La RAI rimane una questione politica

8 giugno 2012 • Etica e Qualità, Giornalismo sui Media • by

Il Consiglio di amministrazione della Rai, i componenti del Garante per il trattamento dei dati personali e della privacy e i nuovi membri dell’Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni, sono in tutto 18 personaggi da cui dipende il futuro dell’informazione, quindi anche la libertà e la democrazia del Paese. La loro nomina è sempre avvenuta nelle stanze della politica, lontano dagli occhi dei media e dei cittadini e senza un meccanismo meritocratico. Così è stato anche questa volta nonostante le proteste e le proposte di molte associazioni e di cittadini che chiedevano nomine trasparenti basate sul merito e non sull’appartenenza o sulla convenienza politica. Il risultato che ha decretato le nomine dell’Agcom e del Garante della Privacy ci ha invece ancora una volta dimostrato che certi meccanismi di potere e di lotizzazione nel nostro Paese sono davvero duri a morire e continuano a minare un vero e genuino processo di innovazione del servizio pubblico. Le associazioni, i sindacati e i partiti d’opposizione non ci stanno. Scatta l’appello al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (in parte riportato a conclusione dell’articolo). Rodotà commenta: “Errore gravissimo non ascoltare i cittadini”. Tra le iniziative che hanno chiesto più trasparenza e un cambio di passo e continuano a chiederlo a gran voce anche a nomine fatte c’è quella dell’ “Open Media Coalition”. Ne abbiamo parlato con uno dei promotori di Vogliamotrasparenza.it, Luca Nicotra. Classe ’82 e fondatore di Agorà Digitale, un’associazione che si batte per il rispetto dei diritti digitali, della privacy e della trasparenza, Luca Nicotra a febbraio ha ottenuto la copertina dell’International Herald Tribune, oggi racconta all’EJO cosa sono l’Open Media Coalition e Vogliamotrasparenza.it.

Da che cosa nasce il movimento Vogliamotrasparenza.it e che cosa proponete? Quali sono i risultati raggiunti finora?

“Vogliamo Trasparenza nasce da una serie di associazioni che vanno da Altroconsumo alla Federazione Nazionale della Stampa, ad Articolo 21, datagov.it, l’istituto italiano per la privacy, Valigia blu e molti altri. Tutti soggetti che negli anni si sono imposti su vari fronti per impedire alcuni regolamenti dell’Autorità garante delle comunicazioni. Il movimento quindi nasce dalla consapevolezza di quanto siano rilevanti queste autorità indipendenti come Agcom, Privacy e Cda Rai, per decidere le reali politiche sul fronte dell’informazione e dell’innovazione tecnologica. Abbiamo riflettuto sul grave problema che rappresenta il loro complesso meccanismo di elezione dei membri, un processo non trasparente, in cui i nomi e i curriculum vitae si vengono a sapere a cose ormai fatte. Se pensiamo che un membro dell’Agcom non può essere rimosso dall’incarico capiamo che questi sono soggetti pericolosi per chi vuole fare innovazione e proteggere la libertà d’informazione. L’Open Media Coalition nasce con il tentativo di mettere in piedi un processo trasparente, con una richiesta ai partiti di firmare un impegno a votare il curriculum in modo trasparente. Un obiettivo importante che abbiamo ottenuto è stato l’annuncio da parte del presidente Fini, anche se in modo informale, di voler far depositare ai candidati i rispettivi curriculum vitae, è un traguardo importante, mai successo prima. Ma una cosa è una concessione e cosa ben diversa è invece un regolamento, infatti poi il deposito è stato prorogato a meno di 24 ore prima della votazione, così è impossibile valutare le persone. Comunque è un passo in avanti, ma c’è ancora molta strada da fare”.

Una piccola vittoria è stata ottenuta con la valutazione dei curriculum in merito alle nomine Agcom.

“Abbiamo fatto depositare la proposta di regolamento a Camera e Senato per istituzionalizzare il processo di trasparenza per qualsiasi nomina quindi anche per la Rai vorremmo la stessa impostazione. Proprio oggi l’Open Media Coalition sarà udita dal Presidente della Camera e poi avrà un incontro con Schifani al Senato per proseguire nel tentativo di spingere verso un processo di trasparenza che non finisce solo con il curriculum, questa è una richiesta di base, chiediamo che i futuri membri sottoscrivano un documento in cui dichiarino l’assenza di conflitto d’interessi e che esplicitino la loro posizione su alcune tematiche chiave. Non è mai successo in Italia che un gruppo di associazioni si mettesse di traverso in un processo così opaco”.

Il problema della nomine Rai è solo un problema di scelta delle persone o anche del sistema di ingerenza della politica nel servizio pubblico?

“È un problema politico e partitico di interesse rispetto alla spartizione degli spazi nel servizio pubblico. Si legano tra loro i temi del rinnovo e quello della governance, è una scusa per rimandare tutto all’infinito. Si gioca una partita difficile perché sia il Cda Rai sia l’Agcom saranno in carica durante le prossime elezioni politiche e avranno quindi una grande responsabilità. I partiti cercano così di piazzare i loro uomini nel posti chiave”.

Quanto sono simili e in che cosa si differenziano le logiche che governano le nomine Rai e quelle Agcom?

“In Agcom ci sono anche logiche di partito, soprattutto ora che il numero dei commissari è sceso da otto a quattro, li decidono tutti Pd e Pdl. Prima invece c’erano maggiori possibilità di inserire una figura indipendente, ora è impossibile. In Agcom poi c’è l’interesse strategico del mondo industriale, di tutti i settori economici, che cercano di piazzare i loro uomini all’interno dell’Autorità. Sono persone tecniche con un passato legato all’industria e tendono a riproporlo poi all’interno. In Rai il ragionamento è simile”.

Chi avresti voluto vedere nei ruoli che hanno assegnato?

“Teniamo separata questa campagna per la trasparenza dal toto nomine. La nostra è una questione di metodo, non vogliamo supportare specifici candidati altrimenti perderebbe d’efficacia. Ci sono delle caratteristiche che richiediamo come quelle di indipendenza e di non avere legami con partiti politici”.

 Tu, e i ragazzi di agorà Digitale, siete dei veri e propri evangelisti delle nuove tecnologie e, per dirla con lo scrittore tedesco Hans Magnus Enzesberger, del “potenziale emancipatorio” dei nuovi media. In questo senso, quali sono le sfide più grandi che deve affrontare la Rai nel prossimo futuro per dare un vero e proprio servizio pubblico ad un paese che va immergendosi nella realtà digitale? E per allinearsi agli standard delle tv del servizio pubblico europee?

“Questo è un punto centrale. I soggetti dell’audiovisivo hanno difficoltà a convertire i loro modelli di business e strutturali nel nuovo modello digitale. La Rai ha una possibilità in più perché ha un contratto di servizio che le impone di essere l’apripista su certi temi. Può sperimentare e prendere dei rischi in più e dimostrare che ci sono modelli che anche i grandi soggetti possono utilizzare. Il problema è che i soggetti tradizionali non si riescono a convertire. Su alcune cose ha già fatto dei passi in avanti, per esempio mentre Mediaset citava in giudizio Youtube la Rai ci faceva un accordo per la distribuzione più aperta dei contenuti. È il segnale che si sta andando nella direzione giusta, la Rai ha il potenziale di farlo, non dipende dalla pubblicità. Ora bisogna vedere se la governance sarà aperta ad innovare”.

Alla luce delle nomine Agcom e Privacy avvenute nei giorni scorsi, ora come vi muoverete?

“Ieri sera c’è stato un vertice con il presidente del consiglio, Mario Monti, che ha parlato di gioco dei partiti che deve finire, ma a dir la verità arriva un po’ tardi. Allora perché non scrive a quei candidati, palesemente non competenti e con conflitti d’interesse, di fare un passo indietro?  Noi continuiamo su questa strada, abbiamo lanciato una lettera al Presidente della Repubblica in cui chiediamo di non firmare il decreto. Anche gli esperti di diritto amministrativo ci danno ragione. Andiamo avanti così altrimenti, viste le importanti competenze che hanno i commissari Agcom, ma anche quelli per la privacy, per i prossimi sette anni sarà dura la vita per questo Paese”,,.

Dunque mentre Mario Monti decide chi mettere alla presidenza Agcom, si mormora sarà molto probabilmente l’economista Angelo Cardani, Vogliamotrasparenza.it non si ferma e fa appello al Presidente Napolitano: “I nomi degli eletti che Le verranno sottoposti sono il risultato di un procedimento di nomina gestito in aperta violazione della relativa disciplina e di ogni più elementare principio democratico. Tali nomi, infatti, sono stati scelti in assoluta autonomia dai Partiti politici in una sede extra-istituzionale e sulla base di valutazioni di carattere diverso rispetto a quelle che la legge avrebbe imposto di porre in essere per pervenire alla nomina di membri dotati delle necessarie competenze ed esperienze nonché di un adeguato livello di autonomia ed indipendenza. Al riguardo, non sarà sfuggito ai Suoi uffici, che mentre la Presidenza della Camera dei Deputati e quella del Senato della Repubblica erano ancora impegnate nella raccolta delle decine di curricula dei candidati, gli organi di stampa avevano già pubblicato l’elenco dei nomi dei candidati che sarebbero risultati nominati all’esito di votazioni – alla Camera ed al Senato della Repubblica – che dovevano ancora iniziare. (…)La ragione per la quale ci permettiamo di rivolgerci a Lei, Signor Presidente, tuttavia, non è legata tanto ai nomi degli eletti che Lei dovrebbe proclamare membri delle Autorità, quanto, piuttosto al metodo seguito per la loro nomina, metodo che, come avrà modo di verificare direttamente, è stato palesemente inadatto a garantire il raggiungimento degli scopi e degli obiettivi ai quali i procedimenti di nomina sono preposti e finalizzati”.

Vedremo se la Rete, i cittadini e le associazioni come Vogliamotrasparenza.it riusciranno davvero a fare la differenza e ad imprimere un cambiamento, a mettere in moto un processo  innovatore che liberi una volta per tutte il servizio pubblico dalle logiche e dal potere della politica.

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