Redazioni, in quelle piccole si lavora meglio

2 dicembre 2013 • Giornalismi • by

Negli Stati Uniti molti giornali hanno venduto le loro sedi storiche in centro città e hanno traslocato in stabili più piccoli in periferia. Quelli che non hanno seguito questo trend, hanno preferito condividere il loro stabile affittando alcuni spazi ad altre aziende.  Per esempio, il San Francisco Chronicle dividerà i suoi spazi con Yahoo!, il Los Angeles Times con un call-center e il Seattle Times con un grossista di vini. Addirittura, nella struttura dove fino a pochi mesi fa veniva stampato il Miami Herald saranno ora costruiti un casinò e un resort di lusso. La Genting, compagnia malese attiva nel settore turistico, ha comprato l’intera sede del giornale situato in riva al mare per 236 milioni di dollari. La redazione del Miami Herald si trova ora a Doral, un sobborgo di Miami, a 20 minuti di macchina dal centro città. In Italia, invece, è notizia di queste settimane, Rcs ha messo in vendita la storica sede del Corriere della Sera in Via Solferino a Milano.

Nikki Usher, docente presso la School of Media and Public Affairs della George Washington University, afferma che spazi più piccoli, offrendo nuovi stimoli,  possono migliorare la struttura della redazione. Come fellow del Tow Center for Digital Journalism della Columbia University Graduate School of Journalism, Usher ha studiato numerosi trasferimenti di redazioni giornalistiche e giunge alla conclusione che, se si lavora in spazi più ristretti, il flusso di lavoro migliora. Usher ha fatto una lista di 29 redazioni che dal centro città si stanno trasferendo o hanno già traslocato e venduto i loro stabili in cambio di nuovi spazi. Nello studio vengono analizzati  alcuni giornali statunitensi come il già citato Miami Herald, il  Seattle Times, il Philadelphia Inquirer, lo Star Telegram, il Boston Globe e USA Today.

Per molte redazioni, scrive Usher, il cambiamento offre una doppia opportunità, sia di rielaborare il flusso di lavoro che di cambiare la propria strategia editoriale, dando la priorità al digitale. La maggioranza delle newsroom ha infatti deciso di dare più importanza alle breaking news, accorgendosi che queste non hanno bisogno di molto spazio ma, al contrario, di un layout intelligente che faciliti la comunicazione tra i giornalisti al desk e i reporter. In Texas, ad esempio, lo Star Telegram ha costruito una piattaforma sopraelevata nel centro della redazione – che Usher ha soprannominato “Starship Enterprise” -, per riunire tutti i giornalisti coinvolti nella produzione delle breaking news. Jim Witt, vice presidente e caporedattore del giornale spiega così il concetto alla base di questa decisione: “Lo scopo è stato quello di creare energia e di farne il centro dell’attenzione generale. Volevamo che tutti lavorassero su due schermi per poter monitorare costantemente i social media e altre pagine Web mentre lavoravano. Inoltre abbiamo messo schermi televisivi dappertutto per creare l’atmosfera che ogni attimo irrompono nuove notizie”.

Nikki Usher ha parlato con molti giornalisti coinvolti in questi spostamenti. Le risposte in generale sono state positive. Un motivo alla base di questo giudizio favorevole potrebbe essere che, in seguito alla drastica riduzione del numero dei giornalisti, le redazioni erano diventate sovradimensionate e dispersive. Un giornalista del Miami Herald ha dichiarato: “Era demoralizzante guardare attraverso la sala della redazione e vedere file intere di scrivanie vuote. Sembrava non ci fosse rimasto più nessuno”. Anche al Seattle Times il team redazionale era diventato “troppo piccolo rispetto allo spazio a disposizione”, ma in questo caso c’era un ulteriore motivo che ha influito a rendere felice  lo staff per il trasferimento. La sede precedente, infatti, era in uno stabile vecchio e fatiscente. I giornalisti hanno dichiarato che gli ultimi lavori di manutenzione erano stati fatti più di dieci anni prima. Lo stabile era ricoperto di vecchie macchie e abitato da scarafaggi, qualcosa che, evidentemente, disturbava i giornalisti durante il loro lavoro.

Usher conclude “È ora di dire addio alle antiquate sedi, create nell’era delle redazioni piene di ambizione, quando i profitti fioccavano in maniera tale da giustificare spazi molto più ampi di quelli attuali. Noi abbiamo osservato il cambiamento dall’interno, ora i risultati sono visibili anche all’esterno e a tutti.

Articolo tradotto dall’originale tedesco da Alessandra Filippi

Photo credit: Patrick Rasenberg / Flickr Cc

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