Spagna, le nuove startup giornalistiche faticano

25 febbraio 2015 • Economia dei media, Giornalismi • by

4975059742_c22568f754_bDall’inizio del 2008 e della crisi economica, sono ben 450 le piattaforme giornalistiche di qualsiasi tipo lanciate in Spagna, ma solo una piccola porzione di queste riesce a generare profitti, stando ai risultati di un recente report.

Se alcune di queste startup sono state ideate da giornalisti di lunga esperienza che hanno perso il loro lavoro per colpa della recessione, altre sono state create da nuovi entrati nel settore che non sono riusciti a trovare un posto di lavoro per via dei tagli e hanno deciso di lanciare un proprio progetto ex novo.

Il report “Informe Anual de la Profesión Periodística 2014” è stato presentato dall’Asociacion de la Prensa de Madrid (Apm) e ha fissato nero su bianco una situazione che non lascia spazio alle interpretazioni: il successo economico, e persino la sostenibilità, sono cosa rara per le nuove startup giornalistiche spagnole. La ricerca, che è basata su informazioni fornite da 120 delle 450 piattaforme rintracciate, ha riscontrato infatti come circa il 60% delle testate riescano a stento a sopravvivere, raggiungendo fatturati che oscillano soltanto da 1 a 50mila euro. Solo il 13% delle startup interpellate, invece, ha generato più di 100mila euro nel 2013.

Per approfondire: Giornalisti, imparate dalle startup Usa, di Christian Fahrenbach

Le risorse scarse attratte dai media online non è ovviamente peculiarità della sola Spagna. Secondo uno studio del 2014, The State of Hyperlocal Community News in the Uk, ad esempio, le omologhe piattaforme nel Regno Unito guadagnano cifre simili e i dipendenti delle startup sono costretti a combinare lavori diversi per avere un salario adeguato.

Le startup di successo sono quelle con un business model chiaro
Il report dell’Apm, un’organizzazione professionale che raccoglie i giornalisti spagnoli, ha scoperto che le nuove startup più efficienti dal punto di vista economico sono quelle con un approccio ben chiaro e un’integrazione maggiore tra reparti editoriale e business. Queste testate, complessivamente, puntano ad avere flussi diversi di entrate, includendo pubblicità, servizi corporate o editoriali, sponsorship e, spesso, attività di crowdfunding di diversa natura.

Per approfondire: Le prospettive del crowdfunding, di Ralf Spiller, Matthias Degen and Andreas Köhler

Innovazione tecnologica ed editoriale
Una delle startup più interessanti e giovani in Spagna è Contexto. A lavorarci è un gruppo di giornalisti d’esperienza che sa combinare competenze tecnologiche ed editoriali. “Non seguiamo il modello delle breaking news”, dice Miguel Mora, direttore di Contexto e già firma di El Pais, “la nostra proposta è una forma di slow journalism, dove il contesto e il background delle news è piu importante”.

ctxtContexto, al momento, è ancora in beta e verrà lanciata ufficialmente all’inizio di marzo. Il suo modello economico è basato su alcuni shareholder che contribuiscono con il loro tempo e con un finanziamento iniziale, un’iniziativa di crowdfunding e alcuni accordi di sponsorship a pagamento.

Molte delle nuove testate spagnole stanno anche sperimentando con modelli editoriali inediti, ma sono anche innovatrici tecnologiche a tutti gli effetti. Di recente, la Miguel Hernandez University di Elche ha pubblicato la ricerca “The Journalism Innovation Ranking 2014”, che ha selezionato e classificato i media spagnoli più innovativi. In cima alla classifica si trova Civio, una Ngo che si batte per il miglioramento della democrazia grazie all’uso delle tecnologie open e degli strumenti giornalistici, a cominciare da quelli del data journalism. Tra i suoi progetti più interessanti si segnalano “Tu derecho a saber” (“Il tuo diritto a sapere”), dedicato alla trasparenza delle istituzioni, e “Quien manda” (“Chi è responsabile”), che mappa i poteri privati e pubblici della Spagna.

David Cabo, Direttore di Civio, ha dichiarato che per quanto la tecnologia sia importante, le storie vengono prima: “la tecnologia è sicuramente una parte importante dei nostri progetti, ma è sempre al servizio del giornalismo, che ne stabilisce lo spettro e la direzione”.

Logo-Civio“Non è stato sempre la stessa cosa, per noi”, continua Mora, “prima avevamo un approccio più tecnico, ma ci siamo presto resi conto di come i lettori non si appassionassero molto ai dati grezzi che visualizzavamo e pubblicavamo e che, di conseguenza, avevamo bisogno di articoli a tutti gli effetti per guidare i lettori attraverso gli argomenti complessi cui ci dedichiamo”, ci fa sapere Cabo: “Il beneficio cruciale della tecnologia, per noi, è che ci consente di andare oltre, di raccogliere dataset ampi che possono essere analizzati nel complesso, superando in questo modo aneddoti e fatti pre-confezionati”.

I media spagnoli tradizionali investiti dalla recessione
Le nuove testate spagnole sono state lanciate mentre quelle tradizionali erano nel mezzo della loro crisi. Dal 2009, il giro d’affari nel settore mediatico è sceso del 27% fino a quota 5,2 miliardi di euro, secondo i dati riportati dal report di Apm: dall’inizio della crisi, inoltre, sono stati bruciati 11875 posti di lavoro nel settore in tutto il paese e almeno 364 testate, inclusi canali tv, giornali, riviste e piattaforme online hanno chiuso. I risultati della seconda metà del 2014 hanno mostrato come la situazione abbia iniziato a migliorare lentamente per le televisioni, ma la carta stampata e le radio sono ancora indietro.

La principale conseguenza di questa situazione è che le condizioni di lavoro per i giornalisti spagnoli si stanno progressivamente deteriorando. In questo senso, il report di Apm sottolinea come l’85% dei giornalisti spagnoli abbia dovuto subire tagli al proprio stipendio negli ultimi 4 anni, mentre l’81% ha dichiarato di aver subito pressioni per fare modifiche ai propri articoli, dato che i media tradizionali sono ora piu vulnerabili alle pressioni commerciali.

Articolo tradotto dall’originale inglese

Photo credits: Des Byrne Photos / Flickr Cc

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