Romania: i giornalisti sportivi indagano la corruzione

1 dicembre 2016 • Giornalismi, Più recenti • by

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Negli ultimi 16 anni, un team di quattro giornalisti dell’ultimo giornale sportivo cartaceo rimasto in Romania, Gazeta Sporturilor (“La Gazzetta dello Sport”, ndr), è stato fautore di una parte del giornalismo investigativo più interessante pubblicato nel Paese. Gli articoli del gruppo hanno condotto a decine di condanne, hanno cambiato norme governative e contribuito a una riforma sociale di rilievo. Alcuni dei politici, uomini d’affari, calciatori e stelle dello sport più conosciuti in Romania sono infatti stati condannati in seguito alle inchieste. Il lavoro di questi giornalisti è stato così efficace che in Romania è stata coniata una battuta: se la Gazeta scrive di te, è giunto il momento di ordinare la tua divisa da carcerato.

I giornalisti sostengono come il loro obiettivo sia dedicarsi alla verità e all’interesse pubblico e non solamente ottenere condanne. Intervistati dall’Ejo, i membri del team dichiarano di non tenere il conto delle azioni penali che emergono dal loro lavoro: “non facciamo un trattino su un foglio per ogni persona condannata”, spiega Cătălin Tolontan, Direttore del giornale e responsabile del team investigativo. “E non crediamo di essere gli unici a volere giustizia in Romania. Riceviamo delle informazioni, decidiamo quali seguire e cominciamo il nostro lavoro. Non pensiamo alle nostre indagini come a parte integrante del sistema giudiziario. Il nostro compito è esclusivamente quello di raccontare queste storie, non farne parte”, continua Tolontan, che aggiunge: “crediamo che dire la verità sia il nostro dovere, affinché il pubblico possa sapere. Quello che le autorità fanno con le nostre informazioni non ci riguarda”.

Giornalisti vs. tribunali
I quattro reporter investigativi si aiutano tra di loro, ma non collaborano mai con le autorità: “non rilasciamo mai dichiarazioni ufficiali, non offriamo prove e non riveliamo nemmeno un frammento delle nostre indagini. Tutto ciò che è noto, lo è anche al nostro pubblico, leggendo il nostro giornale. Pubblichiamo ogni minima informazione che sia rilevante; è il nostro unico dovere”, afferma invece il giornalista Marius Mărgărit, membro del team. I reporter continuano a indagare anche quando, ed è successo occasionalmente, le autorità chiedono loro di smettere: “all’inizio continuavano a chiederci di abbandonare alcune inchieste, dicendo che stavamo rendendo il loro lavoro più difficile”, spiega Tolontan. Il suo team, però, ignora categoricamente tutte queste richieste che, prima o poi, si fermano: “non ci interessano le loro indagini”, spiega il Direttore, “per noi conta ciò che vuole il pubblico: la verità”.

“Sportivi” che scrivono del sistema sanitario
Negli ultimi anni il team investigativo di Gazeta Sporturilor si è occupato anche di temi non strettamente sportivi: ad esempio, ha svelato i problemi del sistema sanitario romeno e si è occupato del Ministero del Turismo e quello della Gioventù, indagando accuse di corruzione e contratti fraudolenti nel sistema poitico. Cosa spinge il team a uscire dalla loro zona di comfort del giornalismo sportivo e avviarsi in altri settori? “Venire da un altro settore è un vantaggio per noi. Abbiamo una curiosità genuina, poniamo domande e riceviamo delle risposte. Inoltre, le persone tendono a non considerarci, pensando che non scriveremmo mai un articolo pertinente sui problemi pratici del sistema sanitario”, spiega Tolontan.

Uno dei progetti più recenti del team ha però avuto un esito tragico. Il Ceo di un’azienda su cui il team stava indagando si è tolto la vita dopo che si era scoperto, grazie a una delle inchieste, come la sua azienda avesse prodotto e fornito disinfettanti irregolari agli ospedali romeni. Interrogati su come si sentissero di fronte a avvenimenti del genere, i giornalisti hanno taciuto per un momento fissando il tavolo davanti a loro. Un reporter ha poi risposto: “le persone non si tolgono la vita a causa di ciò che riportano i media. Ci sono altre cose che le spingono a farlo. Pensiamo sempre al fatto che dobbiamo scegliere il bene comune: l’interesse pubblico. Quante persone sono morte in ospedali romeni, prendendosi infezioni impossibili da curare, perché le loro operazioni sono state condotte con strumenti non sterilizzati correttamente? Il nostro dovere è dire la verità”.

Gli occhi dei giornalisti, però, esprimevano la tensione tra dovere e gli inevitabili dubbi: “siamo sempre tormentati da dubbi quando pubblichiamo per la prima volta una storia. Non sono dubbi sulle informazioni in nostro possesso, verificate più e più volte, ma sono dovuti al fatto di rendersi conto del possibile impatto che avranno una volta che il giornale sarà uscito. Siamo consapevoli che potremmo sconvolgere la società un’altra volta. Questo non può non preoccupare”, spiega Mirela Neag, giornalista del team.

“Cercano di denigrarci e di usare l’autorità dello Stato per minacciarci”
Essere un giornalista investigativo in Romania non è facile, ma nemmeno pericoloso come lo illustrano i film di spionaggio americani, in cui i giornalisti a volte usano armi da fuoco per difendersi. Tuttavia, ci sono delle conseguenze da mettere in conto se si critica il sistema politico di Bucharest: “cercano di denigrarci e usano l’autorità dello Stato per minacciarci. Sono state condotte delle indagini su di noi da parte dell’Anaf (Agenzia Nazionale d’Amministrazione Fiscale, ndr), e siamo stati controllati dai servizi segreti. La cosa buffa è che più cercano di nascondere qualcosa e di intimorirci, più siamo motivati, scriviamo meglio e facciamo meglio il nostro lavoro, anche solo per dimostrare che non siamo intenzionati ad arrenderci. Di solito cercano di minacciare l’unica donna del nostro team, credendola l’anello debole” , spiega ancora Neag.

“La cosa positiva”, interviene a questo proposito Mirela Neag, l’unica donna del gruppo, “è che negli ultimi 10 anni abbiano smesso di cercare di comprare il nostro silenzio, con la corruzione. I tempi sono cambiati; fenomeni del genere non hanno alcuna possibilità di essere efficaci”, spiega a questo proposito Tolontan. Nel suo rapporto del 2015 l’Ong Freedom House ha descritto i media romeni come “parzialmente liberi”, dicendo che la libertà di stampa è protetta dalla costituzione, ma indebolita nella pratica da insicurezze finanziarie e da importanti interessi politici e commerciali. Il giornalismo investigativo del Paese, secondo Freedom House, sarebbe in crisi a causa soprattutto di pressioni commerciali.

“I media sono l’unica possibilità della democrazia”
In un contesto di stampa morente, in cui le influenze politiche e l’ascesa delle “fake news”, del clickbait e del giornalismo di bassa qualità stanno distruggendo la fiducia del pubblico, i giornalisti investigativi della Gazeta vedono la luce alla fine delle loro indagini: il team sente il sostegno del pubblico dietro a ogni riga che scrive e crede di star contribuendo a cambiare una società sempre più confusa, che cerca di trovare delle soluzioni a dei problemi persistenti. “Molte persone, quando sono esauste, si rivolgono ai media. Non hanno più fiducia nel sistema, ma si fidano dei giornalisti. I media sono l’unica possibilità della democrazia”, ha spiegato Tolontan.

Articolo tradotto dall’originale inglese da Georgia Ertz

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