I media e la salute

31 agosto 2011 • Giornalismi • by

*EJO STUDENT’S CONTRIBUTION

Uno studio, curato dalla The Kaiser Family Foundation e il Pew Research Center’s Project for Excellence in Journalism, ha monitorato i media americani per capire dinamiche e scelte editoriali in merito al tema della salute. I media presi in considerazione sono la stampa, la televisione, la radio e il web. La salute è all’ottavo posto come soggetto trattato nei media nazionali, con una percentuale del 3.6% sul totale delle notizie prodotte nei diciotto mesi in cui la ricerca si è svolta. Questo dato indica che la copertura di notizie relative alla salute è tre volte tanto quella riservata a tematiche come l’educazione, i trasporti, ma molto meno rispetto a crimine, disastri naturali o affari.

Un aspetto indicativo è la differenza di attenzione rilevata nei diversi media, con percentuali molto diverse tra settore e settore. Si va dal 8.3% della programmazione delle emissioni televisive free pomeridiane, fino al 1.4% delle news ricevute via cavo. Questa differenziazione è dettata inoltre in base al target di utilizzo di un certo medium e del suo contenuto. Dietro la parola “salute” possiamo trovare tre grandi macroaree: la prima  legata agli effetti,  i trattamenti o le ricerche di uno specifico problema  che rappresenta il 41.7% delle news) ;  l’area riconducibile a problematiche sociali che invece rappresenta il 30.9 % e infine il sistema sanitario negli Stati Uniti il 27.4 %. È interessante notare come sul totale di queste tre aree, le tematiche riguardanti i tumori siano state il 10.1 % e se questa percentuale è più rilevante di altre, lo si deve anche al fatto che due personaggi pubblici, Elizabeth Edwards e Tony Snow, ne sono stati affetti nel periodo relativo allo studio. Altre tematiche che sono state rilevanti e trasversali tra i tre segmenti sono state il diabete, l’obesità e i problemi al cuore. Analizzando invece i differenti media, come abbiamo detto, i programmi televisivi pomeridiani sono quelli con una percentuale più alta,  l’8.3 % sul totale dei contenuti. La motivazione, illustra la ricerca, sta nel fatto che l’audience è quella con un’età più elevata e quindi più sensibile a questi argomenti; un altro aspetto da notare è che il 61.3 % dei temi trattati riguarda specifici casi di malattie o condizioni di salute. “Tra tutti i settori analizzati, è quello dell’intrattenimento televisivo a dedicare più tempo alla salute”. Le motivazioni sono da ricercarsi in alcune serie televisive dedicate a nuovi trattamenti e servizi sull’infarto e sull’autismo. “Per quanto riguarda i tumori, si può invece affermare che tutti i network televisivi parlano mensilmente in media di dieci casi di cancro”. La morte di un corrispondente della NBC per infarto è stata invece l’occasione per discutere con degli speciali. Lo spazio dedicato ai temi della salute dai programmi del mattino  è pari solo a un terzo di quelli pomeridiani, ma in queste trasmissioni sono più battute questione relative alla salute pubblica. La copertura sui quotidiani segue in percentuale quella della televisione con il 5.9 %, ma in questo caso a occupare più spazio sono le notizie di politica sanitaria negli U.S.A. Analizzando il web, i ricercatori hanno preso in considerazione le homepage dei siti di informazione, constatando che la copertura della salute su internet è solo al 2.2%, ma con particolare attenzione a temi specifici come quello dell’Aids, quasi il doppio rispetto ai giornali e il triplo rispetto alla media generale. Agli ultimi posti per informazioni sulla salute troviamo rispettivamente le talk radio (1.6%) e i programmi via cavo (1.4%). Nelle talk radio sono stati trattati più casi specifici, mentre nelle news via cavo la salute pubblica ha avuto la predominanza con il 42.8%.

In conclusione la ricerca rileva come i media in ascesa, la tv via cavo a danno di quella free e l’online a scapito della carta stampata, siano i meno attenti al tema della salute.

* Questo articolo è stato scritto da uno studente nell’ambito del corso di “Giornalismo dei media” tenuto dal prof. Stephan Russ-Mohl presso la Facoltà di Scienze della comunicazione dell’Università della Svizzera italiana

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