CORRECT!V, ecco la ProPublica tedesca

3 settembre 2014 • Giornalismi • by

David Schraven, già a capo del dipartimento investigativo del gruppo mediale tedesco Funke, ha fondato CORRECT!V, la prima organizzazione giornalistica non-profit di lingua tedesca dedicata alla ricerca. Insieme al suo team, Schraven lavorerà con i Big Data e il data journalism, per guardare alle storie dietro i numeri e per puntare su quei temi che i colleghi nelle redazioni non hanno modo di trattare per via della routine del lavoro giornalistico.

I partner di CORRECT!V potranno pubblicare i suoi testi, gratuitamente. La prima produzione di CORRECT!V è un’inchiesta dedicata a Sparkasse, una delle principali banche di risparmio tedesche e sarà pubblicata questa settimana in collaborazione con il settimanale der Freitag. Finanziato dalla Brost Foundation, il progetto si vuole focalizzare sul giornalismo investigativo e diffondere i suoi metodi. Abbiamo intervistato il suo fondatore.

CORRECT!V vuole occuparsi di giornalismo indipendente. Qual è la vostra definizione?
“Giornalismo indipendente significa che siamo liberi di fare le nostre ricerche indipendentemente da quelli che saranno i risultati. Possiamo scegliere le questioni da coprire, i mezzi con cui farlo e successivamente presentare il prodotto finito”.

Secondo lei, esiste un giornalismo indipendente in Germania?
“Crediamo che esista. Ma allo stesso tempo siamo convinti che sia diventato sempre più difficile realizzarlo, specialmente quando si tratta di fornire accesso a fondi e risorse importanti. Il giornalismo investigativo e indipendente è costoso e complesso, ecco il problema. Oggi, quasi nessuno può permettersi di spendere soldi a sufficienza per fare ricerca in modo intenso e gli argomenti più importanti per la società vengono conseguentemente trascurati. Gli sviluppi recenti nel giornalismo tedesco sono gli stessi da diversi anni e, specialmente negli ultimi tre, si sono intensificati. Alcuni organi mediatici non possono più permettersi di fare giornalismo investigativo, perché devono risparmiare. Vogliamo riempire questo vuoto perché crediamo che la democrazia abbia bisogno di questo genere di giornalismo”.

Cosa differenzia CORRECT!V da altre testate?
“Abbiamo più tempo e possiamo lavorare seguendo metodi diversi. Inoltre, abbiamo la possibilità di coinvolgere più persone. Le redazioni devono fare attenzione alla competizione per non bucare una notizia. Noi siamo diversi. A volte possiamo lavorare con 20 o 25 persone provenienti da diverse testate su un solo argomento. In casi estremi, come in quello della nostra prima storia su Sparkassen, abbiamo lavorato con un team di oltre cento persone. Altri non potrebbero assolutamente farlo, perché il lavoro quotidiano di redazione ne risentirebbe”.

Quante persone lavorano al progetto, e in che modo?
“Al momento abbiamo otto persone che lavorano in modo continuativo, tra reporter e tecnici. Il numero crescerà fino ad arrivare a 20, questo è il piano. In generale, vogliamo lavorare con persone assunte, piuttosto che con freelance, in modo da legarle a noi”.

Ha citato la ricerca su Sparkassen. Questa è la prima indagine che producete. Su cosa vi concentrerete in futuro?
“Vogliamo sapere come funzionano le casse di risparmio e come se la stanno cavando con i soldi. Siamo andati a guardare molto, molto vicino. Si tratta di una grande sfida perché ci sono più di 400 istituti di credito di questo tipo in Germania. La nostra ricerca è elaborata e complessa. Al momento non posso dire di più sulle prossime pubblicazioni”.

Più avanti offrirete i vostri articoli ad alcuni media partner, gratuitamente, prima di pubblicarli sul vostro sito. Come è finanziato il vostro progetto?
“Siamo una società non-profit a responsabilità limitata, il che significa che possiamo accettare donazioni. Siamo sostenuti dalla Brost Foundation, che al momento ci finanzia al 100% e ci ha dato 3 milioni di euro. Ora vogliamo cercare piu donatori e persone che ci vogliano sostenere in modo da espandere il nostro lavoro”.

L’essere finanziati da una fondazione può anche essere uno svantaggio?
“Al momento non ne vedo. La fondazione di per sé è non-profit, come noi. Possiamo sviluppare e espandere oppure diminuire la nostra dipendenza da loro, che al momento consiste nel loro sostegno economico, fino a quando non troviamo nuovi finanziatori. Ci sono anche contratti che assicurano la nostra indipendenza. Bodo Hombach, già manager del gruppo WAZ (poi divenuto Funke, ndr), è anche membro del board della Brost Foundation. Era il mio capo in precedenza e so che non influenzerà il nostro lavoro”.

Quello che fate ricorda ProPublica. Cosa pensi del paragone?
“Sono stati senza dubbio un modello, in particolare per il modo in cui lavorano con i media. Ma abbiamo guardato anche ad altre piattaforme, dalle quali abbiamo imparato molto. Infine, abbiamo sviluppato un mix e penso abbiamo creato anche qualcosa di unico. Inoltre, ci diamo una funzione educativa”.

Infatti avete in programma anche di offrire seminari e workshop.
“Esatto. Abbiamo questa funzione educativa e la prendiamo estremamente sul serio. Vogliamo diffondere i metodi del giornalismo investigativo, in modo che quante più persone possibili possano percepire i loro diritti all’informazione e assicurarsi più trasparenza. Saremo in diverse città con i nostri workshop, indirizzati principalmente ai giornalisti. Penso sia molto importante. Spero che i colleghi, quelli che lavorano per i media locali in particolare, possano fare le loro ricerche in modo ancora più intenso che in passato”.

Articolo tradotto dall’originale tedesco

 

 

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