Il 2005 è stato un anno nero per i media americani

3 gennaio 2006 • Etica e Qualità • by

Corriere del Ticino, 03.01.2006

«Diciamocelo: è stato un anno davvero pessimo». Esordisce così Craig Silverman, autore statunitense, illustrando gli errori commessi dai media americani durante l’anno che è appena terminato. Silverman ha creato un sito, www.regrettheerror.com, che raccoglie sistematicamente segnalazioni su errori commessi dai mezzi di informazione e relative correzioni. Partendo da questo materiale ogni anno egli stila una classifica che si snoda in diverse categorie: il 2005 spicca non solo per la quantità di errori raccolti, ma soprattutto per la gravità delle conseguenze che essi hanno provocato.

Secondo questa logica il «best error» – o l’errore peggiore, a seconda dei punti di vista – del 2005 è stato quello commesso dal Newsweek il 9 maggio scorso, quando il giornale ha svelato il presunto scandalo delle profanazioni del Corano nella prigione americana di Guantanamo. I dettagli riportati, soprattutto quello di un esemplare del testo sacro gettato nel gabinetto di fronte ad un detenuto, che in seguito non trovarono conferma, sollevarono disordini in Afghanistan e Pakistan causando almeno 15 morti.

La classifica include un altro caso esemplare su come gli errori dei media possono rovinare la vita delle persone comuni: in agosto la televisione Fox News diede una notizia fornendo l’indirizzo al quale viveva un terrorista, leader di un gruppo responsabile degli attentati di luglio a Londra. Peccato che la persona in questione, Iyad K. Hilal, aveva cambiato casa circa 3 anni prima. E per la famiglia che ora vive a quel indirizzo è iniziato, come c’era da aspettarsi, un incubo fatto di minacce e insulti.

Un fatto analogo è accaduto in aprile ad un uomo di affari di Chicago, Frank Calabrese, che aprendo il Chicago Tribune a pagina 18 si è trovato di fronte alla sua foto in un grafico intitolato «L’infrastruttura della malavita di Chicago». Il giornale aveva inavvertitamente usato la sua foto invece di quella di un suo omonimo, all’epoca in prigione per attività illecite. In questo caso la vittima ha però reagito pretendendo dal Chigago Tribune un milione di dollari di danni.

La lista di errori non include solo episodi con conseguenze pesanti, ce ne sono anche che causano solo perplessità e ilarità. Come quello che ha vinto nella categoria che l’autore del sito definisce l’Errore numerico dell’anno in cui la Reuters diede tutta una nuova prospettiva alla seconda guerra mondiale affermando che vi furono «più di 27 cittadini sovietici morti » (invece dei circa 27 milioni che persero la vita nel conflitto).

Esiste pure una categoria legata alle nuove tecnologie: Il miglior abuso di Internet. Quale internauta non ha mai letto una di quelle leggende metropolitane che dilagano sulla rete? La maggior parte di noi sa che si tratta di bufale, ad altri viene il dubbio e per non spezzare la catena le inoltrano ai loro contatti. Il problema nasce quando è un giornalista a leggerle, a crederci e, senza verificare le fonti, a darle in pasto ai suoi lettori. Sembra incredibile, ma un giornalista di Atlanta è riuscito a credere e a pubblicare la storia di un uomo che, rimasto sotto una valanga con la sua auto, è riuscito a liberarsi bevendo i 30 litri di birra che aveva in macchina e urinando aprendosi un varco fino alla libertà. Una bufala che circola su internet da tempo, ma che ripresa da un giornalista assume tutt’altro peso.

Divertenti o no, il denominatore comune di questi episodi è il fatto che emerge una forte necessità di aumentare l’accuratezza dei media. D’altronde una recente ricerca, Trend 2005, condotta da un noto istituto di ricerca americano, il Pew Research Center, dimostra che questi errori non restano impuniti: «Il declino della credibilità dei quotidiani è impressionante. Vent’anni fa, solo il 16% degli americani affermava di credere poco o nulla di quanto leggeva; nelle ricerche più recenti la percentuale è quasi triplicata, arrivando al 45%.

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