La RSI attenta alle questioni di gender

13 dicembre 2012 • Giornalismi • by

Labbra carnose, occhi invitanti, forme sensuali, il tutto esposto ai quattro venti, o meglio a tutta Italia e oltre. La realtà mediatica italiana è prevalentemente quella della donna, non angelicata, ma oggettivata. In Svizzera il panorama all’interno dei media è decisamente diverso: la donna non viene presentata esaltandola come oggetto di piacere, bensì come soggetto. Inoltre lo scarto di livello dei programmi curati da donne e uomini, che in Italia è evidente, in Svizzera è nettamente ridotto. Giornaliste e conduttrici si occupano di produzioni di livello tanto quanto gli uomini e vengono mandate in onda in ugual misura nelle varie fasce della giornata.
Maria Grazia Rabiolo, responsabile dell’attualità culturale della Radiotelevisione della Svizzera Italiana (RSI), in occasione dell’evento pubblico “Donne, media e società” svoltosi all’Università della Svizzera Italiana (USI) ha illustrato la situazione della donna nei media svizzeri, facendo riferimento anche alla sua esperienza professionale personale.
“Nel nostro paese”, afferma la Rabiolo, “c’è un’attenzione sempre più accentuata a riportare un’alternanza di presenze femminili e maschili, soprattutto perché permette una notevole molteplicità di punti di vista e, quindi, di offerta.” La RSI in particolare ha da sempre mostrato interesse alla parte femminile, anche grazie al monitoraggio del Gruppo Antenna, che si prefigge proprio di valorizzare i temi legati alla differenza di gender, di sensibilizzare i valori legati alle potenzialità femminili, combattendo gli stereotipi.
Ma, continua la Rabiolo, “c’è sempre e comunque un percorso da compiere, e questo ci obbliga a restare vigili.” Infatti, nonostante la situazione sia in progresso verso una maggiore attenzione, tutela e rispetto nei confronti della donna, in Svizzera essa è tuttora innegabilmente meno presente nelle professioni mediatiche e più in generale le posizioni di rilievo sono in prevalenza ancora occupate da uomini. Un fatto che la responsabile dell’attualità culturale della RSI spiega con semplice realismo: il modello della nostra società in cui è soprattutto la donna ad occuparsi della famiglia è ancora molto presente e sarebbe irragionevole pretendere di cambiarlo velocemente. Ad ogni modo, anche nella sua azienda, come racconta, “le donne che occupano una certa posizione, e in più hanno avuto dei figli, non sono molte e si sono comunque fatte aiutare, in parte anche dai loro mariti, che senza esitare hanno rinunciato ad almeno una parte del proprio lavoro per sostenere la moglie e la famiglia”. I cambiamenti stanno quindi anche avvenendo dalla parte maschile, che riscontra sicuramente altrettante difficoltà nell’adattarsi, anche se (più o meno) volonterosamente, alla nuova configurazione sociale e famigliare. Non bisogna altresì dimenticare che il problema, o meglio come specifica Maria Grazia Rabiolo, la realtà della donna, in una società con tempi di lavoro molto densi e intensi, che vuole progredire dal punto di vista professionale senza però rinunciare ad una famiglia, necessita una risoluzione ad hoc, che l’interessata e l’azienda devono progettare insieme, per ottenere un risultato accettabile per entrambe le parti. Questo è ciò che deve essere garantito e che realmente fa la differenza: un aiuto diretto e concreto, non una circumnavigazione di un ostacolo che durante il viaggio si ripresenterà.
Fino ad ora i fattori emersi sono stati più che altro di natura esterna, si aggiungono però ostacoli che la donna si pone internamente e di cui deve liberarsi. Noi donne afferma “pensiamo sempre di dovere dimostrare qualcosa e soprattutto qualcosa di più degli uomini, quando questi persino con minore sforzo sono molto più disinvolti”. In realtà ciò che serve sono una maggiore consapevolezza del proprio valore e più sicurezza di sé, che possono automaticamente derivare, specialmente nel mondo dei media, da fattori decisivi come un’ampia preparazione, un bagaglio culturale sempre bene nutrito da una forte sete di sapere, così come un pizzico di autocritica. Volontà, attenzione e tenacia, poi, completano il corredo della donna realmente sempre più emancipata. Tuttavia, si stia bene attente a non fare di una mosca un elefante, la Rabiolo consiglia comunque di “tenere queste cose in considerazione, ma non farne una fissazione; altrimenti si rischia soltanto di sottolineare doppiamente la problematica e creare ulteriori penalizzazioni”. In questo modo le differenze tra uomo e donna possono essere ridotte, se non addirittura minimizzate, a semplici diversità di punti di vista, che invece di creare divari, problemi e disparità, producono un’infinita risorsa di varietà, ricercata e apprezzata.

*Georgia Ertz, è studentessa all’ultimo anno del Bachelor in Sicenze della Comunicazione dell’Università della Svizzera italiana

 

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