iPad: il WSJ raggiunge 200.000 abbonamenti

14 marzo 2011 • Editoria • by

Hanno raggiunto quota 200 mila gli abbonati all’edizione digitale del WSJ fruibile via iPad o Kindle. Negli ultimi 12 mesi l’incremento è stato di 150 mila abbonamenti, dinamica che testimonia della popolarità che sta acquisendo la nuova generazione tecnologica di tablet ed e-reader. Un risultato che ha sorpreso lo stesso WSJ: non ci aspettavamo una risposta così positiva, afferma il management del giornale controllato da News Corp. Considerato che il costo medio di un abbonamento a settimana per l’iPad edition è di 4 dollari a settimana le cifre che vengono oggi generate dal servizio complementare alla carta e al web iniziano a essere interessanti. La crescita dei lettori sul versante e-reader è oltremodo positiva se si tiene in considerazione che il WSJ vanta attualmente una vendita media 1.600.000 copie cartacee. Il che vuol dire che il pubblico dell’iPad vale circa il 13% del volume della carta stampata.

Se l’apprezzamento dei lettori nei confronti del servizio di distribuzione dei contenuti via iPad verrà confermato anche per il prossimo anno – e vi sono tutte le condizioni perché ciò avvenga, viste le stime degli analisti nella diffusione della tecnologia tablet, largamente controllata da Apple – il divario tra componente di lettori tradizionali su carta e lettori digitali si restringerà ulteriormente. Nel giro di un paio di anni il pubblico dell’iPad potrebbe costituire circa il 50% del pubblico della carta stampata.

Questi calcoli, valgono ovviamente per il WSJ, ma come fenomeno tendenziale si possono riflettere in tutte quelle realtà editoriali che stanno investendo nelle nuove edizioni digitali. Percentuali di lettori che possono variare in base alla diffusione della specifica tecnologia all’interno dei singoli Paesi e alla predisposizione al pagamento per l’accesso ai contenuti. Dall’esperienza del WSJ sembra infatti che la disponibilità al pagamento per il servizio iPad sia più alta laddove esiste una politica editoriale complessiva che ha perseguito nel tempo una logica del pagamento ai contenuti su web. Più complessa appare invece la condizione di chi vuole proporre la digital offering a pagamento nel momento in cui i contenuti su web sono gratuiti.

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