Azioni popolari per uscire dalla crisi della carta stampata?

23 febbraio 2009 • Giornalismi • by

Die Furche, 06.02.2009
Anche David Montgomery, in Germania, ha dovuto gettare la spugna. Lo spregiudicato imprenditore si è visto infatti costretto a vendere una parte del suo impero editoriale del quale faceva parte, anche la Berliner Zeitung.

Negli Stati Uniti, il Chicago Tribune e il Los Angeles Times indebitati fino al collo grazie alle brillanti puntate del giocatore d’azzardo Sam Zell,  hanno dovuto dichiarare il fallimento e mettersi in cerca di un nuovo proprietario. I fondi speculativi, annidatisi solo di recente  nel New York Times, hanno causato drammatiche perdite e messo in imbarazzo la testata americana cui è venuta in soccorso il multimiliardario messicano Carlos Slim. Infine, in Inghilterra, l’Evening Standard è stato acquistato dall’oligarca russo ed ex-membro del KGB, Alexander Lebedev.

Proviamo soltanto a immaginare che cosa accadrebbe se in Germania la Süddeutsche Zeitung o la Bild venissero rilevati da un membro dei servizi segreti ucraino oppure se un miliardario bulgaro decidesse di comprare Die Neue Zürcher Zeitung in Svizzera.Ciò non provocherebbe indignazione?
Prodotti culturali tanto delicati come i quotidiani non traggono alcun giovamento da passaggi di proprietà così frequenti, al contrario ne vengono danneggiati. Per questo motivo, lo studioso di Zurigo, Otfried Jarren, esperto di comunicazione, ha auspicato il ritorno ad un capitale che sia “di natura culturale”, in altre parole auspica un ritorno alla proprietà famigliare che significa trattare con cautela il quotidiano in quanto prodotto culturale ragionando ed investendo a lungo termine. . Il ragionamento è coerente ma è debole per diverse ragioni: infatti anche gli investitori più cauti hanno bisogno di un modello imprenditoriale, che per i mezzi di comunicazione su carta stampata è venuto a mancare, principalmente a causa di Internet, della concorrenza feroce e della mentalità del gratuito diffusa tra le nuove generazioni . A questo bisogna aggiungere che gli imprenditori familiari non sono i migliori della loro specie: l’esperienza insegna che i fondatori di imprese dinamiche e brillanti passano spesso il testimone a eredi di terza o quarta generazione non altrettanto abili o in lite per questioni patrimoniali.

Non da ultimo, mi sembra che la perifrasi (dal tedesco) di “capitale di natura culturale” sia la traduzione raffinata e scientifica per designare un patriarca che ha supremo potere decisionale. In ultima analisi, dobbiamo capire se davvero vogliamo ripetere l’esperienza di un Axel Springer o di un Hans Dichand.
In quanto sostenitori della democrazia, infatti, nonostante la crisi, non siamo tanto disperati da augurarci il ritorno della monarchia

Un’opzione che sembra essere molto più ricca di prospettive e opportunità è il modello adottato dal TAZ di Berlino, un quotidiano alternativo di sinistra: da anni, infatti, dimostra che è possibile ottenere dei buoni guadagni da una comunità di lettori affezionati. Probabilmente le testate che al momento stanno affrontando un periodo di difficoltà economica, prima di rivolgersi ad imprenditori come Slim o Lebedev, dovrebbero tentare la strada dell’ “azionariato popolare”: in questo caso i dividendi per i proprietari delle quote, piuttosto che denaro contante, sono rappresentati dalla certezza che il proprio giornale “prediletto” rimarrà indipendente e che continuerà a regalare emozioni sia su carta stampata, che on-line.

Traduzione di Claudia Checcacci
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