Impersonale e superficiale: la copertura dei migranti in Europa e Africa

10 gennaio 2017 • Etica e Qualità, Giornalismi, In evidenza • by

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Cafod / Flickr CC

Un’analisi contenutistica di oltre 1500 articoli di giornale pubblicati in cinque paesi africani e sei europei rivela come la copertura dei migranti nei Paesi interessati sia generalmente superficiale e di vedute ristrette. Ad esempio, i risultati dello studio mostrano come spesso venga omessa una parte importante del contesto complessivo e che solo raramente le storie personali dei migranti sono incluse nel racconto del fenomeno. Un numero crescente di migranti provenienti dagli stati africani sta cercando di entrare in Europa, spesso rischiando la propria vita attraversando deserti, una la Libia devastata dalla guerra, e imbarcandosi sulle navi che solcano il Mar Mediterraneo.

L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) stima a questo proposito che che nel 2016, quasi 200mila persone siano arrivate in Italia via mare. Secondo l’agenzia dell’Onu, la maggior parte di questi arrivi è costituita da migranti africani e si prevede che le cifre siano destinate a salire sensibilmente nei prossimi anni. Finora si è saputo poco su come l’immigrazione dall’Africa venga trattata dai media nei paesi d’origine e lungo il percorso dei migranti; questo problema, però, non vale solo per i mass media europei, ma anche per quelli africani. Perché gli africani fuggono verso l’Europa, secondo i mass media di Germania, Francia, Regno Unito e Spagna? Come raccontano invece l’immigrazione e i migranti i giornalisti di Grecia e Italia – Paesi da cui la maggior parte dei migranti africani mette piede in Europa? E come rappresentano la realtà della vita in Europa e i dibattiti politici sull’immigrazione a Bruxelles, Berlino e Londra i media africani?

Per dare una prima risposta a questi quesiti, i ricercatori dell’Erich Brost Institute for International Journalism della TU Dortmund University e Africa Positive hanno svolto un’analisi contenutistica in sei Paesi europei (Germania, Regno Unito, Francia, Grecia, Italia e Spagna) e cinque africani (Ghana, Etiopia, Kenya, Tanzania, Uganda). I ricercatori africani ed europei hanno collaborato per analizzare più di 1.500 articoli, che sono apparsi nel 2015 e 2016 su 22 testate di rilievo nei Paesi presi in esame. La ricerca è stata avviata dall’Ufficio Stranieri della Germania, nel contesto del progetto Journalism in a Global Context.

Leggi anche: Come i giornali europei hanno trattato la crisi dei migranti

I risultati dello studio mostrano un grosso gap per quanto riguarda la quantità della copertura del fenomeno migratorio dall’Africa verso l’Europa: la maggior parte (88%) degli articoli analizzati è infatti apparsa nei media europei e solo il restante 12% è invece stato dato alle stampe dalle testate africane. La copertura in Europa e in Africa è inoltre dominata dalla politica giorno-per-giorno e manca complessivamente di approfondimenti: meno del 5% della copertura totale, ad esempio, è stata destinata agli aspetti economici dell’immigrazione dall’Africa verso l’Europa, o ad altre rilevanti informazioni di contesto.

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I Paesi coinvolti nello studio

La copertura in Europa è inoltre complessivamente molto fredda ed euro-centrica e incentrata attorno a questioni di sicurezza europea: più della metà (57%) degli articoli europei studiati, ad esempio, non menzionava alcuno stato africano. L’attenzione, inoltre, è per lo più rivolta alla Libia in quanto paese di passaggio, ma poco è stato detto a proposito dei paesi di origine dei migranti africani. Dal canto loro, invece, i media africani si concentrano in genere su incidenti e disastri – come quelli avvenuti nel Mar Mediterraneo – e prestano poca attenzione ai trafficanti, ai percorsi migratori o alle condizioni abitative in Europa. La copertura della migrazione negli stati africani trascura anche i migranti sul piano individuale: solo il 12.5% dei protagonisti principali degli articoli apparsi nei media africani erano cittadini individuali. Al contrario, sono autorità e i politici a dominare le notizie. Tuttavia, i ricercatori hanno rilevato che i giornalisti africani raccontano in modo leggermente più ampio la migrazione, le sue origini, le ragioni e i suoi esiti.

I giornali africani analizzati prestano attenzione soprattutto all’Italia, dove giunge la maggior parte dei migranti africani, e in secondo luogo alla Germania. Regno Unito, Francia, Spagna e Grecia, invece, sono trattate solo di rado. L’Europa si confronta con un numero costantemente in crescita di migranti provenienti dai paesi africani. Ma i media in Europa sono ossessionati dai racconti della ‘giungla’ di Calais – e falliscono nel fornire il contesto complessivo, emerge dai risultati. Veye Tatah, Presidentessa di Africa Positive, commenta: “anche i media in Africa hanno numerose mancanze. La copertura è concentrata sulle autorità e manca di un volto umano. I media tendono inoltre a copiare i giornali europei, senza fare ricerche più approfondite”.

Il progetto Journalism in a Global Context è stato lanciato dall’Erich Brost Institute for International Journalism alla TU Dortmund University e Africa Positive al fine di connettere gli studenti di giornalismo in Africa ed Europa, per chiarire le implicazioni giornalistiche dell’immigrazione in entrambi i continenti e per rafforzare la prospettiva scientifica su questa importantissima sfida politica, economica e sociale.

Giornali analizzati nello studio: Süddeutsche Zeitung & Frankfurter Allgemeine Zeitung (Germania), The Independent & The Telegraph (Regno Unito), Le Monde & Le Figaro (Francia), La Republica & Corriere della Sera (Italia), Ta Nea & Kathimerini (Grecia), El País & ABC (Spagna), The New Vision & The Daily Monitor (Uganda), Daily News & The Guardian (Tanzania), The Ethiopian Herald & Addis Zemen (Ethiopia), Ghanaian Times & Daily Graphic (Ghana), The Daily Nation & The Standard (Kenya)

Il testo completo della ricerca è disponibile qui.

Articolo scritto in collaborazione con Mariella Bastian, Janis Brinkmann, Veye Tatah und Anna Carina Zappe. Articolo tradotto dall’originale tedesco da Georgia Ertz

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