La critica non genera violenza

16 dicembre 2009 • Etica e Qualità, Giornalismo sui Media • by

Osservatorio europeo di giornalismo, 16.12.2009

L’aggressione al premier è davvero il prodotto del clima di odio instaurato dalla stampa e dai media italiani? Esprimere critiche, anche aspre, nei confronti di Berlusconi può innescare fenomeni di violenza? Chi scambia la critica per odio e il lavoro giornalistico per violenza è soltanto un irresponsabile antidemocratico, scrive Ezio Mauro, direttore della Repubblica.

Nel discorso pronunciato da Fabrizio Cicchitto, leader del Pdl alla Camera, si indicano i presunti responsabili morali dell’attacco: il Gruppo Editoriale Repubblica-Espresso, il quotidiano Il Fatto, i giornalisti Marco Travaglio e Michele Santoro, definiti terroristi mediatici. A questo proposito il giornale inglese The Guardian pubblica un editoriale, dal titolo Politics alla puttanesca, in cui si afferma che “indicare un giornalista come qualcuno che ha a che fare, direttamente o indirettamente, con l’attacco di un folle, è una vecchia tecnica sperimentata nel periodo più buio della storia europea”. Cosa sarebbe successo se una stessa affermazione fosse stata fatta da un giornale italiano?

Ma l’esistenza di un clima di odio, non vede piuttosto delle corresponsabilità della stessa parte politica cui appartiene Silvio Berlusconi? Quando attacca i magistrati indicandoli come comunisti, quando grida al complotto e si scaglia contro tutto e tutti colpevoli di contestare il suo operato. Il dovere di un giornale non è criticare piuttosto che essere allineato e conforme all’establishment? I giornali non devono essere, secondo quanto prescrive la retorica giornalistica, i cani da guardia della democrazia? Ciò che lasciano supporre le reazioni a seguito dell’aggressione è che non si vuole un confronto, anche duro, con l’opposizione e la stampa. Meglio un bavaglio.

E’ bene ricordare che in passato giornalisti come Enzo Biagi e Indro Montanelli hanno criticato aspramente Silvio Berlusconi. Ecco per esempio un passaggio di un intervista concessa a Repubblica nel marzo del 2001: “L’Italia berlusconianaaffermava Montanelli è la peggiore delle Italie che io ho mai visto, e dire che di Italie brutte nella mia lunga vita ne ho viste moltissime. L’Italia della marcia su Roma, becera e violenta, animata però forse anche da belle speranze. L’Italia del 25 luglio, l’Italia dell’8 settembre, e anche l’Italia di piazzale Loreto, animata dalla voglia di vendetta. Però la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l’avevo vista né sentita mai. Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo“.

Anche loro erano portatori d’odio o erano persone che manifestavano democraticamente una propria opinione? Le critiche non generano violenza. Eppure vi è chi come Marcello Veneziani che sul Giornale scrive “D’ora in poi dev’essere chiara una cosa: chiunque definisce tirannide o regime fascista il governo di Berlusconi si assume la responsabilità politica e civile di mandante morale delle aggressioni subìte da Berlusconi e di ogni altro eventuale attentato”. Secondo la teoria di Veneziani anche gli stessi Biagi e Montanelli sarebbero oggi responsabili morali del clima di violenza e odio generato nei confronti di Silvio Berlusconi? E quanti ancora, secondo questa analisi, dovrebbero essere messi al bando dal panorama della stampa italiana?

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