Media e potere nella Russia post-sovietica

1 marzo 2005 • Giornalismi • by

Message, Nr. 3, marzo 2005

Quando nel 2004 fu pubblicato il libro Media and power in post soviet Russia, la popolarità del presidente Putin risultava solo in parte sfiorata dall’ondata di critiche che lo avrebbero coinvolto nel 2005. La crisi economica seguita alle riforme, la gestione della questione cecena, l’inesorabile allontanamento degli ex-stati satellite, hanno esposto il Cremlino ai duri colpi dell’opposizione, sia interna che internazionale.

Si accusa apertamente il presidente di virare senza scrupoli verso una nuova oligarchia accentratrice, verticistica, illiberale e dal pugno di ferro. Mentre alcuni sostengono che questo abbia ridato smalto alla Russia, altri mettono in discussione l’esistenza stessa dei più elementari diritti dell’uomo.In questo complesso contesto il libro di Ivan Zassoursky risulta decisivo per comprendere le radici di ciò che ora sta vivendo il gigante sovietico. L’autore – noto giornalista di due importanti ed indipendenti quotidiani nazionali e ricercatore all’Università di Mosca – descrive dagli albori l’evoluzione della nuova società russa e del suo sistema dei media. Il primo capitolo descrive l’evoluzione dalla fine degli anni Ottanta, percorrendo in cinque tappe gli slanci e le cadute del nascente sistema dei media e della sua indipendenza a singhiozzo. Si passa poi al caso specifico della Nazavisimaya Gazeta, incarnazione simbolica delle aspirazioni e delle contraddizioni della stampa libera moscovita. Il terzo capitolo – centrale – possiede due volti: da un lato mette in luce la modernità raggiunta nel rapporto tra il sistema dei media ed il potere in Russia, con la crescente importanza dei consulenti e della comunicazione strategica; dall’altro traccia il quadro di riferimento delle imprese editoriali post-sovietiche rispetto alla loro diffusione sul territorio. Il quarto capitolo cala nella realtà delle elezioni presidenziali del 2000 l’impianto teorico appena descritto, mentre il quinto affronta l’evoluzione a rallentatore che internet ha fatto in Russia. Infine, il sesto capitolo descrive in modo minuzioso gli assetti societari dei più importanti gruppi mass-mediali del paese.

Di un simile quadro, estremamente ricco ed articolato, è giusto sottolineare alcuni aspetti rilevanti per il tema, oltre che per la chiarezza e la competenza con le quali sono trattati. Innanzitutto è interessante notare il ruolo centrale che l’autore assegna alla televisione nelle delicate fasi di passaggio dalla società ‘chiusa’ del Soviet a quella ‘aperta’ post-comunista. Il primo politico russo a riconoscere nella TV una fondamentale leva strategica fu Gorbachev, il quale usò proprio la sua immagine televisiva per imporre alle oligarchie del partito quella ‘accelerazione strutturale’ che avrebbe poi cambiato tutta la Russia. In un sistema abituato in gran parte alla carta stampata ed alla radio, le immagini del piccolo schermo dischiudevano ai russi un mondo nuovo, dando visibilità ai meccanismi decisionali del potere, ai carismi e alle arretratezze di quello che prima era solo un discorso lontano e che ora si apriva, come mai prima, alla partecipazione. Secondo Zassoursky è quindi la televisione il medium che, attraverso la mediatizzazione del potere, conduce il gioco e contribuisce a cambiare la sostanza della politica.

Una attenzione particolare merita poi la cronologia del cambiamento che viene proposta dall’autore, che non si limita ai soli mutamenti interni ai mezzi di comunicazione di massa, ma cerca di fotografare nel suo divenire le diverse fasi della società russa, dalla fine degli anni ottanta alla seconda elezione di Putin, ponendo come filo conduttore la ricerca di indipendenza e di libertà dei mezzi di informazione. La prima fase si sviluppa attorno al 1990 e vede, grazie alla critica per il fallimento della guerra in Afganistan, la nascita di una sorta di ‘quarto potere alla russa’, in cui i giornalisti iniziano a porsi in accezione critica rispetto alle scelte di Mosca. Il secondo periodo, che va fino al 1992, viene descritto dall’autore come ‘l’epoca d’oro’ dei media sovietici: oltre alle prime parziali privatizzazioni, si assiste alla nascita di nuove emittenti i cui bilanci sembrano positivi e, laddove non lo sono, lo diventano grazie a sostanziose sovvenzioni governative. È il periodo della luna di miele tra i giornalisti e Eltsin, che sfrutta il mito della stampa democratica come arma contro le frange più conservatrici del regime. Dal 1992 al 1996 si assiste alla cristallizzazione del sistema dei media, ad anni che secondo Zassoursky sono fondamentali per comprendere la situazione attuale. Dalla precedente – e breve – fase di euforia e libertà, si passa alla progressiva politicizzazione dell’informazione, dovuta sia alla crisi economica di molte testate, sia alle imminenti elezioni presidenziali. Il risultato è uno schieramento pressoché unanime dei media in favore del presidente uscente ed al quasi totale oscuramento dell’opposizione. I successivi due anni sono descritti dall’autore come una crisi paradossale, simile a quella di altri paesi occidentali: da una parte i media diventano il centro della vita politica, dall’altra perdono libertà ed indipendenza dal potere politico. Questo quadro sfocia nell’ultima fase, che si articola fino ai nostri giorni e che vede protagonisti Vladimir Putin da una parte e le più sofisticate tecniche di comunicazione strategica dall’altra: la sua elezione ed il suo primo mandato sono infatti caratterizzati da un sistema dei media ormai complesso ed aperto, ma tenuto a bacchetta da una sapiente costruzione dell’immagine e da una considerevole partecipazione economica statale in molte testate.

Avendo in questo modo individuato le radici e le evoluzioni del delicato rapporto tra il sistema dei media ed il potere politico, Zassoursky traccia le sue conclusioni: in Russia, nonostante il radicale mutamento di contesto, poco è cambiato per quanto concerne la libertà e l’indipendenza del giornalismo. Ad un padrone assoluto chiamato Soviet, se ne è sostituito un altro solo apparentemente più cedevole. Le regole del mercato ed i meccanismi di influenza tengono ancora sotto scacco l’informazione, impedendo ai giornalisti di compiere quel cambiamento di prospettiva che conduce ad assecondare le esigenze e gli interessi del pubblico, più di quelli del partito o dell’editore. Oltre a questa disincantata conclusione, il libro di Zassoursky fornisce innumerevoli dati, spunti e tabelle, che senza dubbio rappresentano la base per qualsiasi analisi seria sul sistema dei media nella Russia post-sovietica.

Zassoursky, Ivan (2004). Armoni, N.Y.: M.E. Scarpe, Inc., 2004.

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