Libertà di stampa: l’arma giusta contro la corruzione

12 dicembre 2010 • Etica e Qualità • by

Corriere del Ticino, 10.12.2010

Una notizia di cui la Svizzera può andare fiera? Nella «Classifica sulla percezione della corruzione» (Corruption Perception Index), stilata da Transparency International, la Confederazione elvetica rispetto alle altre nazioni europee si colloca tra i 10 Paesi al mondo meno esposti alla corruzione, insieme a Danimarca, Svezia, Finlandia, Paesi Bassi e Norvegia. In un’altra classifica invece, redatta ogni anno da Reporters sans Frontières e relativa al rispetto della libertà di stampa, la Svizzera si piazza addirittura al primo posto – insieme a Finlandia, Islanda, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia.

Se si analizzano queste due classifiche nel dettaglio, si può giungere alla seguente conclusione: Sia per quanto concerne il contenimento della corruzione sia in tema di libertà di stampa, l’Europa, l’America settentrionale e l’Oceania occupano delle posizioni di spicco. Singapore è invece palesemente l’unico Paese in grado di combattere con successo la corruzione, pur non beneficiando del la libertà di stampa.

– In ambito europeo si delinea una preoccupante disparità non solo tra Nord e Sud, bensì anche tra est e ovest. Le situazioni dei tre Paesi più grandi vicini alla Svizzera;

– la Germania, la Francia e l’Italia – risultano infatti for temente diverse: in tema anti corruzione la Germania si piazza quindicesima, mentre la Francia venticinquesima. Molto più indietro, invece, si colloca l’Italia, al 67. posto, dopo il Ruanda e giusto prima della Georgia. Mentre, per quanto riguarda la libertà di stampa, la Germania si trova al 17. posto, la Francia al 44. e l’Italia, per il noto conflitto d’interessi del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, al 49. I fanalini di coda della lotta alla corruzione sono rappresentati dal Sudan, Turkmenistan, Uzbekistan, Birmania e Somalia, così come dall’Afghanistan e dall’Irak, da anni afflitti dalla guerra. La garanzia della libertà di stampa è ridotta ai minimi termini in Siria, Birmania, Iran, Turkmenistan, nel la Corea del Nord e in Eritrea.

Stando a entrambe le graduatorie, un maggiore rispetto della libertà di stampa è evidentemente correlato a una mi nore propensione alla corruzione, il che ci porta alla conclusione che è proprio la libertà di stampa ad arginare in modo sostanziale questo tipo di realtà. Tuttavia, si deve essere molto pru denti a pensare che si tratti di una correlazione di tipo casuale: se, infatti, il numero delle nascite diminuisce dra­sticamente, in concomitanza con quello delle cicogne, non si deve necessariamente conseguire che siano le cicogne a far nascere i bambini!

La tendenza alla corruzione è, innanzitutto, una questione di etica e, per tanto, anche di socializzazione e di cul tura sociale. Ma, presumibilmente, non hanno proprio torto quegli economisti che ritengono che la corruttibilità si diffonda preferibilmente proprio là dove risulta redditizia. E il vantaggio di pende soprattutto dalla probabilità o meno di essere colti sul fatto se coinvolti in casi di corruzione, così come dalle sanzioni che ne derivano.

Anche se i potenti sanno che una stampa indipendente potrebbe sorprenderli in flagrante e scatenare uno scandalo, presumibilmente è proprio tale in dipendenza a rappresentare comunque la migliore arma di prevenzione contro la corruzione e la corsa al potere. A tal fine, non solo è necessario che la libertà di stampa sia garantita dalla costituzione stessa, bensì anche che il giornalismo sia finanziariamen te indipendente, nonché sufficientemen te in grado di svolgere le proprie ricerche; realtà che, del resto, è stata per decenni indirettamente sovvenzionata dall’economia pubblicitaria.

E poiché oggigiorno si può fare pubblicità in modo più economico e mirato nei network sociali e con il sup porto dei motori di ricerca, nelle de­mocrazie occidentali dell’Europa e del l’America Settentrionale, il finanziamento delle indagini giornalistiche da parte della pubblicità sta scomparendo ad una velocità vorticosa, facendo così dimezzare, rispetto al passato, il valore della libertà di stampa.

In conclusione, seppur con tutte le difficoltà che la raccolta e l’attendibilità di questo tipo di dati comporta, entrambe le classifiche provengono da istituzioni di tutto rispetto e sono molto lusinghiere per la Svizzera. Esaminando le classifiche un po’ più da vicino sono proprio i piccoli Paesi in generale, a godere di una maggiore libertà di stampa rispetto ai Paesi più grandi e con una maggiore densità di popolazione. Da un lato perchè nei Paesi piccoli il controllo sociale funziona meglio e quindi corruzione e corruttibilità sono meno probabili. Dall’altro perchè in un Paese dove tra le élite tutti si conoscono, i media tendono ad essere meno aggressivi e ad esercitare minori pressioni; dunque a non beneficiare fino in fondo della libertà di stampa.

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