La nuova stampa, un’alleanza tra il giornale e i suoi lettori

21 ottobre 2013 • Giornalismi • by

C’è bisogno di un nuovo ecosistema e di una nuova economia, altrimenti non c’è futuro per la stampa in Svizzera e nel mondo. Ne è convinto Fabio Lo Verso, palermitano di origine, trapiantato giovanissimo a Ginevra dove ha studiato filosofia per poi fare il giornalista. Prima alla Tribune De Genéve poi direttore a Le Courrier, oggi Lo Verso è il fondatore e il direttore di un progetto editoriale unico nel suo genere in Svizzera: La Cité. Un giornale cartaceo a pubblicazione quindicinale – cui si affianca anche un sito Web, più improntato su contenuti multimediali – , di alta qualità e per un pubblico di nicchia che come impaginazione, grafica e peso dei contenuti ricorda Le Monde Diplomatique e Die Zeit. Per saperne di più lo abbiamo intervistato in occasione dell’incontro “Dalla carta al tablet: transizione epocale”, tenutosi all’Università della Svizzera italiana venerdì scorso e organizzato da Syndicom.

fabio_siteIn questi giorni si parla molto della notizia della vendita di Le Temps. Che cosa ne pensi?
“La prima è che Tamedia e Ringier hanno dato un segnale abbastanza negativo per quanto riguarda il valore intrinseco del giornale, visto che né una né l’altra ha deciso di acquistarlo. Non pensano evidentemente che ne valga la pena. Per il resto va da sé, perché non ne vale la pena? Perché Le Temps non fa guadagnare abbastanza a chi ha investito nel giornale. C’è questa polemica sul tasso di rendita di chi investe nella stampa svizzera. Tamedia impone un 15%. Siamo stati tantissimi anni in un silenzio a riguardo a questo imperativo finanziario, che poi viene dagli Stati Uniti e ai tempi d’oro permetteva di fare il 25-30% degli utili. È a causa di questo sistema che la carta stampata qui da noi è in crisi”.

A livello pratico che cosa significa?
“Vuol dire che se oggi tu vai a Le Temps e investi 100mila franchi svizzeri, Le Temps ti fa una specie di cedola nella quale dice ‘Sì io prendo questi soldi e alla fine dell’anno ti restituisco i 15mila di retribuzione’. Quando si accorgono di non averli, tagliano i posti di lavoro perché questo è il primo obbligo delle aziende di stampa in Svizzera. Così, ad esempio, sono spariti i posti di corrispondenti all’estero. Quando ho iniziato a lavorare per la Tribune de Genéve c’era ancora un corrispondente da Mosca; oggi non si sente più parlare di corrispondenti. Se dal 2001 al 2009 sono spariti 960 posti di lavoro, è a causa di questo tasso di rendita. Lo stesso vale per la diminuzione del numero di pagine. Le Temps che non riesce ad arrivare neanche al 6% di rendita non serve più a nulla. Non vale la pena per gli editori, ma invece vale moltissimo per il suo pubblico. Le Temps si può paragonare a Le Monde, perché dà prestigio al paese – alla parte francese -, ma questo per gli editori non significa più nulla. Il segnale è questo”.

Tu hai fatto il classico percorso di giornalista. Come hai deciso di fondare La Cité?
“Sì, un percorso che tra poco entrerà in un museo. A darmi l’idea e la motivazione sono stati i lettori. Sono loro che mi hanno cercato quando ero in conflitto con il mio editore. L’idea viene dai lettori, quei lettori che ne avevano abbastanza di come la stampa è oggi e mi hanno aperto gli occhi su tante realtà. Poi mi sono separato da Le Courrier e ho lanciato questo progetto che ha tutta una sua filosofia: fare la stampa con il contributo di chi fa il giornale e di chi lo legge. È un progetto sperimentale ma strutturale. La nuova stampa è la risultante di un’alleanza di chi fa il giornale con chi li legge. Si uniscono le loro forze. La nuova stampa non è a scopo di lucro e non è ideologica. Ho passato un anno a cercare interessati, sono andato in giro a proporre il progetto alla gente e tantissimi hanno pagato l’abbonamento (Tre opzioni: 200, 500 o 1000 franchi svizzeri) senza vedere di fatto il giornale che poi è uscito un anno dopo”.

La Citè quanti abbonati ha?
“Tra i 1500 e i 1600, che sono proporzionalmente gli abbonati di Mediapart in Francia dove però hanno 20 stipendiati. Noi non possiamo permetterceli.  Siamo circa una decina di persone a collaborare a La Cité“.

Come fate?
Da noi foto e articoli sono pagati ma io ad esempio non mi sono mai potuto dare uno stipendio. Il nostro non è un modello, ma è una sperimentazione nella quale ci si chiede: in quali condizioni si può creare qualcosa?”

Ci vogliono i lettori
Sì, e in Svizzera i lettori esistono, quello che manca piuttosto è una politica pubblica. In Norvegia la stampa e l’editoria sono integrate nella politica culturale. Se tu hai una casa editrice e fai libri validi, tutte le biblioteche devono acquistare il tuo libro, in particolare se sei no profit. In Svizzera l’unico strumento politico verso la stampa è l’aiuto indiretto”.

Quante copie stampate e con quale frequenza uscite?
La copia cartacea esce in 24 edizioni all’anno ogni 15 giorni e stampiamo tra le 5000 e le 8000 copie, dipende dai momenti e dai contenuti”.

Prima hai fatto riferimento al sito francese Mediapart che fa molto giornalismo dinchiesta. È anche la vostra linea?
Oggi, se fai un giornale, in particolare su Internet, devi fare inchiesta. Noi ne abbiamo fatta una, finanziata con il crowdfunding. Era un’inchiesta sulle lobby immobiliari nella Svizzera romanda, mai fatta prima in Svizzera”.

lobbyCome funziona?
Abbiamo chiesto 40mila franchi per due inchieste, una sulla banca cantonale ginevrina e una sulle lobby immobiliari in Svizzera romanda. Poi attraverso un sondaggio abbiamo riscontrato che a tutti interessava l’inchiesta sulle lobby. Quindi ci siamo concentrati sulla seconda e abbiamo raccolto 20mila franchi”.

Certo è impegnativo impegnarsi su più fronti
Sì, infatti a partire da novembre diventerò solo responsabile del Think Thank, una fondazione che si chiamerà “Fondazione Nuova Stampa”, mentre il giornale a livello editoriale sarà diretto dall’attuale corrispondente da Parigi della Tribune de Genéve 24 Heures“.

Quale è il vostro scopo in tutto questo?
Noi vogliamo fare un giornalismo che sia conoscenza del sapere nel senso che molto spesso sui quotidiani generalisti i fatti vengono segmentati e molte volte il lettore, nel bel mezzo della storia, non sa più da dove è partito. Noi invece vogliamo far vedere al lettore che abbiamo tratto l’argomento in modo completo, anche su più pagine, perché alla fine possa farsi un’idea. Mancano in Svizzera quindicinali e mensili che fanno questo tipo di lavoro”.

Questo a livello di contenuti, ma a livello di progetto?
Ci interessa capire con quali mezzi e in quali condizioni e con quali forze si possa creare una nuova stampa in Svizzera. Lo scopo della fondazione, che io chiamo Think Thank, è quello di finanziare progetti e studi per la nuova stampa. L’idea è di fare in modo che oltre a La Cité possano esistere anche altri tipi di siti. Vogliamo mettere intorno al tavolo della fondazione dei mecenati, perché la nuova stampa è anche questo: una nuova economia della stampa. Quando non ci sono più investitori e inserzionisti, la nuova idea è che prima crei un’alleanza tra chi fa il giornale e chi lo legge e poi gli affianchi una fondazione di persone che hanno diverse disponibilità economiche e possono assicurare un certo tipo di rendita. Come ad esempio ProPublica, ma con la differenza che per noi è vitale l’alleanza con i lettori. Nel progetto chiediamo loro di entrare nell’elaborazione strategica ed editoriale. I lettori possono adottare dei progetti e proporli a La Citè. I progetti dei lettori possono poi essere integrati nell’elaborazione strategica del giornale”.

Si tratta proprio di un nuovo ecosistema
Sì, significa ricreare una specie di ecosistema per permettere al giornalismo di sussistere perché di questo passa sparirà o comunque non potrà più essere tale. È necessario liberarsi di quegli elementi del vecchio sistema che non funzionano più e rinnovare. Quando Hubert Beuve-Méry ha fondato Le Monde disse: ‘Non voglio né Chiese, né partiti né banche dietro la mia schiena’. Era il 1944 e oggi queste parole sono più vere che mai”.

Come fare a creare un nuovo ecosistema?
Noi stiamo cercando di scoprirlo, sperimentando.

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