Hostwriter: il couchsurfing per giornalisti

16 settembre 2014 • Giornalismi • by

Una rete online per aiutare giornalisti di tutto il mondo a “trovare una storia, un collega e un divano” è stata fondata da tre giornaliste a Berlino. Hostwriter intende incoraggiare la collaborazione tra giornalisti e aiutarli a trovare un alloggio durante i loro viaggi di lavoro all’estero. Descritto dalle sue fondatrici come una sorta di “couchsurfing per giornalisti”, Hostwriter è stato lanciato lo scroso maggio di quest’anno e ha già attratto quasi 1000 utenti iscritti.

Tabea Grzeszyk, una delle fondatrici, spiega così la filosofia del network: “in generale l’Europa e il mondo stanno fondendosi sempre di più l’una con l’altro, economicamente ad esempio, ma ci sono anche altre questioni come i rifugiati e la migrazione. Per questo è del tutto naturale lavorare attraversando i confini. Se si lavora insieme si avrà una storia migliore”. Grzeszyk afferma che Hostwriter vuole spronare i giornalisti a collaborare invece di competere: “ho l’impressione che alcuni giornalisti freelance si chiudono a riccio, nascondendo i loro contatti perché temono di non vendere più le loro storie: c’è isolamento e competizione. Crediamo che non si debba necessariamente sgomitare, ma che si possa al contrario trarre vantaggio gli uni dagli altri. Se si collabora attraverso i confini, non c’è ragione di competere”.

Christian Schlodder, collaboratore del tedesco e-politick.de, ha usato Hostwriter durante una sua recente visita a Beirut. “Sono capitato su Hostwriter per caso: qualcuno aveva inoltrato il link alla mailing list di e-politick.de, per cui scrivo occasionalmente. Sto ancora studiando e volevo usare le vacanze semestrali per scrivere un pezzo dal Libano. Ero interessato alla bolla immobiliare locale e al mercato in un paese che si potrebbe chiamare politicamente instabile”, spiega Schlodder. Ha quindi contattato Eliana Maaz, una sorta di  “ambassador “di Hostwriter in Libano e studentessa di giornalismo a Beirut e Juliane Metker, una tedesca che vive nella stessa città. “Eliana ed io abbiamo lavorato insieme per l’articolo e Juliane mi ha offerto di dormire sul suo divano. Inoltre, Juliane mi ha aiutato passandomi contatti importanti e informazioni pratiche per muovermi a Beirut. Ho avuto un sostegno grandissimo, è stato perfetto”, racconta Schlodder.

Grzeszyk ha avuto l’ispirazione per lanciare Hostwriter insieme alle giornaliste Sandra Zistl e Tamara Anthony, dopo avere sperimentato l’ospitalità e l’aiuto di persone del posto mentre lavorava a Damasco. “Nel 2008 sono stata in Turchia, Libano e Siria facendo couchsurfing e sono stata ospite di una giovane coppia nella periferia di Damasco, in un’area dove vivono la maggior parte dei rifugiati iracheni. Ho avuto la possibilità di vedere cose che non avrei mai visto soggiornando in hotel“, ricorda Grzeszyk: “dopo questa esperienza abbiamo avuto l’idea che questo genere di incontri dovrebbero essere sfruttato anche per lavoro e con Sandra e Tamara abbiamo sviluppato l’idea ulteriormente, fino ad arrivare al progetto attuale: una rete di collaborazione globale per giornalisti, blogger e realizzatori di documentari”.

L’iscrizione è gratuita e a aperta a tutti i giornalisti, ma bisogna rispondere a certi requisiti, come spiega Grzeszyk: “il modo più facile per iscriversi a Hostwriter è essere membri di una delle nostre organizzazioni partner. Tra queste vi sono associazioni di giornalisti come DJV o Reporters Without Borders e anche alcune università. Questi giornalisti ricevono da noi un codice d’invito e il loro profilo può essere attivato immediatamente. Tutti gli altri devono fare una richiesta. Per noi è importante che si abbia pubblicato qualcosa, quindi si può inviare un link a un testo, noi lo verificheremo e poi permetteremo ai giornalisti di lavorare con Hostwriter. Al momento verifichiamo gli account entro 24 ore”.

Grzeszyk, Zistl e Anthony lavorano gratuitamente a Hostwriter e hanno ognuna il proprio lavoro a tempo pieno. Il sito viene attualmente finanziato da Augstein Foundation, Bosch Foundation, Vocer e Social Impact Lab.

Articolo tradotto dall’originale tedesco da Georgia Ertz

Articolo modificato in data 16/09 alle ore 20.30 per un’errata traduzione del termine tedesco “Abscshottung” dalla versione originale

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