Il potere manipolatorio delle immagini nei quotidiani: un caso comasco

24 maggio 2011 • Etica e Qualità, Media e Politica • by

Ha fatto molto discutere “l’oscuramento” di Hillary Clinton, e di un’altra funzionaria della Casa Bianca, dalle foto nella “Situation Room”- scattate in occasione del blitz che ha portato alla morte di Osama Bin Laden – da parte del quotidiano israeliano ultraortodosso Der Tzitung. Fedele alla regola della testata di non pubblicare mai foto di donne per non distrarre i propri lettori, il quotidiano con sede a New York ha deliberatamente manipolato una foto diffusa a livello globale e destinata a rimanere nei libri di storia.

Il potere delle immagini che accompagnano gli articoli di giornale può essere molto forte: una foto colpisce prima e più efficacemente delle parole, lo sanno bene i pubblicitari. Una foto può essere una notizia ancora prima che la notizia venga effettivamente data. Una foto, in definitiva, può mostrare una verità insindacabile, può essere una prova o può mostrare un falso, una manipolazione, una colossale opera di spin. Le prime foto del cadavere di Bin Laden erano dei falsi; le foto vere molto probabilmente, non le vedremo mai, a meno che non finiscano su Wikileaks. Oppure può essere veritiera o falsa in parte. Nel 2009 la città di Como  è stata al centro dell’attenzione mediatica per un muro che faceva parte di un più ampio progetto di riqualificazione della passeggiata con annesso sistema antiesondazione, fortemente voluto dalla giunta del primo cittadino Stefano Bruni. Il muro venne costruito sul lungolago ostruendo completamente la vista sul primo bacino. La città si ribellò contro quello scempio e, dopo un susseguirsi di carte bollate, procedimenti amministrativi e rimbalzare delle responsabilità, l’allora assessore alle Grandi Opere Fulvio Caradonna, indicato da più parti come responsabile politico dell’accaduto, venne sfiduciato in Consiglio e si dimise. A distanza di anni, anche se il muro è stato demolito, il cantiere è ancora al suo posto e i lavori sono fermi, causando alla città un evidente danno economico e d’immagine. In tempi recenti una cordata di privati ha annunciato di volersi accollare i costi (120mila euro la loro offerta) per riaprire provvisoriamente una tratta della passeggiata nel periodo estivo. Poco tempo dopo si è fatto avanti anche il calciatore Zambrotta con una proposta più ricca. Il comune ha indetto un bando con richieste giudicate troppo esose dalla prima cordata, che ha preferito ritirarsi lasciando solo il progetto del milanista, che viene poi approvato, anche se con qualche riserva.

La notizia della ritirata della prima cordata, che ha tuttavia confermato la cifra offerta destinandola ad altro progetto per Como, è stata riportata il 3 maggio da due quotidiani comaschi, La Provincia di Como e il Corriere di Como. I due giornali riportavano le immagini scattate in un ristorante del centro durante una cena che vedeva coinvolti Zambrotta, due rappresentanti del gruppo di privati ritiratosi e, sorprendentemente, Fulvio Caradonna, l’ex assessore dimissionato proprio per via del cantiere sul lungolago.  Una è tagliata e omette la figura dell’assessore Caradonna, l’altra, intera, la mostra normalmente. Ad accorgersi della manipolazione è stato l’Ordine, terza voce del giornalismo comasco.

FOTO DEL CORRIERE DI COMO

Il Corrierino è uscito con un’immagine scattata nel medesimo contesto, ma volontariamente – e in modo fin troppo evidente – tagliata. Nella foto si vede Zambrotta in primo piano e solo uno dei privati della cordata. Nessuna traccia dell’assessore, la cui presenza a quel tavolo è un fatto tutt’altro che di poco conto. L’articolo, inoltre, contrariamente a quello della Provincia di Como, non riporta mai il nome di Caradonna.

FOTO DE LA PROVINCIA DI COMO

Due immagini di quella cena raccontano due verità differenti. Una omette volontariamente la presenza del politico responsabile di un progetto dispendioso e fallito, ancora intrecciato ai suoi destini in ricerca di nuova credibilità. L’altra – quella completa – anche se l’articolo correlato su La Provincia non giudica il fatto rilevante dato che non lo illustra, rivela il fatto nella sua completezza. Secondo L’Ordine la cancellazione di Fulvio Caradonna è un assist giocato in favore del sindaco Bruni, a cui il Corriere di Como certamente non è ostile: la presenza stessa dell’ex assessore a quella cena potrebbe rendere il progetto di Zambrotta meno gradito alla cittadinanza. Una figura scomoda, almeno a questo stadio iniziale del progetto, da cancellare con un colpo di photoshop.

 FOTO DE L‘ORDINE

Ad accorgersi della manipolazione è stato L’Ordine, terza voce del giornalismo comasco che il 4 maggio va in edicola riportando in prima pagina entrambe le foto in questione con la dicitura “L’Ordine enigmistico”, invitando, con un richiamo alla terza pagina, i suoi lettori a trovare le differenze.

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