The Atlantic raggiunge la stabilità economica

17 dicembre 2010 • Editoria • by

The Atlantic, rivista mensile americana, fondata a Boston nel 1857, storicamente vicina al mondo letterario e culturale, oggi focalizzata in particolare su temi di politica interna e internazionale, è riuscita a realizzare il sogno di molti, ovvero la piena sostenibilità economica di un sistema ibrido online-offline. Dopo una lunga sperimentazione durante la quale sono state avviate iniziative di tutti i tipi, diverse e contrarie, The Atlantic annuncia, per la prima volta in dieci anni, 1,8 milioni di dollari di profitto. La rivista aveva inizialmente optato per il paywall per poi abbatterlo definitivamente nel 2008. Da allora The Atlantic è disponibile free, una decisione che non è stata mai più rimpianta.

Come riporta l’articolo del NYT, il magazine bostoniano ha oggi raggiunto un punto di stabilità. Il segreto? E’ stato dettato soprattuto dall’idea di iniziare a pensare che non fossimo più una rivista cartacea, afferma Justin B. Smith, presidente di Atlantic Media Company. Negli ultimi anni la rivista ha messa in atto una trasformazione globale delle risorse, unificando personale addetto al web e personale della carta in un’unica struttura. La formula del paywall è stata cancellata definitivamente. Ovviamente The Atlantic è un caso a sé. E’ una piccola rivista rispetto agli standard americani : 100 dipendenti, una diffusione di 470 mila copie.

Dal 2005 il fatturato è quasi raddoppiato e il 2010 si chiude con un giro d’affari di 32 milioni di dollari. Gli uffici sono stati trasferiti da Boston a Washington, il personale della vendita è stato ricondotto a un’unica struttura print-online-print, conseguendo una significativa riduzione dei costi. Il fatturato digitale è aumentato del 70%, quello cartaceo del 25%. Circa la metà del giro d’affari è generato dalla pubblicità e la componente digitale vale circa il 40%, 6 milioni di dollari. Una percentuale di cui The Atlatic può andare sicuramente fiero. Nell’editoria le quote di ricavi pubblicitari provenienti dall’online, nella migliore della situazioni, stentano infatti ad arrivare al 10%. Avere raggiunto un equilibro sostanziale tra le due componenti significa avere fatto centro ed essere sulla strada per potere continuare a guardare con ottimismo al futuro.

Tutto questo è avvenuto attraverso i più vari tentativi e insuccessi. Si sono spesi inutilmente soldi per avere una carta di qualità superiore, si è provato ad aumentare il costo di abbonamento, diminuirlo…. Nel 2004 la rivista perdeva 7 milioni di dollari l’anno.

La rinascita di The Atlantic è avvenuta pensando a come migliorare i contenuti giornalistici, ingaggiando nuovi autori, blogger capaci di creare un proprio pubblico. Andrew Sullivan giornalista del Time ora in forza alla rivista è autore del blog The Daily Dish che garantisce circa un quarto degli attuali 4,8 milioni di visitatori. Un ulteriore elemento di successo, che ha contribuito a elevare il traffico al sito per un milione di visitatori è il servizio di aggregazione di opinioni The Atlantic Wire. Un’operazione di aggregazione fatta in modo intelligente. E’ inutile continuare a pensare che un giornale debba avere solo propri contenuti: operazioni di filtering, individuazione delle idee migliori espresse su internet che aiutino il lettore a formare una propria idea sono un valore aggiunto e non deprimono il valore giornalistico della testata.

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