La ricerca sul giornalismo
si reinventa

3 febbraio 2013 • Giornalismi • by

Digitalizzazione, partecipazione, interazione, economizzazione e globalizzazione sono alcune delle tendenze che negli ultimi tempi si osservano in ambito giornalistico. In Germania una nuova collana “Attualità. Studi sul giornalismo” (Aktuell. Studien zum Journalismus) dimostra  che, non solo il giornalismo, ma anche gli studi che lo analizzano sono obbligati a reinventarsi.

Il primo volume della serie intitolato “La ricerca giornalistica, lo stato attuale e le sue prospettive” (Journalismusforschung. Stand und Perspektiven) –  è stato curato da Klaus Meier, professore di Pubblicistica presso l’Università cattolica di   Eichstätt-Ingolstadt, e Christoph Neuberger, professore di Scienze della Comunicazione e Ricerche sui media presso la Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco di Baviera.

Lo scopo di questa pubblicazione, come dicono i curatori, è triplice. Innanzitutto fare il punto creando uno spazio di riflessione. Secondo, sviluppare connessioni tematiche, terzo offrire una panoramica completa dello stato attuale e delle prospettive future della ricerca giornalistica. Bisogna ammettere che, grazie a tredici contributi di diversi e rinomati esperti del settore, i curatori sono perfettamente riusciti nel loro intento. Meier e Neuberger spiegano con chiarezza e dovizia di particolari in che modo il giornalismo affronta le nuove sfide. I vari professori descrivono nei loro articoli le conoscenze politiche ed economiche necessarie per fare giornalismo, sottolineano l’importanza della qualità, del management e della responsabilità, spiegano il ruolo del giornalismo e del suo pubblico e denunciano la tendenza allo scandalismo e alla medializzazione.

Andrea Czepek, professoressa di Pubblicistica presso l’università Jade di Wilhelmshaven, nel suo contributo  “Libertà di stampa – Ostacoli e limiti” spiega come negli studi sulla libertà di stampa siano due gli aspetti da tenere separati. Le limitazioni alla libertà di stampa possono venire da intrusioni da parte di organi dello Stato oppure possono scaturire da semplici motivi  strutturali. Altri fattori di limitazione possono derivare da diritti costituzionali inalienabili. L’autrice denuncia come nelle discussioni le due diverse prospettive vengano invece spesso confuse. La professoressa si dice invece molto critica nei confronti delle graduatorie pubblicate ogni anno sulla libertà di stampa. Czepek mette in dubbio che sia possibile misurare in maniera chiara e obbiettiva l’effettiva libertà di stampa dei media e tanto meno fare un confronto internazionale.  In ogni caso allo stato attuale delle cose gli indici derivano da valutazioni soggettive, oltre che non sufficientemente sistematiche, degli esperti del settore. Per questo la studiosa si augura  la creazione di una serie di criteri di rilevazione che servano da parametri di riferimento a coloro che stilano queste tipo di classifiche.

Klaus Arnold, professore di Scienze della Comunicazione e dei Media all‘ Università di Trier, nel suo contributo “La qualità nel giornalismo” dimostra come il tema centrale delle ricerche empiriche sulla qualità del giornalismo negli ultimi anni sia progressivamente passato dall’analisi dei contenuti a studi sul pubblico dei media. Secondo Arnold è interessante verificare se le qualità giornalistiche classiche siano applicabili alle nuovo forme di giornalismo partecipativo in internet motivo per cui a suo dire la partecipazione del pubblico continuerà ad essere anche in futuro oggetto di studio. Quello che per altro lamenta il professore di Trier è l’assenza di analisti che mostrino il concetto di qualità dal punto di vista degli stessi giornalisti. Al fine di registrare i progressi del giornalismo tedesco in generale sarebbe auspicabile la pubblicazione di un rapporto annuale. In alcuni paesi per altro questo già avviene, per esempio in Svizzera la sezione Forschungsbereich Öffentlichkeit und Gesellschaft dell’Università di Zurigo pubblica ogni anno un volume dal titolo “Qualität der Medien” (Qualità dei media), mentre negli Stati Uniti il Pew Research Center’s Project for Excellence in Journalism pubblica annualmente il rapporto sulla stato dei media “The State of the News Media”.

Wiebke Loosen nel suo “Partecipazione del pubblico nel giornalismo” (Publikumsbeteiligung im Journalismus) si occupa di come la partecipazione del pubblico viene integrata nelle redazioni giornalistiche. Il ricercatore senior dell’Istituto Hans-Bredow di Ricerca nei media dell’Università di Hamburg si confronta con il Pubblico come  concetto con la P maiuscola e studia le relazioni che intercorrono tra il Giornalismo, con la G maiuscola,  e il suo Pubblico. Inoltre Loosen studia in dettaglio le nuove forme di partecipazione che vengono chiamate in gergo Crowdsourcing. Il professore rileva che il giornalismo, nonostante la partecipazione del pubblico, in fondo non è cambiato. Il Giornalismo è perfettamente in grado di sfruttare a proprio vantaggio la collaborazione dei lettori, sia per la ricerca che per la distribuzione dei propri contenuti. Il confine tra il ruolo di giornalista e quello di fruitore non viene di fatto abolito.

Margreth Lünenborg nota che, al contrario, come i confini tra il giornalismo di qualità e quello sensazionalistico siano sempre più sfuocati. La professoressa di Scienze della comunicazione della Freie Universität di Berlino scrive nel suo contributo “Sensazionalismo nel giornalismo” (Boulevardisierung im Journalismus) che il modus operandi del giornalismo scandalistico, sia per i contenuti, che nell’aspetto esteriore, ha già di fatto influenzato altre forme di prodotti giornalistici. Un chiaro esempio è lo Spiegel Online. Nell’edizione online dello storico settimanale Der Spiegel vengono mischiati contenuti populistici con  giornalismo di qualità, da sempre  il marchio  distintivo del Der Spiegel. L’autrice sottolinea che il giornalismo scandalistico assume un ruolo rilevante per il suo valore economico, pubblicistico e sociale.

I curatori della serie “Aktuell. Studien zum Journalismus”, Andrea Czepek (Wilhelmshaven), Ralf Hohlfeld (Passau), Frank Lobigs (Dortmund), Wiebke Loosen (Hamburg), Klaus Meier (Eichstätt) e Christoph Neuberger (München) affermano di rivolgersi ad un vasto pubblico, tra cui i ricercatori del settore, gli studenti, gli stessi giornalisti ed altri professionisti che vogliano formarsi un’opinione di come funziona la ricerca nell’ambito del giornalismo. Nel prossimo volume della serie ci aspettiamo punti di vista altrettanto innovativi perché Annika Sehl, professoressa presso l’Istituto di Pubblicistica della  Technische Universität di  Dortmund, vi presenterà i risultati della sua dissertazione “Giornalismo partecipativo nei quotidiani” (Partizipativer Journalismus in Tageszeitungen).

Traduzione dall’originale “Spannende Eindrücke in die Journalismusforschung” a cura di Alessandra Filippi

 

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