Sì alla cronaca, no all’accanimento mediatico

1 marzo 2011 • Etica e Qualità, Giornalismo sui Media • by

Regola che in questi giorni sembra valere almeno per i TG di informazione della TV pubblica,  de La7 e dei maggiori quotidiani nazionali. Si è esposto persino il direttore della RAI Mauro Masi  chiedendo una maggiore sobrietà e delicatezza nel trattare il caso di Yara nei diversi programmi.

Non fosse altro per il rispetto che il dolore composto e dignitoso di papà e mamma Gambirasio hanno suscitato in tutti noi sin dal primo giorno della scomparsa della ragazza. Una discrezione e una esperienza intima del dolore che insegnano ai giornalisti quale è il limite etico e professionale  da non oltrepassare nello svolgere il proprio mestiere, e alla gente comune che è giusto unirsi e partecipare al dolore della famiglia ma nei giusti e dovuti modi.  E che giornalisti come Claudio Brachino direttore di Domenica 5 e Salvo Sottile conduttore dell’approfondimento di cronaca nera “Quarto Grado”, in onda ogni settimana  su Rete 4, ne vogliano dire, i genitori avevano e hanno tutto il diritto di chiedere il silenzio stampa (come per altro il giornalista e direttore del tg de La7 Enrico Mentana aveva suggerito alla famiglia già nel mese di dicembre)  e di pretendere che la scomparsa e la morte della loro figlia non siano il pretesto per  innescare l’ennesimo circo mediatico come è stato  per i casi di Garlasco o di Avetrana. 

A questo proposito ricordiamo la lettera scritta dal parroco di Brembate qualche tempo fa e ne riproponiamo qui uno stralcio “Lasci però che le dica tutto il mio sconcerto per il comportamento di certi giornalisti, soprattutto della televisione. C’è stato un giorno di settimana scorsa in cui c’erano giornalisti di cinque canali tv nei dintorni della chiesa e facevano domande, a dir poco, insulse. Vuole saperne qualcuna?: […] ‘Perché non dice tutto quello che sa’. E quando rispondo che non so nulla, mi ribattono: ‘Ma allora anche lei è omertoso’”.

D’altra parte, come dimostrano i risultati di uno studio Demos (del quale abbiamo già parlato sul nostro sito), l’eccesso di spazio informativo dedicato alla cronaca nera, l’ossessione, di puntare sulla cronaca nera come tema portante dell’informazione, amplificandone la dimensione e sottraendo spazio ad altri argomenti è da sempre una specificità tutta italiana. Dal rapporto si evince infatti che nel confronto tra i principali telegiornali pubblici e privati europei –  italiani, francesi, tedeschi inglesi e spagnoli – la quantità di notizie relative alla criminalità in Italia è superiore a quella degli altri paesi  europei, soprattutto nelle reti pubbliche. E ancora, in Italia i casi criminali hanno una copertura giornalistica che prosegue nei giorni e in alcuni casi anche negli anni (il delitto di Garlasco o di Avetrana) mentre negli altri paesi europei importanti eventi di cronaca nera occupano nei telegiornali il periodo coincidente con l’evento criminoso. La serialità dell’evento criminoso – si afferma nello studio – è quindi un tratto tipicamente italiano che contribuisce alla creazione di un caso criminale con evoluzioni, colpi di scena, interviste a protagonisti e comprimari che ne fanno appunto un serial appassionante.

Ma è anche vero che talvolta non è tutta colpa dei media.  E’  giusto infatti ricordare come in molti casi, e qui fa scuola il caso di Avetrana, siano proprio le persone coinvolte in primo piano ad esporsi cercando l’attenzione e l’interesse ripetuto dei media.

Nel caso di Yara, il circolo vizioso media-opinione pubblica si è in parte  interrotto, trasformandosi – grazie al comportamento esemplare dei genitori Gambirasio –  in un circolo virtuoso. Che sia così anche per i futuri sviluppi della vicenda, per rispetto dei genitori Gambirasio, di Yara e della professione giornalistica, quella che non cerca il clamore della folla e dei riflettori ma agisce nell’interesse dell’opinione pubblica. Rispettandola, prima di tutto.

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