Sondaggi tra apparenza e realtà

17 settembre 2005 • Etica e Qualità • by

Corriere del Ticino, 17.09.2005

Credere ai sondaggi oppure no? In questi ultimi mesi, del ruolo dei sondaggi si è parlato molto: dalla controversa previsione del referendum francese sulla Costituzione europea, al recente «scontro a suon di sondaggi» interno al centrodestra italiano, fino all’attuale accesissima quanto incerta ( stando almeno agli ultimi sondaggi, appunto) sfida di domani in Germania tra il Cancelliere uscente Gerhard Schroeder e la sfidante Angela Merkel. Di fronte a situazioni complesse, o apparentemente tali, i giornalisti individuano nei sondaggi, e diffondono, elementi che possono generare confusione. Vi sono alcuni elementi che possono aiutarci a leggere e interpretare meglio la situazione.

Dando ovviamente per scontato che la domanda posta nei sondaggi sia sempre la stessa, questi elementi sono sostanzialmente tre:

  • il campione intervistato, la cui numerosità «deve garantire» l’attendibilità dei dati;
  • la data in cui sono stati effettuati i diversi sondaggi, perché gli eventi accaduti nel frattempo influiscono sulle opinioni dei cittadini, soprattutto quando il tema è particolarmente «caldo» e dibattuto;
  • il grado di «divisione» dell’opinione pubblica sul tema.

Se le posizioni sono 50% a 50%, come nel caso francese, in aggiunta ai precedenti tre motivi ne subentra un quarto, chiamato «margine d’errore» ( cioè un 3- 4% di fluttuazione dei dati statisticamente previsto), che può far apparire la situazione come contrastante ( come è accaduto nel caso francese). Come orientarsi in questi casi? Due bussole sono utilizzabili per cercare di interpretare al meglio queste situazioni complesse: verificare il dato fornito dalla maggioranza degli istituti, e tenere d’occhio la percentuale degli « indecisi». E qui arriviamo alla lettura dell’attuale bagarre italiana, nella quale il Presidente Berlusconi sconfessa i pessimistici sondaggi dell’alleato Casini.

Una bagarre «apparente» , anzi inesistente, dal momento che, appunto, la maggior parte degli istituti di ricerca conferma la tendenza illustrata dall’esponente dell’Udc di netto svantaggio della Casa delle Libertà rispetto all’Unione di Centro Sinistra. Da notare che mancano ancora mesi al voto, e soprattutto mancano le serratissime attività di campagna elettorale, compresi i faccia a faccia che Berlusconi si è deciso ad accettare – di solito determinanti per convincere gli indecisi. Come è successo in Germania, dove proprio il dibattito in tv del 4 settembre tra Schroeder e la Merkel ha segnato il punto di svolta e l’inizio della ripresa dell’Spd. Se infatti da fine agosto ai primi di settembre l’Spd aveva oscillato tra il 28% e il 32%, dopo il dibattito il suo range si è spostato stabilmente tra il 32% e il 35%. Di contro, la CDU/ CSU è passata dal 42%- 44% al 41%- 42%. Più stabili invece i partiti minori, da una parte e dall’altra. Considerando le possibili alleanze, al momento i due schieramenti sono entrambi fermi al 49%.

Vincerà, in Germania, lo schieramento che saprà convincere proprio gli indecisi, e che riuscirà a «portare alle urne» coloro che avevano scelto l’astensionismo. Queste analisi ci dimostrano come non esista un piano di «incertezza dei sondaggi», ma al contrario come esso sia espressione di «incertezza della realtà»:i sondaggi, semplicissime macchine fotografiche, fanno il loro lavoro. Sta a chi li utilizza e li diffonde saperli leggere e sfruttare le enormi potenzialità che offrono: per i giornalisti allo scopo di comunicare al meglio situazioni complesse e per i politici per elaborare in modo efficace le proprie strategie future.

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