La crisi finanziaria vista
con gli occhi dei media

15 marzo 2013 • Giornalismi • by

Come hanno raccontato la crisi finanziaria e bancaria i maggiori mass media tedeschi? Un gruppo di ricercatori sotto la guida di due professori dell’Università di Mainz, Oliver Quiring e Hans Mathias Kepplinger, hanno analizzato giornali e televisioni durante la crisi finanziaria del 2008/2009.* Secondo i risultati ottenuti dagli autori dello studio i media informavano soprattutto sugli avvenimenti chiave della crisi, come per esempio il crollo della Hypo Real Estate (Holding formata da tre banche specializzate in prestiti immobiliari) e l’azione di salvataggio della Opel.

Attenzione particolare è stata data  alla copertura mediatica di interventi statali, presunti o effettivi, e al dibattito scaturito in seguito a queste misure. Il focus su questo tema è stato posto per un duplice motivo. E’ in corso un acceso dibattito se sia più o meno legittimo che l’intervento dello Stato in un mercato di libera concorrenza libera concorrenza delle impresee inoltre perché si è constato che i media hanno un forte impatto sull’opinione pubblica riguardo queste questioni.

Inoltre, dopo il fallimento della banca Lehmann Brothers, i ricercatori tra il 2008 e il 2009 hanno analizzato per 13 mesi consecutivi cinque diversi notiziari televisivi:  Tagesschau, Tagesthemen (ARD), Heute, Heute Journal (ZDF) e RTL-Aktuell, le maggiori testate quotidiane Frankfurter Allgemeine Zeitung, Süddeutsche Zeitung e  Bild Zeitung, prendendo una ogni seconda edizione, e tutte le edizioni delle riviste settimanali Focus e Spiegel. I contributi analizzati in totale sono stati 4630, argomento in comune: l’intervento dello stato nei processi economici.

Gli analisti sono giunti alla conclusione che i mass media si sono occupati, con frequenza superiore alla media, di temi come l’intervento dello stato  e i tentativi di regolamentazione dell’economia. Ma al contempo hanno omesso di fornire alla popolazione un valido orientamento riguardo quali  interventi dello stato sarebbero  stati opportuni e quali meno. Citiamo: “tutti i giornali, le riviste e i notiziari indagati oscillavano tra il sostegno e la disapprovazione degli interventi statali, senza approfondire i motivi dei singoli interventi in maniera seria e approfondita”.

Quiring riporta come un aspetto particolare abbia destato stupore nei ricercatori. Sebbene i media hanno dato notizia e hanno discusso dell’utilità di un intervento statale, questi non hanno mai messo in questione se a priori il principio dell’ingerenza statale fosse più o meno legittima. Neppure le linee redazionali dei vari media avrebbero influenzato la copertura mediatica di questo tipo di notizie. Davanti a questo scenario Quiring avanza il dubbio che via una mancanza di conoscenza della materia da parte dei giornalisti.

In questo contesto è particolarmente interessante il contributo di Stefan Geiss ha che si occupa dei modelli di interpretazione della crisi, nello specifico dei modelli che si sono affermati nei media e nella pubblica opinione.  Questi modelli interpretativi vengono definiti dagli specialisti come „Frames“, cioè „Cornici“, a cui si collega un certo modo di vedere e di interpretare la realtà. Si è constatato che questi frames  sempre più raramente vengono dettati dai giornalisti, sono invece imposti da potenti gruppi di interesse e da attori, che grazie al loro status e alle loro risorse economiche, hanno accesso privilegiato all’opinione pubblica. Il pretesto molto spesso può essere sato anche da una correlazione tematica ad una discussione pubblica di attualità o dalla sensibilità degli attori per i punti culturali in comune e per la notiziabilità delle novità proposte. Geiss fa degli esempi concreti di “Frames”, che da un lato sono tra loro in concorrenza, dall’altro si completano a vicenda. Tra questi  “spronare l’economia”, “salvare la Opel”, “togliere il potere alle banche” o anche “salvare le banche”. Nessuno di questi modelli interpretativi è sparito completamente durante il periodo osservato. “Proprio l’economia della finanza, la Opel e i sostenitori del pacchetto di sostegno alla congiuntura sono riusciti a raggiungere il dominio delle news quando si trattava di prendere la decisione politica che riguardava questi temi” afferma Geiss. Nel caso specifico della finanza il giochetto non è perfettamente riuscito, perché  “salvare le banche” si è scontrato con  “togliere il potere alle banche”.

Lo studio è stato svolto in cooperazione con l’Istituto demoscopico di Allensbach. Un sondaggio di questo istituto sulle preoccupazioni della popolazione è stato messo a confronto con lo studio di Geiss. Si è constatato che sussiste un chiaro legame tra i contenuti delle notizie riportate dai media e le paure delle popolazione. D’altra parte non si riesce a tracciare un linea netta se siano i media a provocare le paure o se al contrario la copertura mediatica sia influenzata dalle preoccupazione del pubblico.

*Helena Hamann è studentessa di pubblicistica presso l’Università di Magonza

* Oliver Quiring/Hans Mathias Kepplinger/Mathias Weber/Stefan Geiss (2012): Lehmann Brothers und die Folgen. Berichterstattung zu wirtschaftlichen Interventionen des Staates, Wiesbaden: Springer VS

 Pubblicato in: Neue Zürcher Zeitung, o5.03.2013 

Traduzione dall’originale “Die Finanzkrise im Spiegel der Medien” a cura di Alessandra Fillippi

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