Debolezze e mancanze del giornalismo economico

7 giugno 2012 • Etica e Qualità, Giornalismi • by

Schweizer Journalist Nr. 4+5/2012

Visto che la crisi del debito rischia nuovamente di straripare, vi riferiamo qui di due lavori che seppur di taglio giornalistico rivestono un alto valore scientifico. Prodotti nel 2011 sull’onda della crisi, in un contesto simile per la ricerca a quello odierno, rimangono  ad oggi più che mai.

Due rinomati giornalisti economici Gabriele Reckinger e Volker Wolff, professore di giornalismo all’Università di Mainz, sono riusciti in un’operazione che, nell’era di Wikipedia e del Corporate Spin Doctoring, potrebbe sembrare antiquato ma che al contrario è utilissimo. Reckinger e Wolff hanno compilato un compendio di “giornalismo finanziario„ che si appresta a diventare una guida ineludibile in ogni redazione economica, niente a che vedere con un manuale classico. Negli ultimi anni le redazioni sono state numericamente ridotte all’osso e le offerte gratuite sono diventate viepiù numerose,  trend che ha accentuato la mancanza di giornalisti con una competenza e conoscenza specifica del complicatissimo mondo dell’alta finanza. Per questo motivo 56 giornalisti, esperti del settore, si sono offerti di riassumere e condividere il loro know how in alcuni concetti chiave. Il risultato di questo lavoro è un libro facilmente leggibile e ricco di spunti. Questo compendio non chiarisce solo termini settoriali come “Behavioral Finance”, “Hedge Fonds”, “Private Equity” ma elargisce consigli mirati ai giornalisti  per le loro ricerche.

Ecco un piccolo assaggio: Andreas Henry, fino a poco tempo fa corrispondente da New York della Wirtschaftswoche, mette in guardia da una categoria di giornalisti che dalle pagine di celebri testate suggerisce quali azioni comprare.  “Ci sono giornalisti che per il loro lavoro si affidano essenzialmente ai giudizi e ai rapporti degli analisti finanziari. Ciò può significare una cosa sola: o questi giornalisti sono troppo pigri oppure sono incapaci di fare una ricerca personale per non parlare di uno studio dei bilanci delle imprese. Un bravo giornalista è colui che fornisce informazioni agli analisti, non l’opposto. Ma soprattutto i giornalisti economici dovrebbero dichiarare per chi lavorano. Ci sono quelli che appartengono alla “Sell Side” “squadra vendite”, al soldo di una banca o di un broker. Sul fronte opposto, la “Buy Side -squadra acquisti” gli analisti che lavorano per gli investitori istituzionali. Sarebbe illusorio aspettarsi un giudizio indipendente da tali personaggi.

Di tutt’altra natura è la ricerca sulla crisi che ha ispirato Cristina Marconi. La giornalista italiana ha lavorato a Bruxelles come corrispondente prima di diventare membro del Reuters Institute for the Study of Journalism a Oxford. Marconi ha studiato come i giornali più importanti in Italia, Francia e Gran Bretagna hanno descritto l’Unione europea e la montagna di debiti della Grecia. Eccezion fatta del Financial Times, tutti i giornali passati sotto la sua lente hanno raccontato gli avvenimenti dal punto di vista degli interessi nazionali. Nessuno ha offerto una copertura esente da pregiudizi. Purtroppo questa partigianeria impedisce ai giornalisti di fornire un panorama reale di ciò che avviene a livello globale in tutta l’Europa. La crisi greca è l’esempio migliore di come la stampa abbia mancato di porre le domande  più scomode, ossia quelle sui fondamenti delle istituzioni comunitarie, fomentando solo i pregiudizi pro o contro l’Unione europea. È nella natura delle cose che l’UE possa comunicare sovente solo i compromessi raggiunti, ovvero risultati politici nei quali poi ogni paese stenta a riconoscersi.

Come in altri ambiti, anche qui vige “l’arte del possibile“. Ma il vero problema dell’Unione europea è forse di tutt’altro genere. La UE investe troppi capitali nella sua immagine e nelle relazioni pubbliche. Meglio sarebbe sostenere generosamente la formazione e l’aggiornamento di giornalisti in centri come l’ European Journalism Center di Maastricht. I centri di formazione come questo sono per il momento pochi, anche se sono gli unici  in grado di formare giornalisti esperti dei problemi comunitari e, di conseguenza, anche critici del settore e della materia.

Gabriele Reckinger/Volker Wolff (Hg.): Finanzjournalismus, Konstanz: UVK 2011

Cristina Marconi: Does the Watchdog Bark? The European Union, the Greek Debt Crisis and the Press, Reuters Institute for the Study of Journalism, University of Oxford, 2011

http://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/about/news/item/article/does-the-watchdog-bark-the-europea.html

Traduzione dall’originale tedesco “Nachhilfe zur Finanzkrise” a cura di Alessandra Filippi

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