Mark Thompson, NYTimes: “serve un business ibrido”

16 settembre 2013 • Editoria • by

Mark Thompson ha tenuto un discorso lo scorso 6 settembre al Reuters Institute for the Study of Journalism dell’Università di Oxford, in occasione del Reuters Memorial Lecture. In questa sede Thompson ha spiegato la sua ricetta economica per l’industria dei giornali: secondo il Ceo della New York Times Company, un’opzione percorribile sarebbe l’aumento degli abbonamenti online o l’utilizzo del brand per proporre video, conferenze, giochi per smartphone, o per lanciarsi nell’e-commerce.

Dopo essersi insediato al vertice del New York Times, nel suo primo importante discorso pubblico a Oxford, Thompson ha affermato che la richiesta di giornalismo di qualità, in quest’epoca, è più sentita che mai. Compito dell’industria dell’informazione è trovare il modo di rendere le notizie economicamente redditizie e la soluzione andrebbe cercata nel segmento più basso del mercato: “il giornalismo, offerto dai giornali seri, ha mantenuto la sua valenza e importanza fondamentale. Al momento, in questo settore, vengono sviluppate molte più innovazioni  digitali e creative di quelle che vediamo nel settore dei tabloid o dei canali televisivi”.

Thompson ha inoltre aggiunto che la maggioranza dei media statunitensi, dalla stampa alla tv, passando per Internet, ha distolto la sua attenzione dalle notizie internazionali, lasciando al giornalismo professionale “più illustre campo libero nel coverage dell’estero. La competizione in questo settore specifico è molto diminuita rispetto a 10 o cinquanta anni fa”, ha dichiarato Thompson.

Il video del discorso di Mark Thompson a Oxford:

Il nuovo Presidente e amministratore delegato della New York Times Company, nominato a capo dell’editore del maggiore quotidiano americano dopo 8 anni trascorsi come direttore generale della Bbc, dubita che la pubblicità online da sola possa essere sufficientemente redditizia ed economicamente affidabile da poter finanziare inchieste giornalistiche di qualità su larga scala. La ricetta di Thompson prevede al contrario un approccio più articolato, che combini gli introiti degli annunci digitali con altre fonti di guadagno.

Thompson ha poi proseguito affermando quanto il digitale sia ancora un terreno aperto: “non crediamo che il digitale sia da considerarsi un affare concluso. Per i prossimi anni ci prepariamo a sviluppare un business ibrido che comprenda stampa, Internet, abbonamenti e inserzioni pubblicitarie, che rimangono di vitale importanza”.

Nella visione di Thompson, l’editoria periodica dovrebbe imparare dall’industria cinematografica di Hollywood, che sfrutta “la stessa proprietà intellettuale di fondo attraverso molteplici modalità e diverse finestre di tempo”. Sebbene produrre un film abbia un costo molto elevato, Hollywood  riesce a rendere redditizio il processo produttivo sfruttando con modalità diverse le stesso prodotto e concetto. Un film, infatti, viene proiettato al cinema, venduto su dvd e sulla televisione a pagamento. Inoltre, una nuova pellicola viene promossa anche con il merchandising di gadget collegati ai protagonisti del film o la creazione di spin-off, come le serie televisive o videogiochi ispirati al film.

“Le news” – ha spiegato Mark Thompson da questo punto di vista – “sono troppo sensibili alle modifiche nel tempo, ma lo sviluppo di diverse espressioni multiple e diversificate del giornalismo, ritagliato su misura per un pubblico specifico e per usi diversi, punta a generare gli stessi benefici economici”.

Thompson ha inoltre accennato alla possibilità che il modello digitale futuro possa proporre differenti opzioni di pagamento a seconda del servizio: “vorremmo che tutti avessero la possibilità di godere del giornalismo del Times”, ha aggiunto Mark Thompson,  “ma vogliamo anche che a pagare siano quante più persone possibile: la prima mossa della nostra nuova strategia è diversificare maggiormente le offerte di pagamento, allo scopo di andar incontro anche a coloro che pagherebbero volentieri  per leggere il Times ma certamente meno dei 200 dollari dell’abbonamento minimo per l’edizione digitale. Abbiamo anche l’intenzione di creare opzioni avanzate per coloro che, se offrissimo loro servizi mirati e prodotti aggiuntivi, sarebbero disposti a spendere più di quello che costa attualmente l’abbonamento più caro”.

Thompson ha annunciato inoltre che a partire dal mese prossimo l’International New York Times prenderà il posto dell’International Herald Tribune, al fine di raggiungere lettori a pagamento in tutto il mondo, in Inglese e possibilmente anche in altre lingue. Il Ceo è convinto che il New York Times abbia un’ottima reputazione,  per la quale il pubblico sarebbe disposto a pagare. A testimonianza di questo, il successo del paywall del suo giornale: “senza fare alcun tipo di marketing e sebbene non fossimo ancora in grado di offrire una traduzione nella lingua dei lettori della schermata del paywall e nonostante i pagamenti fossero possibili esclusivamente in dollari, siamo riusciti a totalizzare 70mila iscrizioni al di fuori degli Stati Uniti, da quando abbiamo introdotto il paywall due anni e mezzo fa. Una volta messe in funzione tutte le novità pianificate, vogliamo provare ad attrarre un numero maggiore di interessati”.

Come è noto, Thompson  è coinvolto in una vicenda legale in cui deve rispondere alle domande circa sospetti pagamenti ad alcuni dirigenti della Bbc. Lo scorso 10 settembre è apparso davanti ad un Comitato parlamentare britannico. A questo proposito durante la sua conferenza a Oxford non ha rilasciato nessuna dichiarazione.

Photo credit: Sheffield Doc/Fest / Flickr CC

Articolo tradotto dall’originale inglese da Alessandra Filippi

Il Reuters Institute for the Study of Journalism è parte del network dell’Ejo

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