La Stampa intervista Obama e perde un’occasione

9 febbraio 2012 • Etica e Qualità • by

Stamani  diversi notiziari diffondevano alcune delle dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama rilasciate in un’intervista esclusiva pubblicata oggi dal quotidiano torinese La Stampa. “L’Italia sta facendo passi impressionanti al fine di modernizzare la sua economia, avanti così su deficit e crescita” era una di queste. Senza voler entrare nel merito di questioni politiche, chi vive la quotidianità italiana di questi tempi e soprattutto chi legge i giornali e si informa tutti i giorni, si sarà chiesto  certamente se Obama stesse con cognizione di causa effettivamente parlando dell’Italia, quell’Italia che  è andata in tilt per la neve e il freddo, che deve fare i conti con tagli importanti al settore sociale e della cultura, aumento delle tassazioni, e intanto non vede nessuna misura per il rilancio dell’economia, oppure di un altro paese. Poi naturalmente, come le interviste ai grandi Statisti prevedono, si è parlato anche di politica internazionale, della ricetta di Usa-Ue per superare la crisi finanziaria, di firewall finanziari, e di come aiutare le svolte democratiche in Medio Oriente e Nord Africa ecc.

Ma su tutte queste questioni ogni volta che Obama è tornato sul governo Monti ha espresso solo elogi e complimenti. Troppi per essere veri, troppo perfetti e preparati perchè ci si possa credere. E anche in fatto di politica estera il Presidente Americano non ha detto nulla che non si sapesse già, nessuna informazione nuova da apprendere per i lettori.

D’altra parte, come  ha scritto Marcello Foa stamani sul suo blog, nei casi di interviste così importanti, il giornalista, in questo caso Maurizio Molinari, comunica le domande in anticipo, non può interloquire con l’intervistato e l’intervista viene passata ai raggi x dell’ufficio stampa della Casa Bianca prima di essere pubblicata. Insomma, è blindatissima, il che è nell’interesse del servizio diplomatico, ma lo è anche dei giornalisti e dell’opinione pubblica?

La stampa e i media in fondo non dovrebbero essere cani da guardia della democrazia e dunque mettere in difficoltà il sistema, fare domande scomode e imbarazzanti anzichè comportarsi da docili cani da compagnia che si trasformano di fatto in veicoli propagandistici accettando condizionamenti?

Così facendo, sostiene Foa, la stampa si svaluta e forse non è un caso se le vendite continuano a calare e la credibilità dei media pure.

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  • Claud Bohm

    I giornali non devono diventare veicoli propagandistici e accettare condizionamenti. Giusto. Però mi sembra un po’ paradossale che ce lo venga ad insegnare un giornalista del Giornale…

  • EJO

    Caro lettore, Marcello Foa non è più un giornalista del Giornale, ma è il direttore generale del gruppo Timedia. Il suo è un blog indipendente che è apprezzato per la libertà di pensiero e per il coraggio come potrà verificare scorrendo i suoi post. Lei lo conosce? Lo legga e legga il libro “Gli stregoni della notizia” poi potrà valutare se lo stesso Marcello Foa ha titoli o meno per esprimere certe opinioni, magari dando anche un’occhiata al suo percorso accademico e considerando chi è il suo maestro e il suo iniziatore: è tale Indro Montanelli…

  • Claud Bohm

    Cara EJO, grazie della segnalazione. Prometto di leggere “Gli stregoni della notizia” e spero di trovarci un succoso capitolo su come al Giornale si “fabbrica(va) informazione al servizio del governo”.

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