Grazie Leveson, ora che ne sarà
della stampa inglese?

4 dicembre 2012 • Etica e Qualità • by

Mentre oggi i media inglesi si avventano golosi sulla notizia  del futuro nascituro della casa reale (non poteva arrivare in un momento migliore per sviare l’attenzione da fatti più seri), politici, editori, giornalisti e società civile sono alle prese con il rompicapo Leveson, o per meglio dire, con il futuro della libertà di stampa in Inghilterra.

Compiuto il suo dovere, quello cioè di indagare cultura, pratiche ed etica della stampa inglese travolta dallo scandalo scoppiato intorno al tabloid di Murdoch “News of the World”, Sir Lord Justice Leveson è partito alla volta dell’Australia, dove insegna, lasciando la patata bollente, o meglio, il suo rapporto ufficializzato la scorsa settimana, nelle mani di David Cameron e del governo inglese.

Il rapporto, di cui potete trovare la versione ufficiale e completa qui, mentre due ottimi riassunti, uno di Jane Martinson, l’altro di Lisa O’Carroll, sono stati forniti dal Guardian nei giorni scorsi, mira a dare indicazioni e a fornire proposte per una riforma della stampa e della sua regolamentazione. Indicazioni sulle quali deciderà il governo se e come metterle in atto. È stato infatti proprio su mandato del Primo ministro inglese  che fu commissionata l’inchiesta nell’estate del 2011 ed era il 14 novembre 2011 quando Leveson diede il via alle udienze dicendo che “la stampa fornisce un essenziale cotrollo su tutti gli aspetti della vita pubblica. Per questo qualsiasi errore da parte dei media influisce direttamente su tutti noi. Alla base di questa indagine va posta dunque una elementare domanda: who guards the guardians?”.

E se Leveson la risposta l’ha trovata, proponendo nel suo rapporto una soluzione che nelle sue intenzioni dovrebbe salvaguardare la libertà di stampa e, al tempo stesso, assicurare il rispetto dei più elevati e corretti standard etici e professionali nel rispetto dei cittadini e della società civile, nella realtà è tutta un’altra storia.

Che cosa dice il rapporto

L’indagine Leveson non è la prima che si occupa della regolamentazione della stampa, in realtà è la settima inchiesta sulla stampa commissionata dal governo inglese in meno di 70 anni.

Per ripercorrerla e rivederne i principali attori il Guardian propone un ebook: The The Leveson Inquiry: A View from the Courtroom.

Attualmente la stampa inglese si autoregolamenta, esiste una commissione per le lamentale del pubblico, la cosidetta Press Complaints Commission, che però gode di scarsa attenzione ed effetto.

In sostanza ciò che Leveson propone per riformare la stampa è l’istituzione di un consiglio regolatore indipendente nel quale non siedano né politici né rappresentanti dei media, il cui compito è quello di promuovere alti standard giornalistici, di esercitare una funzione di controllo sulla stampa avendo altresì la facoltà di sanzionare gli editori e i giornali con multe fino ad un milione di sterline.

L’operato del consiglio, secondo Leveson, deve essere validato dalla legge.

Suggerisce inoltre la creazione, da parte degli attori della stampa, di un codice di comportamento da osservare e da far adottare al consiglio.

Impensabile per il Primo Ministro David Cameron secondo il quale una qualsivoglia regolamentazione di questo tipo sarebbe un pericolo per la libertà di stampa, da attuare al più presto, invece, per il capo dell’opposizione Ed Milliband che invoca un segnale forte di cambiamento nel rispetto di tutti i cittadini inglesi onesti.

L’indipendenza della stampa, un essenziale baluardo

È daccordo con Cameron il New York Times che in un editoriale definisce le indicazioni contenute nel rapporto fuori luogo, eccessive e potenzialmente pericolose per la centenaria tradizione di cui gode la stampa inglese che la vede libera dall’influenza del governo. I giornali inglesi, a partire dal 1694 sono sempre stati liberi da qualsiasi concessione o autorizzazioe governativa, un ordine regolatore supportato dalla legge sarebbe un grosso passo nella direzione sbagliata.

L’indipendenza della stampa, continua, è un baluardo essenziale della libertà politica in Inghilterra come in qualsiasi altro paese. Questa indipendenza non può e non deve essere infranta adesso. Molte delle azioni descritte nel rapporto, come l’intercettazione di messaggi telefonici di privati cittadini o la sottrazione illegale di cartelle cliniche,  non sono quelle che giornalisticamente si intende una raccolta di informazioni. Si tratta di azioni illegali punibili dalla legge e come tali vanno perseguite.

La stampa, un’industria incapace di regolare se stessa

Il Leveson report non è saltato fuori da qualcuno che una mattina si è alzato è ha detto “So che cosa farò oggi, limitare la libertà di stampa”. Ma, dice Alex Andrew, sul NewStatesmans, è scaturito dai ripetuti e miserabili errori di un’industria incapace di regolare se stessa. È il diretto risultato del comportamento di un’industria totalmente fuori controllo.

Sono dello stesso avviso le vittime degli abusi commessi dalla stampa che hanno dato vita ad una vera e propria campagna in sostegno alla proposta Leveson affinchè venga di fatto realizzato e implementato quanto contenuto nel rapporto. Come riportato da HuffPostUK la petizione sta avendo un enorme attenzione ed ha superato le 13.000 firme. Lo scopo di Hacked off, questo il nome della campagna,  è quello di garantire una stampa libera, equa e responsabile che promuova un giornalismo di interesse pubblico.

Il bastone e la carota

Secondo il giornalista del Guardian Nick Davies, che con le sue inchieste sullo scandalo delle intercettazioni convinse Cameron ad istituire l’indagine, Leveson è stato scaltro nel proporre e stilare le sue raccomandazioni. Nei confronti della stampa usa il metodo del bastone e della carota: da una parte dice le dice spetta a te autoregolamentarti, dall’altra le dice che non può essere lei stessa a supervisonare il suo operato che sarà invece osservato da un organo indipendente che si avvale di una competenza e di una facoltà  giuridica. Chi delle testate entrerà a fare parte di questo sistema avrà dei benefici e delle agevolazioni. In ogni caso le 2000 pagine di rapporto sono assai complicate, ammette, e quindi ci vorrà tempo per studiarle a fondo.

Non sarà un percorso facile

Cameron ci sta lavorando: anticipando che sarà difficile elaborare una bozza di legge, ha aperto i tavoli di confronto e di discussione con le parti in causa. Per quanto riguarda la stampa il suo portavoce ha fatto sapere che il primo ministro si aspetta che gli editori rispondano il più in fretta possibile al rapporto e si facciano avanti con le proprie proposte per quanto riguarda l’organo indipendente da istituire.

Alle udienze previste parteciperanno anche il segretario alla cultura Maria Miller, il Presidente della Press Complaints Commission Lord Hunt e i direttori delle testate nazionali.

Intanto il segretario degli esteri William Hague fa sapere che l‘attuazione del rapporto Leveson minerebbe severamente la capacità della nazione di promuovere e sostenere la libertà di espressione nel mondo.

Il Guardian, in un bel editoriale del 2 dicembre, suggerisce alle parti direttamente coinvolte si sedersi ad un tavolo e anzichè scontrarsi per salvaguardare i propri interessi cercare di incontrarsi sui punti in comune. Perchè se da un lato è vero che può fare paura realizzare alla lettera il rapporto Leveson, dall’altra è altrettanto vero che non si può più tornare indietro a quello che era un certo giornalismo in Ighilterra prima dello scandalo delle intercettazioni. E se pensiamo a quanto accaduto recentemente alla BBC, urge al più presto un piano di azione.

Stiamo a vedere che cosa succede, stay tuned su EJO.

Per approfondimenti segnaliamo ulteriori interessanti link:

BBC: Leveson report at a glance

Notebook: The Leveson Inquiry 

A rotten day for freedom

Leveson and the politics of press regulation 

 

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