Sul valore economico delle notizie

25 ottobre 2010 • Economia dei media • by

Uno studio dell’americana Perfect Market sfata il luogo comune secondo il quale le soft news siano le notizie più profittevoli, ovvero quelle che assicurano all’editore il più alto valore economico

Uno dei cambiamenti più notevoli introdotti dal giornalismo online è stata la proliferazione smisurata delle soft news, le notizie morbide, di intrattenimento: costano poco, non causano rogne e piacciono a molti lettori. Stanno conquistando spazio ovunque, soppiantando le hard news, le notizie che trattano i fatti più importanti, le questioni di maggiori rilevanza politica e sociale, le notizie e le inchieste che rispondono alle cinque domande canoniche: chi, come, dove, quando e perché.

Le notizie morbide spadroneggiano su internet, occupano sempre più spazio sui quotidiani, ma siamo sicuri che le notizie Soft siano quelle che determinano i maggiori ricavi pubblicitari? E’ vero che le notizie leggere, di intrattenimento siano assolutamente indispensabili per incrementare il traffico? La risposta è no, almeno secondo quanto emerso da una recente analisi condotta da Perfect Market, una società di consulenza che aiuta i giornali a trarre il massimo profitto dai propri siti web.

Perfect Market ha analizzato i ricavi pubblicitari generati da più di 15 milioni di articoli pubblicati da 21 siti informativi americani nello scorso periodo estivo. Tra questi The Chicago Tribune, il Los Angeles Times e il San Francisco Chronicle. Il risultato? Gli articoli che hanno contribuito maggiormente in termini di apporto economico, i più profittevoli, sono quelli legati legati a temi sociali e di pubblica utilità, articoli che affrontano problemi quotidiani con cui tutti noi ci confrontiamo nella vita reale, dalla disoccupazione alle rate del mutuo.

La combinazione vincente – in base a quanto affermato da Perfect Market – la si ottiene quando la pubblicità è il più possibile legata all’argomento trattato nella notizia, ovvero dove il coinvolgimento del lettore è di più alto livello. Se questi sono i risultati va da sé che la strutturazione dell’informazione per canali verticali è quella che può dare i migliori risultati in termini di profittabilità.

Sembrerebbe questo il modo per far sì che i giornali possano contrastare il potere di attrazione pubblicitaria esercitato dagli spazi informativi sempre più specializzati che nascono in rete. Una logica che è stata fatta propria da Google con AdSense, ovvero pubblicità associata al contenuto della ricerca. Al di là di associare pubblicità in base alla logica click per view per i giornali diventa pertanto interessante creare i meccanismi attraverso i quali associare dinamicamente, dove possibile, la pubblicità ai contenuti letti o ricercati.

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