Giornalismo d’inchiesta, il punto

6 settembre 2013 • Giornalismi • by

Per l’Unesco, il giornalismo investigativo è… la rivelazione di questioni che sono nascoste sia deliberatamente da qualcuno in una posizione di potere, sia accidentalmente dietro una massa caotica di fatti e circostanze, con l’analisi e la esposizione di tutti i fatti rilevanti per il pubblico. In questo senso il giornalismo investigativo contribuisce in maniera cruciale alla libertà di espressione ed allo sviluppo dei media, che sono al centro del mandato dell’Unesco”. Se questa definizione aveva un senso evidente nella gloriosa epoca della carta stampata quando, ad esempio, oltre quarant’anni or sono, due giornalisti del Washington Post,  Bob Woodward e Carl Bernstein, raccoglievano testimonianze, prove e documenti che avrebbero portato alle dimissioni del presidente Nixon, che cosa vuol dire oggi “giornalismo investigativo” nell’era dell’informazione elettronica e della crisi dell’editoria?

Il giornalismo investigativo ha ricoperto un ruolo fondamentale nel mondo dell’informazione negli ultimi vent’ anni, seguendo sostanzialmente due direttrici: quella tradizionale, sviluppata all’interno delle redazioni dei giornali, affidata a strutture più o meno specializzate, incorporata nel generale processo produttivo delle notizie e, d’altro canto, un percorso specifico, verticale, definitosi nell’ambito del mondo del no profit con la nascita di organizzazioni ad hoc finalizzate specificamente, per loro costituzione, al giornalismo di inchiesta.

Per quanto riguarda il primo percorso, quello tradizionale, come ricorda Rick Edmonds su Poynter, alcune testate cittadine statunitensi, come quelle di Seattle, Milwaukee e Tampa Bay, stabilirono alcuni anni or sono che, anche se era necessario ridurre gli organici delle redazioni,  la loro capacità investigativa sarebbe dovuta rimanere inalterata, se non espansa. Quando Gannett studiava lo scorso anno il mercato per introdurre il paywall nei suoi 80 giornali locali, rilevò che le inchieste investigative erano al top degli “argomenti preferiti” per i quali i lettori avrebbero volentieri pagato.

Per quanto riguarda invece il mondo del no profit, anche se esso risulta essere ancora uno spazio in crescita almeno in termini di numero di organizzazioni che vi si affacciano, la percezione è che, proprio a fronte di questa crescita, il mondo delle fondazioni, dei filantropi e dei finanziatori, sia alla ricerca di poter valutare la efficacia di queste organizzazioni, non sempre evidente, come indicato in uno studio dell’ Investigative Reporting Workshop dell’American University School of Communication, che abbiamo raccontato in un precedente articolo.

L’ indagine sviluppata da AR&D in collaborazione con l’Investigative Reporters and Editors, presentata in occasione dell’IRE annual conference lo scorso 22 giugno a San Antonio in Texas, è invece molto interessante per definire l’interesse del pubblico per il giornalismo investigativo e la capacità degli editori di interpretarlo, le potenzialità del mercato ed il significato stesso di questo settore del giornalismo.

L’inchiesta “Can investigative journalism save your newsroom?” è raccontata in forma di video presentazione sul sito dell’Ire: se avete 45 minuti di tempo, sono ben spesi. L’ inchiesta è divisa in due parti: la prima è stata realizzata intervistando 1000 utenti/consumatori con l’obiettivo di definirne tendenze, preferenze e orientamento in relazione alla fruizione delle news, specificalmente d’inchiesta. I consumatori hanno partecipato con grande interesse e coinvolgimento fornendo, oltre alle risposte alle domande schematizzate, oltre 5000 commenti  in risposta a domande libere quali “Cosa è il giornalismo investigativo?”. Tali commenti hanno costituito una vera e propria seconda “indagine”, questa volta di tipo qualitativo, consentendo di definire un quadro più preciso e realistico del pubblico. La seconda parte è stata invece realizzata intervistando dirigenti, editori, redattori di aziende mediatiche per individuare strategie, previsioni  e valutazioni messe in campo dagli editori per il giornalismo di inchiesta. Ecco i risultati:

Pubblico:

Fruizione:
La fruizione quotidiana delle notizie, in generale,  avviene quasi del tutto su tv e quotidiani nazionali e locali, mentre sono in percentuale minima e non quantificabile, i lettori che prelevano informazioni da siti specialistici di inchiesta o di fact checking. Su base settimanale, invece, il tipo di fruizione cambia: circa un 9% del pubblico dichiara di leggere, almeno una volta a settimana, informazione di inchiesta da siti specializzati.

vsInteresse:
Sono stati poi valutati gli interessi dei lettori su una rosa di quattordici categorie informative in confronto tra loro: al primo posto, inutile dirlo, le informazioni metereologiche,  con un 76% di preferenze individuali seguite,  con ampio margine, al 55% pari merito, dalle notizie di inchiesta e dalle notizie economiche.  A seguire la medicina e poi la politica. Il posizionamento dell’interesse dei lettori per le informazioni d’inchiesta conferma quindi quanto era stato riscontrato da Gannett nel suo studio sopracitato, lo scorso anno.

Quando si va ad analizzare l’interesse per il giornalismo investigativo fra i generi, categorie sociali, differenze di età o di opinione politica, si riscontra un generale e condiviso interesse tra tutte. Anche la ripartizione dell’interessamento dei lettori tra le varie tipologie di inchieste, presenta risultati soddisfacenti su tutti i livelli: Nazionale – ovvero se l’oggetto dell’inchiesta attiene un argomento di competenza federale o governativo,  Statale – ovvero se attiene la giurisdizione dello stato di appartenenza  e Regionale o locale – relative alla propria città o area. In generale l’interesse dei consumatori è in forte crescita ed in particolar modo per quanto riguarda il giornalismo di inchiesta e questo incremento è distribuito su tutte le categorie sopra indicate.

Fiducia:
Citando uno studio Gallup, l’analisi evidenzia che la fiducia dei lettori nelle informazioni (in questo caso riferita alla televisione ed ai giornali) è in costante calo e per entrambe le ricerche si attesta attorno al 23%. Al contrario, tornando all’indagine AR&D, per il 67% degli intervistati, il giornalismo di inchiesta crea fiducia nei media e nell’informazione ed in questo senso il 62% del campione ritiene che sarebbe giusto seguire regolarmente un sito specializzato, in quanto le “notizie quotidiane” in generale sono oramai commodity.

Prospettiva personale:
È stato poi richiesto ai lettori di indicare il proprio stato d’animo nei confronti del mondo dell’informazione , rilevando un 34% di ottimisti, un 41% di preoccupati ed un 25% di frustrati, con differenze significative nelle fasce di età, religione, genere o opinione politica.

prioritiesArgomenti di interesse:
Ai lettori intervistati è stato proposto un elenco di ventiquattro argomenti di possibile interesse per le inchieste giornalistiche, realizzato sulla base dell’esperienza dell’Ire . Gli argomenti per i quali i lettori sarebbero maggiormente interessati alla realizzazione di un inchiesta giornalistica sono le questioni governative, frodi, corruzione, trasparenza e correttezza delle istituzioni. In generale per il pubblico il giornalismo investigativo ha valore perché rappresenta un progresso ricco di significato, come risultato di qualcosa. I lettori vogliono sapere che c’è qualcosa di positivo nel mondo e che possono esservi significativi cambiamenti. Come riferisce un lettore “i media hanno nella mia opinione una responsabilità di educare ed informare. Hanno il potere di riflettere il meglio ed il peggio d una società e di promuovere la consapevolezza”.

Altra questione di interesse rilevata è la definizione di quali siano i media che raggiungono meglio il pubblico con le loro inchieste: il risultato, se da una parte ci pone un prevedibile 50% di utenti che indicano la televisione, dall’altra propone un inatteso 36% di utenti che indica il Web come fonte di inchiesta prioritaria; seguono giornali cartacei e social media alla pari con un 7% ciascuno.

Organizzazioni mediatiche:

Impegno:
Il 76% dei dirigenti di aziende  mediatiche è convinto che il giornalismo d’inchiesta possa rappresentare una parte vitale del futuro della propria organizzazione e ben 8/10 ritengono che possa rappresentare un elemento determinante nelle dinamiche competitive (influendo, ad esempio, su abbonamenti, pagine viste e gradimento) Se il 47% sostiene che la propria organizzazione non fornisce sufficienti risorse a sostegno del giornalismo di inchiesta, nella slide che segue è possibile visualizzare anche quali sono i settori carenti di risorse e che andrebbero implementati.

Previsoni:
I dirigenti delle organizzazioni mediatiche, nelle loro risposte confrontate con quelle degli utenti, mostrano di conoscere abbastanza bene quali possano essere gli argomenti di inchiesta di  interesse per il pubblico, come le già citate questioni governative o quelle relative alla corruzione delle istituzioni, anche se viene generalmente sopravvalutato l’interesse del pubblico per altri temi, come ad esempio le inchieste sportive o i maltrattamenti degli animali.

È stato poi chiesto ai dirigenti di valutare quali fossero le tipologie di inchiesta che a loro avviso potessero essere più interessanti per il pubblico, fra le tre proposte: fact checking, accountability e consumer reporting. La valutazione dei dirigenti è risultata difforme da quella espressa dai lettori intervistati, sottovalutando l’interesse per il fact-checking, per il quale, invece, gli intervistati del pubblico avevano manifestato grande attenzione.

Da questi risultati emerge uno scenario chiaro: il giornalismo investigativo rappresenta un contenuto ad alto valore aggiunto. Una impostazione giornalistica fortemente basata sull’inchiesta costruisce fiducia nei lettori e ne guida il comportamento. Per i consumatori di notizie il ruolo dei media deve rimanere quello di “government watchdog” a tutti i livelli, locale, statale e federale. Gli editori riconoscono il valore del giornalismo d’inchiesta ma sottostimano drammaticamente il valore del fact-checking. Il giornalismo investigativo deve sforzarsi di individuare soluzioni, portare ad un risultato, seguire procedure precise e fondarsi sulla verifica dei fatti. Il giornalismo d’inchiesta quindi può e deve rappresentare un grande e decisivo elemento nell’impostazione del lavoro della redazione.

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