Il fattore G nel giornalismo

4 marzo 2006 • Etica e Qualità • by

ssmgazette, marzo 2006

Che cos’è oggi il buon giornalismo? Osservazioni in merito ad un quesito che non può essere definitivamente risolto.
L’argomento è interessante, i fatti accuratamente indagati, le storie ben raccontate, il testo scritto in modo brillante. Le qualità artigianali del buon giornalismo sono note, sono state pubblicate molte volte e sono sostanzialmente indiscusse. Tutto il lavoro serve però a poco se il pubblico non recepisce la prestazione giornalistica a causa delle sue riserve sulla verdicità del contenuto, la serietà, l’onestà delle intenzioni, la neutralità, lo stile. Il giornalismo funziona solo nel momento in cui riesce a conquistare la credibilità del pubblico.

Il giornalismo deve indagare, far luce sui punti controversi della società, scoprire i punti deboli, evidenziare le inconvenienze, destabilizzare, criticare. Noi chiamiamo tutto ciò la funzione critica e di controllo. La democrazia non può rinunciare a questa funzione, pena esserne danneggiata. Il giornalismo, d’altro canto, può assolvere a queste funzioni solo se è credibile. La credibilità è il suo più grande capitale. Per questo, malgrado la tesi suoni un po’ semplicistica, il giornalismo si può chiamare tale se contribuisce a rafforzare la propria credibilità.

Una buona prestazione porta rimproveri
Il giornalismo deve poter conquistare la fiducia del pubblico e degli attori; tuttavia, sarebbe poco opportuno per la sua missione e la sua indipendenza se esso cercasse l’applauso di scena o addirittura la popolarità. Il giornalismo deve essere scomodo, deve sapere andare contro. Ma allora, come guadagnarsi la fiducia del pubblico? Vale la pena di confrontarsi con questa contraddizione tenendo conto che la missione sociale dei media, dei giornalisti, non sempre viene riconosciuta socialmente. Il giornalismo viene visto come aggressivo, negativo, distruttivo, le prestazioni positive vengono apparentemente poco elogiate, le negative troppo evidenziate, così come se ciò che è segreto viene reso pubblico senza autorizzazione le critiche delle istituzioni politiche, economiche e sociali, riecheggiano con senso di rimprovero nei confronti dei media.

Eppure così deve essere il giornalismo: critico, caparbio, scomodo. E, a maggior ragione, coerente con se stesso, grazie a criteri di valutazione interni, ad un autocontrollo trasparente, a un dibattito etico. Non è una questione di belle parole e dichiarazioni, bensì di pratica giornalistica. In tutto questo il giornalismo deve dimostrare che le sue prestazioni sono necessarie e indispensabili per la società. Non solo in situazioni straordinarie come gli impegnativi reportage dall’estero, le ricerche esclusive o gli scoop spettacolari, quanto piuttosto nella quotidiana routine professionale: nell’agenzia, nella redazione locale, nel foglio regionale così come nel canale televisivo internazionale. Dunque, quando si lavora in modo pulito, si informa correttamente, si forniscono spiegazioni senza badare a scrupoli, ma con rispetto e in modo corretto, ponendo al centro la trasparenza e non la sensazione, evitando le storielle, le mezze verità, le offese personali o le compiacenze.

In questo modo, ogni giorno, il giornalismo guadagna credibilità e si rinforza. Viceversa, commettendo errori, sotterra la fiducia del pubblico

Lottare per la fiducia
Essere critici, scettici nei confronti del nostro ambiente, dubitare, indagare, inquisire: tutto questo fa parte della professione giornalistica. D’altra parte, i giornalisti stessi devono continuamente dimostrare che è possibile dare loro credito. La credibilità del giornalismo può esistere solo se ci si auto-osserva e ci si mette in questione. Il dubbio e l’autoriflessione devono accompagnare anche il nostro stesso lavoro. I giornalisti devono essere in grado di spiegare chiaramente al pubblico perchè fanno qualcosa e perchè la fanno in quel determinato modo. Devono anche ammettere pubblicamente quando commettono degli errori. Il buon giornalismo deve costantemente lottare per la fiducia del pubblico.

Alla buona qualità giornalistica appartengono l’autoriflessione, il dibattito pubblico sul giornalismo stesso e sulle sue prestazioni. Il buon giornalismo non è tanto una questione di buon artigianato e buona tecnica, quanto piuttosto di buon comportamento. Anche questo ha il suo prezzo. A ragione, la ricerca richiama l’attenzione sulle premesse strutturali per la qualità. Il dibattito giornalistico è un concreto stimolo alla pratica e deve essere condotto quotidianamente tra giornalisti, proprio per la salvaguardia della qualità, la quale necessita delle relative risorse redazionali. Nelle redazioni deve essere definito il criterio secondo il quale si decide che cos’è il buon giornalismo: la capacità giornalistica, così come la storia di cui si riporta, contribuiscono alla qualità del giornalismo.

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