Le Olimpiadi viste dalla stampa europea

6 settembre 2012 • Giornalismi • by

Se da un lato gli strascichi di Londra 2012 sono rimasti a lungo impressi nero su bianco sulle homepage dei quotidiani internazionali, dall’altro per chi non ama lo sport resta una consolazione: le Olimpiadi non sono solo sport. Per il mondo della cronaca e delle opinioni, gare come la corsa, il nuoto, il ciclismo e tanto altro sono molto più di una semplice ginnastica. Cominciamo con una panoramica sulla stampa europea, considerando la copertura assegnata all’evento sportivo, le tendenze mediatiche e i meccanismi narrativi ricorrenti. Scendiamo poi nella specificità della stampa italiana mainstream, e scopriremo non poche sorprese. Ecco perché, e come, le Olimpiadi della stampa sono molto più, e oltre, la cronaca sportiva.

Anzitutto la superficie: il confezionamento del pacchetto olimpico trasforma la gara in evento mondiale. Un aspetto che seduce particolarmente la stampa europea e anzitutto quella della Gran Bretagna, la “madrina” dei giochi. La fascinazione e la spettacolarità dell’evento diventano una cartina tornasole del successo delle Olimpiadi londinesi. Un esempio si trova sul Guardian, che misura in una sorta di termometro virtuale la capacità attrattiva di Londra 2012. “London 2012: verdict from around the world” offre una panoramica del gradimento della stampa internazionale. E se ogni Paese sembra condizionato dalla riuscita dei suoi atleti, l’Inghilterra dal canto suo concorre per la medaglia d’oro dell’organizzazione dello spettacolo. Medaglia vinta, secondo il LA Times. Londra 2012? “It is a wonderful, captivating musical show”. Del resto “quando si tratta di party, feste, sfilate e cerimonie, gli inglesi non hanno rivali”, chiosa anche  Severgnini sul Corriere della Sera.

LE PATRIE DELLO SPORT 

Ma oltre la superficie di fuochi d’artificio e spettacoli conturbanti, il cuore delle Olimpiadi – mediaticamente parlando – sta nella gara o meglio nella sfida. Da questo punto di vista la narrazione delle competizioni olimpiche di primo acchito non si distacca dal modus narrandi della cronaca sportiva. A rendere più accattivante e per tutti i gusti la narrazione delle gare, si aggiungono poi gli aneddoti, le polemiche, il florilegio di aggettivi, le passioni evocate e la narrazione sapiente, a volte indiscreta, dei protagonisti. Ma il vero salto che fa la differenza, la chiave attraverso cui leggere la specificità dell’evento olimpico sulla pagina di giornale, è l’elemento nazionale e patriottico. Un registro comune, in modo più o meno evidente, sulla stampa mainstream europea. Le specificità non mancano: in Italia la copertura e la priorità dati all’evento sono più ingombranti che altrove, nota Linkiesta in una utile comparazione tra i siti dei quotidiani d’Europa. Ma anche altrove, e anche a Olimpiadi appena terminate, la competizione rimane in alto nella gerarchia delle notizie, con una attenzione particolare alle vittorie dei Paesi di appartenenza. Accade ad esempio in Francia il 13 agosto sera: sia Le Monde che Le Figaro riservano battute e immagini al rientro trionfale in patria dei campioni. “Retour en fanfare pour les athlètes français”, titola il sito di Le Monde accompagnando le parole a una fotogallery per nulla avara di  sventolanti bandiere rossoblù. “Les bleus acclamès sul les Champs Elysées”, continua Le Figaro.

COSTRUENDO UN ORGOGLIO ITALIANO

In molti casi però la vittoria della nazione di appartenenza non è solo una questione di orgoglio strettamente sportivo. La stampa italiana mainstream tiene in piedi durante tutta la durata dell’evento uno sconfinamento e uno slittamento di significati tra l’ambito della gara sportiva e il linguaggio patriottico tout court. La vittoria sulla pista o in vasca diventa un elemento che costruisce e conforta l’appartenenza alla comunità. Il primo meccanismo ricorrente è quello che  attraverso il linguaggio stringe gli attori sportivi, chi scrive e chi legge in un unico soggetto, un “noi”, che partecipa dello stesso coinvolgimento emotivo. Come quando Concita De Gregorio esordisce con un “Grazie signora Idem. Per la gioia di questa mattina”. O come quando “Donato consola l’Italia”. Un secondo elemento ricorrente è quello della proposizione di un modello di italianità anche extra sportivo: si veda ad esempio Cazzullo sul Corriere e le “ragazze che danno all’Italia un esempio utile anche fuori dallo sport”, o anche “L’umiltà che paga” di Imarisio. Nella esaltazione dell’identità, le storie fanno il resto. Accade ad esempio il 5 agosto sulle pagine dei quotidiani, quando la vittoria di Jessica Rossi e la sua dedica all’Emilia terremotata è la notizia olimpica del giorno. Qui sul podio salgono assieme la atleta, la casa (la terra natale emiliana) e la patria.

SCHWARZER: CATARSI MEDIATICA COLLETTIVA

E a proposito di storie, merita una attenzione particolare la vicenda di doping dell’atleta Alex Schwarzer, perché è diventata immediatamente un caso mediatico. Il grado patemico della narrazione raggiunge livelli altissimi, anche e soprattutto attraverso l’uso del materiale iconografico. L’immagine di Schwarzer e del suo volto contratto dalle lacrime conquista le prime pagine dei quotidiani, viene associato a toni drammatici e in molti casi a giudizi di condanna morale. Un episodio che si caratterizza come vera e propria catarsi collettiva attraverso la stampa. Esemplare per mostrare il meccanismo narrativo è l’attacco del pezzo di Aldo Cazzullo in prima pagina sul Corriere del 7 agosto. Sotto il titolo “Doping, il dramma di Schwarzer” e la foto di lui in ginocchio, le parole: “Così ha macchiato l’Olimpiade italiana. Ma la sua fragilità è la nostra”. Di meccanismi analoghi sono pieni i giornali dei primi di agosto. Dapprima la descrizione di un “bravo ragazzo” (come insiste Repubblica), poi la narrazione della disperazione (le immagini, il linguaggio patemico, le metafore altisonanti: “è come se si illuminasse di colpo il lato oscuro della luna”, scrive ad esempio Zucconi). Poi il giudizio e la condanna morale. E quel coinvolgimento della nazione tutta che trasforma l’episodio in una vera e propria catarsi mediatica collettiva: non solo “la sua fragilità è anche la nostra”, ma anche “le sue lacrime e le sue parole riescono a commuovere tutta Italia” .  La storia del “bravo ragazzo nell’abisso” (così lo chiama Repubblica) è una storia che, vista da vicino, costantemente affiancata all’intimità del suo rapporto lacerato con la fidanzata Kostner che “non lo perdona ma non lo lascia”, fa convergere per qualche giorno su di sé tutte le tensioni narrative e le emozioni su carta stampata. Per poi concludersi, come per ogni catarsi collettiva, con il rito di purificazione: Schwarzer e Kostner rimangono “insieme nel bene e nel male” e l’Italia tutta “è disposta in gran parte a prendere per buoni anche i passaggi più incongruenti e oscuri”. Così la Olimpiade 2012 lascia sulla carta stampata le tracce delle vittorie di una nazione, e dei suoi sacrifici.

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