Wikileaks e il cane di mia zia Nelly

28 dicembre 2010 • Digitale, Etica e Qualità • by

Weltwoche, Nr. 50/2010

L’esplosione del caso Wikileaks ci ricorda che cosa è il giornalismo autentico

Ai tempi era stato un lavoro veramente duro per Daniel Ellsberg fotocopiare le 7000 pagine dei “Pentagon Papers”, pagina dopo pagina, su una vecchia fotocopiatrice Xerox. Un lavoro di intere settimane, persino i suoi figli lo avevano aiutato.

Pubblicati nel 1971 dal New York Times e dal Washington Post, i “Pentagon Papers” rappresentano a tutt’ oggi la più grande fuga di notizie della storia dei media. Questo rapporto top-secret di 7000 pagine svela infatti quei lati ripugnanti della guerra del Vietnam che il governo americano voleva insabbiare. Ellsberg, un collaboratore del think tank Rand Corporation, non è mai stato condannato per questo, anzi è ancora in giro a tenere conferenze, oltre tutto ben pagato.

Menzionare i “Pentagon Papers” è doveroso in quanto relativizzano l’isteria del momento attorno al caso Wikileaks. Fino ad ora Wikileaks non ha assolutamente pubblicato documenti che siano di interesse attuale o storico, bensì solo testimonianze dell’irrequietudine e dell’effimerità di questo nostro tempo. Si tratta di un’isteria del tutto artificiosa e motivata dalla solita “carenza stagionale” di notizie del mese di dicembre.

“Ritengo che Wikileaks contribuisca al giornalismo di tipo investigativo”, ha affermato la scorsa settimana il giornalista islandese, Kristinn E. Hrafnsson, uno dei portavoce dell’organizzazione. Io, invece, credo che per ora il contributo sia stato pressoché minimo. E’ pertanto opportuno rimarcare la linea di confine tra il giornalismo investigativo e i maneggi di Wikileaks: Wikileaks non è altro che una casella postale elettronica per la resa quotidiana dei conti.

Delusi, ben pensanti e fuori di testa di tutti i tipi possono usufruire di questo mezzo come valvola di sfogo della propria frustrazione. Diversamente da Daniel Ellsberg, non hanno più bisogno di presentare raccoglitori fitti di documentazione, è abbastanza una mail cifrata. Non vogliamo sapere cosa sia alla fine entrato nelle drop box anonime di Wikileaks. Ma io sono piuttosto certo che anche il nome del cane della mia zia Nelly sia lì dentro. Il cane ha infatti morsicato il postino, la posta ha inviato il suo conto e ora questo prezioso documento investigativo è stato pubblicato per potere informare tutto il mondo dell’accaduto.

Il giornalismo investigativo ha poco a che fare con le “discariche” dei delusi, dei ben pensanti e dei fuori di testa. I giornalisti investigativi vogliono andare a fondo delle cose, desiderano scoprire il come, il quando, il perché passati e presenti di una vicenda, lavorano con questo obiettivo. Parlano con dozzine di informatori per farsi una propria opinione, non considerano propriamente un servizio giornalistico la semplice pubblicazione delle denunce di chiunque senza intervenire personalmente ed esporre il proprio punto di vista critico.

Fate il vostro lavoro!

Non si deve sempre citare l’affare Watergate, Bob Woodward e Carl Bernstein. Non si deve risalire ai Pentagon Papers, attorno ai quali è stata sviluppata un’ulteriore intensa indagine critica e non veniva adottato, come accade solitamente oggi, il criterio di pubblicazione del mero copia/ incolla. Anche in ambito tedesco, personaggi come Max Winter, Egon Erwin Kisch, Hans Leyendecker, Günter Wallraff, Alfred Worm, Urs Paul Engeler e Niklaus Meienberg hanno coltivato l’arte dell’indagine investigativa. Loro sì che hanno saputo dimostrare l’esistenza dei punti di frattura, effettivi e potenziali, nella nostra società e l’hanno fatto nel pubblico interesse.

E’ vero, abbiamo citato tutti i professionisti di un tempo. Ed è per questo che desideriamo vivamente consigliare ai nostri giornalisti, soprattutto a quelli più giovani: fate il vostro lavoro e state alla larga da questa sorta di malia per i delusi, i ben pensanti e i fuori di testa.

Traduzione dall’originale tedesco “Der Hund von Tante Nelly” a cura di Maria Elena Caiola

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