Blogosfera UE: occasione mancata o opportunità per un demos europeo?

5 aprile 2012 • Digitale, Etica e Qualità • by

Un recente intervento di Ronny Patz, studioso di processi comunicativi e blogger di punta sulle tematiche europee, ha scaturito un nutrito dibattito ed esame di coscienza sulla blogosfera UE. Ancora dominata da lobby e addetti ai lavori, la sfera dei blog che ruotano attorno alle politiche comunitarie stenta a sfruttare un’opportunità in più per avvicinarsi alla creazione di quella coscienza comune, il demos europeo, di cui si evidenzia spesso la mancanza.

I blog che ruotano attorno alle tematiche UE, scrive Patz sul neonato blog della London School of Economics dedicato alle politiche europee, sono cresciuti di numero: quelli censiti dal portale bloggingportal.eu, di cui Patz è tra i fondatori, sono oggi più di 900, rispetto al centinaio censiti da uno dei primi “euro-blogger” nel 2008. Tuttavia rimangono intrappolati in alcune caratteristiche peculiari, che rendono la blogosfera UE – se di blogosfera si può parlare – profondamente diversa da quelle nazionali. Innanzitutto, commenta Patz, i blog sulle tematiche UE tendono ad essere isolati: quasi fossero delle vetrine, hanno infatti la tendenza a non interagire tra di loro, a non citarsi a vicenda e a commentarsi poco. Motivo per cui gli economisti di Bruegel, uno dei maggiori think tank sulle politiche economiche europee, che ha ripreso il dibattito su un altro neonato blog, negano che questa possa chiamarsi blogosfera, essendo lontana dall’essere un ecosistema vivente.

Altra caratteristica, già evidenziata in precedenza da uno dei corrispondenti a Bruxelles del Financial Times, Stanley Pignal, è che gli “euro-blog” sono per la maggior parte scritti da persone o gruppi che vogliono rappresentare un interesse ben preciso di fronte alle istituzioni europee: in altre parole, si tratta di lobbisti dell’industria o portatori di altri interessi come le ONG. Sono degli “insider” che conoscono bene la propria materia e parlano spesso un linguaggio tecnico rivolto ad interlocutori del proprio settore. C’è poi la nutrita schiera dei giornalisti, i cui blog spesso hanno un successo proporzionale a quello della loro testata. Tra questi esistono storie di successo come quella del popolarissimo Coulisses de Bruxelles di Jean Quatremer, corrispondente del quotidiano francese Libération.

In pochi casi i blog europei sono scritti da cittadini che vogliano commentare o far sentire la loro voce in merito agli ultimi provvedimenti presi dalla UE. Quello che non avviene, poi, è che blog di diversi Paesi che trattano una stessa tematica rimandino uno all’altro, creando un dibattito sovranazionale. La crisi economica, per esempio, poteva essere uno stimolo per i blogger di tutta Europa a discutere e confrontarsi, ma ciò non è avvenuto, e il dibattito resta ancorato alla sfera nazionale.

E’ quanto ha osservato anche l’Economist, sottolineando inoltre come negli Stati Uniti la scena dei blogger che si occupano di economia, per esempio, sia fiorente e influente, mentre in Europa – pur essendoci think tank e portali che raggruppano gli scritti delle migliori menti (ad esempio Eurointelligence e VoxEU), non c’è lo stesso tipo di interazione vivace, che porta anche un pubblico più vasto ad appassionarsi agli argomenti. Non a caso il nuovo blog di Bruegel contiene una rubrica, la Economic blogs review, dedicata a selezionare e aggregare i blog europei che trattano di economia e finanza.

La situazione della blogosfera UE, d’altronde, rispecchia fedelmente l’annoso problema di cui le istituzioni europee si crucciano da anni: la mancanza di un vero e proprio demos europeo, una sfera pubblica transnazionale. Come traspare anche dal recente dibattito, gli interessi dei cittadini della UE sono ancora relegati alla sfera nazionale. A partire dai media mainstream, il centro dell’interesse sono ad esempio le politiche di tagli alla spesa sociale del proprio governo, mentre è ancora poco approfondita la loro dimensione europea, sia in termini di confronto con altri Stati membri, sia in termini di comprensione di quello che avviene a Bruxelles o a Francoforte.

Eppure i blog della sfera UE potrebbero rappresentare un’opportunità in più per colmare quel divario fra la UE e i suoi cittadini. Soprattutto in assenza di un vero e proprio giornale europeo, e con la riduzione degli organici e della copertura della UE da parte dei media manistream, la blogosfera potrebbe offrire uno spazio per interagire davvero su quello che succede nei “corridoi di Bruxelles”, oltre che confrontarsi su decisioni che riguardano tutti e su cui c’è ancora poca comprensione. Questo era nelle intenzioni dei fondatori di bloggingportal.eu. A tre anni dalla nascita del portale, tuttavia, ammettono che c’è ancora molta strada da fare per far crescere in maniera esponenziale il dibattito di cittadini-blogger sull’Europa presente e futura.

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