Cosa determina la credibilità nel giornalismo?

21 gennaio 2016 • Etica e Qualità, Più recenti, Ricerca sui media • by

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Claus Tom Christensen / Flickr CC

La credibilità è spesso rappresentata come un obiettivo ideale per il giornalismo e come un parte integrante della strategia di sopravvivenza dell’industria delle news. Il problema è che non esiste un metodo accettato universalmente per misurare questo concetto. Il nostro ultimo studio, pubblicato nel libro Credible Journalism, A Question of Ethics and Accuracy, ha analizzato come i media danesi definiscono la credibilità sia su un piano istituzionale, in senso di accuratezza nelle notizie riportate in alcune delle maggiori testate del Paese – giornali cartacei e online e televisione -, sia in senso di come i giornalisti intendono l’etica del giornalismo.

Per esaminare il primo livello, quello dell’accuratezza delle notizie, abbiamo svolto un sondaggio con le fonti dei giornalisti, inviando un questionario a 906 di queste e chiedendo loro di identificare errori, qualora ve ne fossero, in alcuni articoli che abbiamo sottoposto. Le risposte ottenute sono state 536. In contemporanea, abbiamo anche interpellato, con un altro sondaggio, 350 giornalisti danesi, ponendo loro domande sul codice etico della stampa in Danimarca, per verificare quanto questo fosse conosciuto e rispettato. In questo caso le risposte sono state 231.

Il giornalismo è per lo più accurato, ma biased
Il nostro studio ha riscontrato come vi siano relativamente pochi errori, sia oggettivi che soggettivi, negli articoli analizzati, quando ci si riferisce ai fondamenti del giornalismo e alle sue pratiche quotidiane, come il parlare con le fonti e produrre articoli. A confermarlo, le stesse fonti interpellate con il sondaggio. Nonostante questo dato incoraggiante, però, le risposte ottenute hanno anche mostrato una generale sfiducia nei confronti dei media, i quali sono stato definiti come troppo influenzati politicamente. La nostra ricerca ha anche riscontrato come i giornalisti stessi siano piuttosto preoccupati dallo stato dell’etica della professione. Molti intervistati, ad esempio, hanno citato le pressioni lavorative in redazione come possibili fattori di compromissione dell’etica giornalistica.

Per quanto riguarda l’accuratezza, solo il 14% delle fonti interpellate nel sondaggio ha riscontrato degli errori negli articoli che hanno verificato, ma ci sono differenze a seconda delle diverse piattaforme: ad esempio, sono stati riscontrati più errori in televisione che sui giornali, sia online che cartacei. Solo l’11,6% delle fonti interpellate, comunque, ha riportato errori soggettivi, quelli dove il giornalista avrebbe escluso informazioni o citazioni che invece le fonti ritenevano invece importanti per l’articolo.

Abbiamo anche chiesto alle fonti di valutare, su un piano generale, gli articoli in cui esse erano state citate. In questo caso, più del 60% ha dichiarato di essere completamente o almeno in parte d’accordo sul fatto che si trattasse di “buon giornalismo”. Sulla base di queste risposte si potrebbe pensare che le fonti interpellate non abbiano quasi nulla di negativo da dire sul giornalismo in Danimarca. In realtà, nonostante la piccola percentuale di errori riscontrata e la complessiva buona opinione sul giornalismo, le fonti hanno fatto emergere anche un complessivo livello di scetticismo nei confronti dei media, per quanto riguarda la loro performance complessiva.

Il punto è l’imparzialità politica
I risultati della nostra ricerca mostrano come la metà del campione ritiene che i media danesi siano generalmente affidabili. Più della metà delle fonti interpellate ha però anche dichiarato di essere parzialmente o molto d’accordo nell’affermare che i media danesi siano politicamente influenzati. Storicamente, i giornali danesi sono sempre stati giornali di partito, un fenomeno che si è però concluso negli anni ’70. La televisione di servizio pubblico in Danimarca, inoltre, è vincolata per legge all’imparzialità e all’essere equidistante. Detto questo, molte fonti interpellate credono che l’influenza politica giochi ancora un ruolo importante nei media danesi.

Pochi giornalisti locali conoscono il codice etico
Per quanto riguarda la pratica quotidiana dell’etica del giornalismo, invece, la Danimarca si è data delle linee guida già dal 1991. Il nostro sondaggio con i giornalisti ha dimostrato come la maggior parte dei professionisti sia generalmente ben consapevoli dell’esistenza di un codice etico, ma anche che chi lavora nelle redazioni di testate locali, invece, non lo conosce davvero. Il 92% dei giornalisti che lavorano per le grandi testate (sia online che su carta) ha detto di essere a conoscenza delle direttive del codice, dato confermato dal 90% nel servizio pubblico e dall’80% nel locale.

Le pressioni lavorative e la competizione possono compromettere l’etica
Abbiamo anche chiesto cosa potrebbe influenzare un giornalista in una redazione a prestare meno attenzione al codice etico della stampa e a lavorare, quindi, in modo meno responsabile. I risultati mostrano che i fattori più a rischio sarebbero le pressioni lavorative e quelle degli editori, oltre alla competizione con gli altri media. Il dato è simile per tutti i media che abbiamo incluso nello studio.

Articolo tradotto dall’originale inglese

 

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  • Lisa Paolieri

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