner + Jahr e un editore tedesco di magazine, di proprietà di Bertelsmann, è stata lanciata nel 2000, ma ha chiuso 12 anni dopo. Il giornale non è mai stato profittevole, ma ha messo insieme una perdita complessiva di 250 milioni di euro. La colpa del fallimento è stata data alla caduta verticale delle vendite su carta e alla competizione con le testate online.

L’immagine internazionale positiva del Financial Times ha aiutato la versione tedesca a restare in attività per 12 anni, ma non è stata sufficiente a rendere il giornale in grado di sostenersi da solo in un mercato con una cultura giornalistica solida, fatto di attori locali molto forti. Essere pubblicato in tedesco ha costretto il giornale a competere solo all’interno della Germania e nei paesi limitrofi di lingua tedesca. Questa è stata una limitazione non necessaria, dato che il Financial Times Deutschland puntava a lettori con un alto titolo di studio, un segmento che solitamente parla un buon inglese.

Articolo tradotto dall’originale inglese

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