Le testate digitali e le questioni climatiche

17 febbraio 2017 • Giornalismi, In evidenza, Ricerca sui media • by

Joe Brusky / Flickr CC / BY-NC 2.0

Manifestanti urlanti corrono, il fumo li circonda, mentre la telecamera sta quanto più vicino a loro possibile, dando al pubblico del video l’impressione di essere al centro della protesta, proprio mentre gli attivisti ambientalisti si scontrano con le squadre antisommossa francesi nelle vicinanze della sede del summit globale sul clima del dicembre 2015. La reporter di Vice che ha realizzato il filmato, Milene Larsson, cercava proprio questo effetto: trasmettere la sensazione di “essere schiacciati e di non sapere cosa sta succedendo. Sperimentarlo e vedere le reazioni delle perone aiuta a capire cosa le porta in strada a protestare”.

Reporting come questo è tipico del modo in cui Vice affronta le questioni ambientali. La testata, con le sue versioni in 17 lingue diverse, è diventata una delle maggiori fornitrici di notizie che riguardano l’ambiente. Siti come Vice, BuzzFeed o l’Huffington Post sono ora tra i principali esempi di player digitali che si sono affermati nel panorama mediatico di molti paesi, un obiettivo che è stato raggiunto in particolare attraendo l’attenzione dei nativi digitali. Mentre molti media tradizionali anche affermati hanno difficoltà a raggiungere il pubblico più giovane, BuzzFeed, Vice e Huffington Post offrono abitualmente contenuti su questioni più vicine agli interessi di questa generazione – come quelle ambientali –, comunicandole anche in un modo coerente con le sue abitudini di fruizione. Queste testate digitali, ad esempio, ricorrono frequentemente a contenuti visuali, a un linguaggio più colloquiale, utilizzano prospettive poco battute e non si fanno problemi a mescolare temi seri con articoli che, ad esempio, descrivono “i cambiamenti climatici con delle Gif” o traducono le dichiarazione scettiche nei confronti del mutamento climatico in meme ironici.

Ma come trattano esattamente le questioni ambientali queste testate? Per la prima volta, dei ricercatori hanno analizzato in modo sistematico il loro reporting e lo hanno confrontato con la copertura offerta dai media più tradizionali. Lo studio si è incentrato sulla 21esima Global Conference of the Parties (COP 21) e sulla United Nations Framework Convention on Climate Change (UNFCCC) di Parigi, dove è stato raggiunto un nuovo accordo internazionale per limitare le emissioni di gas serra. I risultati sono inclusi nel volume Something Old, Something New: Digital Media and the Coverage of Climate Change, curato da James Painter, Direttore delle fellowship del Reuters Institute di Oxford.

Il team di ricercatori ha analizzato un campione di circa 500 articoli pubblicati in Francia, Germania, Spagna, Regno Unito e Usa. I risultati indicano come in molti dei paesi analizzati le testate digitali, e in particolare l’Huffinghton Post, abbiano offerto una  copertura vasta della conferenza COP 21 – superando nettamente quanto fornito da testate affermate come il New York Times o USA Today. Interessanti anche i risultati in relazione alle modalità scelte: lo stile del racconto dell’Huffington Post, ad esempio, è spesso molto diretto, ma i temi su cui si concentra rispecchiano per lo più quelli dei media tradizionali. L’HuffPo, inoltre, spesso ha spinto sui punti di vista positivi e costruttivi o si è focalizzato di frequente sulle potenziali soluzioni alle questioni climatiche.

BuzzFeed e Vice, invece, svolgono ruoli più complementari rispetto ai media tradizionali: pubblicano generalmente meno articoli, ma si concentrano su temi e punti di vista che sarebbero altrimenti trascurati da molte altre testate. BuzzFeed in particolare si distingue nel tono, per esempio utilizzando spesso un linguaggio più informale e irriverente, laddove Vice invece tende piuttosto a concentrarsi su temi e prospettive differenti, come considerazioni sulla giustizia globale intorno ai negoziati, o sui punti di vista degli attivisti o fornendo del reporting immersivo su manifestazioni e proteste. Inoltre, sia BuzzFeed che Vice illustrano i propri racconti decisamente più spesso, includendo formati come video, quiz o, a volte, listicle.

Lo studio ha anche riscontrato un numero esiguo di articoli dedicati allo scetticismo climatico e a posizioni come la negazione dei cambiamenti climatici, della loro serietà o delle cause dovute all’uomo. Questo è stato notato tanto nei media tradizionali quanto nelle testate digitali e in tutti i paesi analizzati. Persino i media più conservatori vi hanno prestato relativamente poca attenzione, mentre BuzzFeed e Vice, in molti casi, si sono apertamente presi gioco di queste posizioni.

Inoltre, lo studio ha riscontrato alcune differenze nazionali interessanti: i media anglo-americani, ad esempio, hanno dato più attenzione al summit di Parigi, cosa che si è vista anche in Francia, paese ospitante. I media dei Paesi dell’Europa continentale, invece, si sono concentrati di più sui temi della giustizia in relazioni alla questione climatica.

Le conclusioni della ricerca, tuttavia, invitano a riflettere sulla relazione tra le piattaforme native digitali e i media tradizionali affermati, relazione che è simile in tutti i Paesi analizzati. I risultati mostrano chiaramente come BuzzFeed, Vice e l’Huffington Post siano “vantaggiosi per il dibattito pubblico su questioni complesse come i cambiamenti climatici, in particolare in un momento in cui i corrispondenti specializzati sull’ambiente vengono tagliati da parte delle organizzazioni mediatiche”, poiché essi ricercano “un punto di vista preciso e nuovi modi di raccontare la ‘vecchia’ storia del cambiamento climatico e, quindi, di sostenere la sua rilevanza e il suo interesse per un pubblico più vasto, e in particolare per i più giovani”.

Articolo tradotto dall’originale inglese da Giulia Quarta

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