Il grande comunicatore

1 ottobre 2004 • Giornalismi • by

Neue Zürcher Zeitung, 1.10.2004

Sono passati dieci anni da quando Silvio Berlusconi è entrato in politica cambiando profondamente i connotati della politica italiana e molto è stato scritto e detto su questa repentina svolta politica, sul conflitto di interessi e su questa figura tanto imponente quanto a tratti controversa. La rivista italiana ComPol* ha deciso di celebrare questo anniversario con un intero numero dedicato al magnate televisivo e al suo partito, Forza Italia.

«Abbiamo chiesto a numerosi e noti studiosi di politica e di comunicazione di guardare con gli occhi di oggi all’evento del 1994» – esordisce Gianpietro Mazzoleni, direttore – «e di darci un’interpretazione che ci permetta di aggiungere un importante tassello alla comprensione del fenomeno Berlusconi».Il numero dedicato ai dieci anni del Cavaliere sulla ribalta politica italiana si compone di tredici contributi che analizzano diverse sfaccettature dell’accaduto: dalle precondizioni che hanno fatto sì che in pochi mesi Berlusconi fondasse un partito, vincesse le elezioni e diventasse premier – fino alle peculiarità della sua comunicazione e al ruolo delle sue televisioni nella vincita delle elezioni.

Forza Italia, un partito incentrato sul leader e sulla comunicazione
Con Berlusconi è iniziato un periodo di personalizzazione della politica: l’ansia collettiva del dopo Tangentopoli è stata precondizione indispensabile per l’affermarsi di una personalità carismatica quale quella del Cavaliere che, con la sua storia impregnata di successi imprenditoriali, il suo modo di comunicare semplice e incisivo, e le sue promesse di grandi cambiamenti, hanno avuto terreno fertile nel conquistare gli elettori orfani dei partiti tradizionali del centro-destra.

Il suo partito, Forza Italia, è apparso sin dall’inizio dipendente dal suo leader: un «partito del presidente»? «Di plastica»? Secondo diversi ricercatori italiani che hanno contribuito a questo numero speciale di ComPol in realtà, a 10 anni dalla sua fondazione, si può affermare che Forza Italia esiste come soggetto politico a sé. Essi sottolineano anche come, d’altra parte, questo partito si rivela essere ancora fortemente dipendente dal proprio leader poiché l’instabilità e l’incoerenza interne al partito sono supplite proprio dalla sua comunicazione: Berlusconi offre identità e coerenza ad un partito altrimenti diviso, estetizza la realtà sociale, è il riferimento dell’identità politica di Forza Italia.

Se la crescente importanza della personalizzazione e del marketing nella comunicazione politica è un trend generalizzato nei paesi sviluppati, il caso italiano rimane comunque emblematico: Berlusconi ha applicato il linguaggio pubblicitario alla politica, ha portato il confronto su un terreno a lui favorevole cambiando le regole del gioco della politica italiana. E tutto in tempi strettissimi. Il suo accorto uso della TV, la differenziazione degli slogan sui diversi target, l’uso strategico dei sondaggi, i suoi accurati studi del mercato elettorale: tramite questi strumenti tipici del marketing Berlusconi è riuscito a promuovere il proprio prodotto, ossia Forza Italia, sul mercato elettorale.

Il ruolo della televisione
«Non è detto che si vinca sempre avendo il controllo dei canali»: così termina il dialogo tra un ideale professore e un ideale discepolo nell’avvincente contributo scritto da Giacomo Sani, professore ordinario di Scienza politica nell’Università di Pavia. Sempre più spesso, senza ovviamente sottovalutare il problema della pluralità dell’informazione in Italia, l’opinione dei ricercatori di Scienze della Comunicazione italiani tende a relativizzare l’importanza della TV quale fattore decisivo di vittoria elettorale per Berlusconi – ne è una prova la sua sconfitta nel 2001.

La stessa posizione è stata recentemente sostenuta da Angelo Agostini – studioso dei media e direttore della rivista Problemi dell’informazione e del Corso di giornalismo della Svizzera italiana – nel suo nuovo libro «Giornalismi».** Il quasi monopolio delle TV da parte di Berlusconi è sufficiente per controllare l’opinione pubblica in Italia? Senza sottovalutare la gravità della situazione, la risposta di Agostini tende al no. Questo perché il cittadino, anche in Italia, è sottoposto a una dieta mediatica composita. L’influenza della TV è senza dubbio forte, ma non determinante.

Il dibattito dei ricercatori italiani a questo proposito rimane ancora aperto, come testimoniano le opinioni a volte discordanti esposte in questo numero speciale di ComPol. Certo è che rispetto a come viene percepito il problema dello strapotere di Berlusconi all’estero, dove la sua ascesa è stata spesso definita un «colpo di stato mediatico», le posizioni degli studiosi italiani sono meno categoriche.

Una nota positiva: Berlusconi in redazione
«Stai a vedere che alla fine toccherà addirittura ringraziarlo» esordisce ironicamente Filippo Ceccarelli, giornalista politico e parlamentare, nel proprio saggio dedicato alle conseguenze dell’entrata in politica di Berlusconi sull’informazione politica italiana. Secondo l’autore la discesa in campo del Cavaliere è stata infatti occasione di grande crescita per il giornalismo politico italiano: lo ha aiutato a liberarsi da schemi interpretativi obsoleti, lo ha costretto a fare un salto evolutivo.

Nel confrontarsi con gli strumenti comunicativi di Berlusconi, con il suo modo inedito di fare politica, con i suoi discorsi fondati sugli slogan e sulle immagini, le redazioni hanno dovuto in fretta e furia adeguarsi al cambiamento recuperando il ritardo accumulato negli anni della Prima Repubblica in termini di novità, complessità e varietà. Certo – sottolinea l’autore – il progresso non coincide sempre con una migliore democrazia ma «entro certi limiti, ci sono dei mali che fanno anche bene».

* Numero speciale: «Il Grande Comunicatore – Dieci anni di Berlusconi sulla ribalta politica», in ComPol, Volume V, Numero 1, FrancoAngeli, Milano, 2004.
** Angelo Agostini, «Giornalismi. Media e giornalisti in Italia», Il Mulino, Bologna, 2004.

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