La morsa di Hezbollah sui media

21 maggio 2008 • Giornalismi • by

Corriere del Ticino, 21.05.2008
A Beirut il peggio sembra essere passato. Per ora. Persino l’emittente televisiva Future News TV ha ripreso a trasmettere. Voluta dal leader sunnita Rafiq Hariri, assassinato nel 2005, la sede televisiva nei giorni scorsi era stata presa d’assalto e oscurata dai miliziani Hezbollah. Un attacco mirato e preciso all’organo di informazione filo governativo che non è rimasto isolato.

L’esercito ha infatti inflitto pesanti danni all’intero gruppo editoriale Future dando alle fiamme gli archivi, la sede del quotidiano Al-Mustaqbal (15.000 copie di tiratura) e della radio Al-Sharq.
Non è la prima volta che uno scontro politico è anche, e soprattutto, una guerra ai media e alla libertà di informazione. Ricordiamo quando il 25 marzo del 2003 durante l’invasione dell’Iraq, gli Stati Uniti bombardarono e distrussero gli uffici della Iraqi TV (la prima rete di Stato sotto il regime di Sadam Hussein) a Baghdad. Un’azione che ricevette pesanti critiche dalla stampa internazionale e dalle organizzazioni in difesa dei diritti umani.

“I media non dovrebbero essere coinvolti in questo tipo di conflitti” afferma la giornalista Birgit Kaspar,  corrispondente da Beirut per importanti emittenti pubbliche tedesche come la ARD. “Quanto è accaduto ai media di Hariri è imperdonabile. Lo scopo degli Hezbollah è stato quello di umiliare Hariri e la maggioranza mettendo a tacere il loro organo di propaganda”.

Non sono stati colpiti solo gli strumenti di propaganda: si tenta di mettere a tacere anche i singoli giornalisti che, come il direttore di Future News TV Nadim Numla, ricevono pesanti minacce di morte.

Ora che l’accordo tra la maggioranza antisiriana libanese e l’opposizione sciita è stato firmato c’è da chiedersi se anche per l’informazione tornerà la normalità.

Secondo la Kaspar “la situazione è tornata a essere quella di sempre, in cui l’informazione è diretta e vivace ma anche fortemente politicizzata, visto che i media sono per lo più finanziati dai partiti mentre poche sono le voci indipendenti. Per avere uno sguardo obiettivo sulle notizie che riportano stampa e media libanesi è necessario infatti leggerne, vederne e ascoltarne diversi. Tra l’altro bisogna precisare che quelli di Hariri sono stati gli unici media colpiti.”

Dunque anche per i giornalisti sembra essere tornata la quiete. “La scorsa settimana” – racconta Birgit “mio marito ed io non siamo usciti di casa per via dei cecchini appostati lungo la strada. Ma ora il pericolo è passato”. Ciò di cui invece si lamenta in qualità di giornalista è l’atteggiamento dell’esercito Hezbollah nei confronti dei media e dell’informazione. Infatti, oltre ai diretti attacchi all’impero editoriale di Hariri, ciò che negli scorsi giorni ha davvero messo in crisi la libera e obiettiva informazione è stata la reticenza degli Hezbollah: “non vogliono parlare con noi giornalisti. Non c’è modo di ottenere un’intervista o una dichiarazione diretta. Sono loro a decidere quando e cosa dire attraverso il loro media Al-Manar o altri canali di comunicazione. Pare, inoltre, che ottenere informazioni da loro sia più difficile per i media occidentali che per quelli arabi. In questo modo ci costringono a lavorare con fonti anonime. Anche i civili – soprattutto quelli che vivono lungo i confini – sono così spaventati che non vogliono essere registrati e tanto meno che siano fatti i loro nomi.”

C’è chi pensa che le azioni dell’esercito Hezbollah possano minare e mettere a rischio la libertà intellettuale e il pluralismo che da sempre contraddistinguono il Libano dagli altri paesi del Medio Oriente. “Gli Hezbollah non hanno invaso il paese e non intendono prendere il potere. Dunque non vedo come possano minare la libertà di pensiero e di espressione nel Libano. Non dimentichiamoci che è stato Rafiq Hariri – il primo ministro assassinato – a mettere il bavaglio alla libertà di stampa in questo paese, così come i siriani quando sono stati qui”.

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