Quando le news escludono

13 gennaio 2015 • Etica e Qualità, Ricerca sui media • by

Le notizie, in Europa, sono dominate da uomini bianchi e di mezza età. Secondo i dati di ricerca disponibili, gli uomini attorno ai 40 anni sono raffigurati in circa tre quarti del totale delle news pubblicate, mentre le donne rimangono più indietro, rappresentando solo il restante quarto. Migranti, disabili e altre minoranze, a loro volta, giocano un ruolo secondario se non marginale. Mediane, un progetto costituito per studiare soluzioni che possano migliorare la rappresentazione della diversità nei media europei, ha chiesto urgenti cambiamenti nel modo in cui i giornalisti sono formati e assunti dai giornali.

Mediane ha anche sottolineato come le fonti di informazione e gli esperti di media devono essere più diversificati per riflettere meglio la società contemporanea.

 Mediane, ovvero Media in Europe for Diversity and Inclusiveness, è un progetto congiunto del Consiglio europeo e della Ue che si è tenuto tra il 2013 e il 2014. Tra i principali risultati della ricerca, un dato è particolarmente chiaro: le donne rappresentano la metà della popolazione europea, ma sono trattate solo nel 25% degli articoli pubblicati e solo nel 5% dei pezzi giornalistici che hanno a che vedere con economia e scienza. I migranti, che contano per circa il 10% degli abitanti d’Europa, sono invece rappresentati solo nel 5% delle notizie pubblicate, come dimostrano i nuovi dati pubblicati dalla World Association for Christian Communication (Wacc).

Uno studio del belga Conseil Supérieur de l’Audiovisuel, invece, ha scoperto come le persone disabili rappresentino solo ruoli secondari nelle news e come esse siano trattate sempre e solo per questioni relative ai loro handicap. Le comunità Lgbt, dal canto loro, che contano per il 6% complessivo della popolazione del Regno Unito, sono trattate in meno dell’1% delle news complessive.

Il Consiglio d’Europa e la Ue stanno cercando di ribaltare questo trend. Mediane ha aperto una fase di consultazione molto ampia con una serie di sessioni plenarie e working group tenuti con giornalisti, studenti, docenti di comunicazione e aziende mediatiche in tutta Europa. Mediane ha anche lanciato uno strumento online per far crescere la consapevolezza nei confronti dei temi relativi alla diversità e alla loro importanza. Lo scorso mese, Mediane si è concluso con una conferenza a Brussels, cui hanno partecipato 150 esperti e professionisti dei media, compresi i rappresentanti di aziende media, sindacati del settore e ricercatori.

Alla conferenza, France Télévisions, il servizio pubblico francese, ha presentato un “barometro” che ha sviluppato al fine di analizzare le fonti e gli esperti interpellati nelle fasi di ricerca per la scrittura degli articoli: “l’effetto”, ha spiegato Stéphane Bijoux, delegato di France Télévisions per la diversità nell’informazione, “è stato una maggiore diversità nella selezione e una migliore rappresentazione della società”.

Bijoux ha consigliato alle scuole di giornalismo di selezionare studenti provenienti da diversi background, includendo anche quelli più svantaggiati: “siamo un’azienda di servizio pubblico e oltre a diversificare, dobbiamo riflettere anche la nostra società”. Questa pratica è già seguita in Francia dall’Institute of Journalism Bordeaux Aquitaine che seleziona 35 candidati ogni anno – tra 800 -, puntando proprio alla diversità.

“Provenire da background svantaggiati”, ha dichiarato invece Brigitte Besse dell’Institute of Journalism Bordeaux Aquitaine, “non rende i giornalisti comunque più sensibili ai problemi sociali. Chiunque preferisce seguire lo sport o la cultura. Siamo noi a dover dire loro di diversificare gli argomenti delle notizie. Esiste, infatti, una tendenza alla normalizzazione che è in aperto conflitto con i nostri sforzi per le selezioni. Di sicuro, ad ogni modo, la pluralità di background arricchisce i candidati e cambia gli angoli da cui guardare alle notizie”. Besse è la responsabile del vaglio delle candidature presso la scuola di giornalismo francese.

Il medesimo approccio è stato adottato anche dal servizio pubblico belga di lingua francese, Rtbf, il cui amministratore generale, Jean-Paul Philippot, ha istituito un team per il monitoraggio delle notizie già dal 2012: “Bisogna innovare e diversificare”, ha dichiarato il manager alla conferenza, usando un approccio da lui definito come “Innoversity”.

Assumere professionisti nelle redazioni che provengano da retaggi sociali e culturali diversi è stato riconosciuto come un altro bisogno fondamentale per gli organi di stampa. Ma le aziende presenti a Brussels, provenienti da Italia, Germania, Svezia, Francia, Inghilterra, Irlanda e Belgio, sono state tutte concordi nel notare come i giornalisti assunti diminuiscano sensibilmente di anno in anno. Al contrario, si cerca di attirare praticanti o siglare contratti temporanei.

Michael Smith della National Union of Journalists inglese ha messo in questione l’assunto: “ci sono molti giovani che sono sfruttati dalle aziende mediatiche lavorando gratis o dietro un pagamento meramente simbolico, anche se fanno il lavoro di professionisti a tutti gli effetti. Esiste anche una questione etica: come possono seguire i dettami professionali e dell’indipendenza se devono combattere per sopravvivere o per avere un posto di lavoro?”.

Mediane Box è un’applicazione online (in francese e inglese) lanciata in occasione della conferenza. Pensata per giornalisti, aziende e docenti, è stata ideata per aiutare i professionisti a monitorare il proprio lavoro e le proprie pratiche di inclusione e diversificazione. L’app garantisce anche accesso a risorse multimediali che possono essere utili per gli utenti nel cambiare approccio.

Mediane Box è stata messa a punto da Myria Georgiou, Associate Professor presso il Department of Media and Communication della London School of Economics and Political Science (Lse). Il team della Lse è stato aiutato da 500 professionisti – l’80% dei quali giornalisti. Ora, sta agli utenti spargere la voce. E contribuire al cambio di prospettiva.

Articolo tradotto dall’originale inglese

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