I media populisti all’attacco

3 luglio 2012 • Etica e Qualità • by

TES Magazine, Nr.2, giugno-luglio

Il modello svizzero può essere la soluzione?

Se si dà credito ai media greci, spagnoli e italiani, l’Europa è nel bel mezzo di una guerra.

Il vecchio continente sta per essere “germanizzato” in seguito alla sua politica di risparmio mentre la cancelliera tedesca Angela Merkel viene paragonata ai nazisti e dopo il «terzo Reich» saremmo insomma prossimi a un “quarto Reich”. Message,  rivista tedesca che si occupa di media, recentemente ha fatto una raccolta di simili dichiarazioni, ma anche altri media in Germania hanno riferito perplessi e scandalizzati di tali derapage.

Comunque non è facile far capire al contribuente tedesco perché dovrebbe essere chiamato lui a riappianare gli eccessi di spesa dei suoi vicini sud-europei. Anche quando si spiega che le garanzie e gli aiuti finanziari andrebbero in fondo a favore delle banche tedesche, il cittadino medio non comprende perché debbano venire salvati un’altra volta istituti di credito, che elargiscono ai loro manager bonus stratosferici.

A questo proposito in Germania  alcuni osservatori si stropicciano gli occhi meravigliati chiedendosi come possa “mammi Merkel” arrogarsi il ruolo di vestale del risparmio quando nel suo paese proprio lei ha superato tutti i record di spesa.

Message mette anche in evidenza che i media tedeschi non hanno certo trattato con i guanti bianchi i vicini meridionali in difficoltà. Il giornale popolare Bild ,ha definito i greci tutti in blocco come “dissoluti, spreconi e indegni di ricevere il sostegno finanziario tedesco”.

Già nel febbraio del 2010 il Bild scriveva “ i greci riducono in cenere il prezioso euro”. Sei mesi più tardi si intimava “vendete le vostre isole … e già che ci siete anche l’Acropoli”, ora i titoli sono “ i greci in fallimento diventano sempre più sfacciati”.

Come se i problemi dell’unione monetaria europea, di difficile forse addirittura impossibile soluzione, non fossero gravi a sufficienza, i giornali e le reti televisive gettano benzina sul fuoco servendosi dei più biechi pregiudizi nazionalistici. Il rinomato giornalista, ora direttore generale della SRG SSR, Roger de Weck, già anni fa aveva lanciato l’allarme rendendo attenti che il vero pericolo non veniva dai politici della destra populista bensì dai media.

In confronto ai pezzi da novanta che sono stati messi sul campo nella battaglia tra la Germania e l’Europa meridionale, la discussione che è scaturita tra Natalie Rickli, consigliera agli Stati dell’UDC, e la rappresentanza dei tedeschi in Svizzera è stata una scaramuccia. Rickli aveva dichiarato a Tele-Züri: “La gente è irritata perché ci sono troppi tedeschi che lavorano in Svizzera” scatenando un putiferio mediatico.

Kurt W. Zimmermann, esperto dei media che cura una rubrica sulla Weltwoche, sfrontato e  al contempo acuto nelle sue analisi, afferma di sapere perché i due giornali svizzeri maggiormente in odore di populismo, Blick e Sonntagsblick, non abbiano preso al volo l’occasione di cavalcare questa polemica. I capiredattori di entrambi i giornali, Ralph Grosse-Bley e Karsten Witzmann, sono tedeschi!

Forse il modello svizzero sarebbe la soluzione per il futuro dell’Europa, l’Unione europea spedisca al posto di altri commissari al risparmio un paio di capiredattori tedeschi in Grecia, Italia e Spagna. Come contropartita un paio di ellenici, siciliani o portoghesi si assumano la regia di Bild, Bild am Sonntag, Abendzeitung e del telegiornale della RTL tedesca.  Motivi di polemica per riempire le prossime edizioni  di TES nella rubrica he si occupa di media ne rimarrebbero comunque in abbondanza.

Traduzione dall’originale tedesco “Populistische Medien im Krieg” a cura di Alessandra Filippi

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